Asp "Maria Cristina". Il Consiglio di amministrazione si dimette: è la fine di tutto?

"L’amarezza più grande è stata quella di non aver potuto garantire una continuità retributiva ai dipendenti, ai quali va la nostra piena e incondizionata solidarietà"

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Il Consiglio di Amministrazione, dopo aver profuso sforzi ed energie nel perseguimento delle finalità dell’A.S.P. “Maria Cristina di Savoia”, si vede costretto, anche a causa dei continui e immeritati attacchi, a rassegnare le proprie dimissioni. Il C.d.A. ha costantemente operato riconoscendo il valore storico-culturale, che ha da sempre rappresentato l’Ente per l’intera Città di Bitonto. Questa decisione, tanto meditata quanto sofferta, scaturisce da una dolorosa presa d’atto circa l’impossibilità dell’ente di perseguire i propri scopi. L’attuale condizione di crisi delle A.S.P. in generale affonda le proprie radici in alcune precise scelte di politica legislativa tese a collocare sul mercato le ex IPAB, chiamate a operare secondo criteri imprenditoriali, senza poter più contare su contribuzioni di carattere pubblico. Come è noto, il Legislatore ha provveduto al riordino delle I.P.A.B., prevedendo la loro trasformazione in aziende pubbliche di servizi alla persona o in persone giuridiche private, senza garantire alcun sostegno economico, a differenza di quel che avveniva in passato.

Con amarezza dobbiamo constatare che si sono susseguiti, in questi ultimi tempi, accadimenti che hanno oltremodo appesantito e allungato i tempi per il raggiungimento di alcuni obiettivi che l’Ente si era prefissato, come l’inaugurazione della comunità destinata a ospitare le gestanti e le madri con figli a carico in situazioni di disagio; struttura abusivamente occupata, sin dal mese di agosto 2017, da soggetti prontamente denunciati e la cui situazione è ampiamente nota agli organi preposti. L’Ente ha altresì subito le conseguenze pregiudizievoli delle varie contrapposizioni a livello politico locale e territoriale, tra le quali va segnalata la mancata erogazione del cospicuo contributo annuale da parte della Città Metropolitana di Bari. Spiace apprendere che anche la vicenda legata alla Chiesa della Madonna del Carmelo, facente parte del patrimonio dell’A.S.P., sia stata strumentalizzata unicamente per colpire il consiglio di amministrazione.

Giova al riguardo evidenziare come, a fronte di una delibera risalente al 15 giugno 2016, favorevole al trasferimento della Chiesa, è seguita una fase di stallo durata un anno, non imputabile al C.d.A., alla quale sono sopraggiunti fatti nuovi, consistiti nelle dimissioni del Presidente e di un componente del C.d.A., oltre ad un parere tecnico della Regione Puglia che ha ulteriormente complicato la definizione giuridica da assegnare al contratto. Ciò posto, il C.d.A., nel ribadire la disponibilità a garantire il pieno e libero utilizzo della Chiesa all’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, ha ritenuto in coscienza di non poter assumere una decisione tanto importante, quale la costituzione del diritto di superficie, per la durata di 99 anni, in una condizione di crisi conclamata e da parte di un consiglio di amministrazione dimissionario.

L’amarezza più grande è stata quella di non aver potuto garantire una continuità retributiva ai dipendenti, ai quali va la nostra piena e incondizionata solidarietà, consapevoli delle difficoltà che questa situazione ha generato.

A complicare ulteriormente la situazione sono intervenute le dimissioni del consulente contabile, figura essenziale nella gestione economico/finanziaria dell’Ente.

Conclusivamente, non possiamo non evidenziare come questa intensa esperienza umana e professionale abbia lasciato in tutti noi un segno importante. Auspichiamo che le Istituzioni possano effettuare scelte responsabili per il rilancio dell’Ente, nell’interesse soprattutto dei dipendenti, e a tutela del patrimonio storico-culturale che esso rappresenta per la intera comunità cittadina.