In tre anni l'Italia ha pagato 98 Milioni di Euro alla CEDU

Le sentenze di condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

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Qualche giorno fa, il 26 gennaio 2018, a Strasburgo, in Francia, presso la sede della CEDU (Corte Europea dei diritti dell’Uomo) si è svolta la cerimonia d’avvio (https://vodmanager.coe.int/cedh/webcast/cedh/2018-01-26-2/lang) delle attività giudiziarie del Tribunale per l’anno 2018.
Ogni anno, sono presentati sia ricorsi individuali che contenziosi collettivi, tesi ad accertare violazioni di diritti universali o di garanzie, commessi dagli Stati verso ogni persona fisica, organizzazione non governativa o privati che, per il risiedere in uno dei 47 Stati Europei aderenti alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, possono beneficiarne appunto della tutela giuridica, garantita da questo tribunale internazionale.
La Corte è stata istituita come organo giuridico, al fine di assicurare l’assolvimento degli impegni assunti dai contraenti firmatari della “Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali” (http://www.echr.coe.int/Documents/Convention_ITA.pdf) e dei relativi Protocolli.
A seguito dell’esaurimento dell’iter giurisdizionale interno, opportunamente avviato nello Stato, a cui si contesta la violazione di un diritto fondamentale, il passo successivo è la presentazione del ricorso presso la CEDU.
Questo organo può condannare lo Stato a pagare un indennizzo in denaro a favore della vittima, che ha subito la violazione di un diritto o di una garanzia, tutelati dalla Convenzione.
I reati commessi sono contravvenzioni ai diritti sanciti dagli articoli della Convenzione. A titolo di esempio, si annoverano in questa sede alcuni diritti ivi riconosciuti e tutelati: dal diritto alla vita, al diritto alla libertà e alla sicurezza, al diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione fino al diritto della libertà di espressione e ai diritti in carcere.
Dalla Relazione al Parlamento italiano (http://presidenza.governo.it/CONTENZIOSO/contenzioso_europeo/relazione_annuale/RELAZIONE_2016.pdf), per l’anno 2016, in merito all’”Esecuzione delle pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nei confronti dello Stato italiano”, presentata dalla Corte Europea allo Stato italiano il primo settembre 2017, come anche dalle relazioni degli anni precedenti, si evince che: nel 2014 lo Stato italiano ha pagato indennizzi per un totale di 5 Milioni di Euro; nel 2015 l’Italia ha sostenuto esborsi pari a 77 Milioni di Euro; nel 2016 invece ha risarcito le vittime lese nei diritti fondamentali dell’uomo, per un totale di 16 Milioni di Euro.
Il decremento di esborso dal 2015 al 2016, che registra una riduzione dai 77 Milioni di Euro ai 16 Milioni di Euro, ad esempio si giustifica, come argomentato dall’avvocato e professoressa di diritto internazionale Marina Castellaneta (#marinacastellaneta) durante un convegno del 21 novembre scorso (https://www.unifg.it/eventi/la-liberta-di-stampa-profili-di-diritto-internazionale-pubblico-e-privato) solo nei termini di una strategia  di contrattazione amichevole che lo Stato Italiano ha adottato con le vittime lese, per evitare le sentenze di condanna della Corte Europea, per alcuni ricorsi in realtà già depositati presso la CEDU, ma ritirati dai titolari delle istanze in virtù degli accordi amichevoli summenzionati. E’ il caso dei ricorrenti per il G8 e delle sentenze di condanna dell’Italia da parte della Corte Europea per reati di tortura, a carico dell’Italia, a decorrere da giugno scorso e da ottobre scorso. Ben 48 italiani avevano fatto ricorso alla CEDU per gli atti commessi dalle forze dell’Ordine a Bolzaneto nel 2001 durante il G8, dalla cui ferocia ne erano risultate vittime e ferite ben 300 persone, in realtà. La Corte Europea ha condannato tali azioni come torture e ha anche condannato lo Stato Italiano per inefficacia nello svolgimento delle indagini da parte degli inquirenti, oltre che per alcuni fatti di tortura avvenuti nel carcere di Asti nel 2004 ad opera di agenti della Polizia Penitenziaria (https://hudoc.echr.coe.int/eng-press#{"itemid":["003-5056783-6219425, documento .pdf, scaricabile cliccando su “here”, dopo aver acceduto alla pagina web, di cui all’indirizzo).
Quindi, nonostante la riduzione degli esborsi ai 16 Milioni di Euro per il 2016, l’Italia deve migliorare sia nel livello che nella qualità di adeguamento alle Norme Europee della “Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali” .
Le sentenze della Corte Europea e l’articolo 10 della Convenzione, afferente “la libertà di espressione”, hanno un rango sub-costituzionale, come stabilito dalla Corte Costituzionale Italiana, con le sentenze n. 348 e 349 del 2007 (https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2007&numero=348, https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2007&numero=349 ).
In altre parole, i giudici italiani dovrebbero interpretare le norme interne, tenendo conto della Convenzione Europea. E, quando ciò non è possibile, occorre sollevare la questione di costituzionalità appunto alla Corte Costituzionale che, in seconda battuta, deve dichiarare incostituzionale la legge interna condannata.
Inoltre, è opportuno specificare in questa sede che la Corte dichiara che tutta la sua attività giurisdizionale contempla le norme della Convenzione e tiene conto dell’evoluzione della società ovviamente.
Quindi, è fatto obbligo conoscere e applicare tutta la giurisprudenza relativa alla Convenzione e alla Corte, da parte degli operatori giuridici nazionali.
A titolo di promemoria per i lettori, si rammenta che da Strasburgo si attendono ancora le sentenze sul caso Berlusconi (appellatosi al tribunale internazionale per la sua incandidabilità elettorale per frode fiscale a cui è stato condannato dalla legge Severino n. 190/2012http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2012/11/13/012G0213/sg); sul caso Sallusti (per la previsione della misura carceraria per i giornalisti che compiono il reato di diffamazione); sul caso Ilva (per i reati all’ambiente e alla vita e alla salute di 182 cittadini) e sul caso Amanda Knox (per aver dichiarato di aver subito maltrattamenti durante gli interrogatori da parte degli inquirenti italiani).