Il Museo di Sophia

Conosciamo meglio una nuova rubrica, nostra compagna di viaggio

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Cari lettori, mi presento.
Mi chiamo......., ma voi chiamatemi pure Alethè, sono la curatrice del Museo di Sophia nonché la vostra guida del tour che stiamo per iniziare.
Venite più vicino, sì sì, avvicinatevi pure, mettetevi comodi, non restate lì all'ingresso, magari tutto questo bianco accecante delle pareti può disorientare, ma lasciatevi accogliere da questo luogo, se avrete voglia, percorrerete assieme a me le stanze di questo Museo ed io vi guiderò per mano, un passo alla volta, quadro dopo quadro, immagine dopo immagine in questo Museo che è il mio "luogo incantato", quello che mi piace definire come la casa della mia anima, il luogo dove la mia anima torna a respirare, a ossigenarsi di nuovo, depurandosi da tutto lo smog della vita.
Ora siete soltanto all'ingresso di questo Museo e non sapete ancora se fidarvi di me e proseguire il percorso o fermarvi e andar via, ma per fidarvi vi serve un appiglio in cui credere, allora proverò a dirvi che Alethè è una persona molto curiosa, che ha sempre vissuto chiedendosi il perché di tutto, quasi al di là delle risposte che la vita le dava, lei cercava il SENSO di tutto quello che viveva.

Un bel giorno, Alethè, con suo grande stupore, ha vissuto un'esperienza unica e meravigliosa, è entrata in un Museo, prima timorosa, proprio come voi, poi, facendosi guidare proprio dalla curiosità che è sempre stata il suo faro, rapita dai colori e dalle immagini dipinte, si è "presa del tempo", si è fermata di fronte ad un Monet e lo ha interrogato.

Sì sì, proprio così, perché è quello che Alethè sa fare meglio, fare domande, ed ha chiesto: cosa vedo?

Direte voi: perché dovremmo fidarci di un folle che si chiede cosa vede di fronte ad una immagine quasi sempre chiara ed evidente?

Bene, se vi state chiedendo questo, siamo già sulla buona strada.
Chiedersi cosa si vede, al di là dell'immagine, significa provare ad andare "oltre" quello che gli occhi vedono, perché, che ci crediate o no, quando si sta di fronte ad un quadro e si fa silenzio, è l'anima che dialoga con se stessa, è l'anima che cerca risposte ed è sempre l'anima che, tormentata da un'emozione a cui non sa dare Senso, trova pace solo quando si accorge che quell'emozione finalmente prende forma, colore e consistenza.

Ed è esattamente quello che quel giorno Alethè ha vissuto.

L'emozione che provava e che non le dava pace, che non aveva ancora un nome, prese vita nel quadro che stava guardando.

Ed ecco la pace.

L’anima tornò a respirare, ritrovò nuova linfa e vigore, sentì di aver un appoggio sicuro ed un caloroso conforto nell'immagine del dipinto perché riflesso di se stessa.
Questa che vi ho raccontato è l'esperienza vissuta da Alethè quel giorno e ogni volta che entra in un museo e si fa rapire dalle immagini dipinte, perché ogni immagine, dà forma e colore alle variegate emozioni della sua anima inquieta, donandole la quiete perduta.

Immaginate il fresco riposo all'ombra di un grande e ombroso acero di un pellegrino, che tanta strada ha fatto sotto un sole cocente.
Ecco, accade questo all'anima inquieta, che, come un pellegrino, tanto cammino deve percorrere tra sentieri assolati di domande che restano senza risposte e mari in burrasca di emozioni confuse e incerte, che, come onde anomale, prendono il sopravvento, prima di giungere al meritato riposo all'ombra fresca e rassicurante del suo dipinto, di quell'immagine che, tanto fedelmente, risponde al suo domandare Senso, dando ordine e nome alle emozioni.
Se anche solo per un istante avete desiderato vivere lo stesso viaggio che Alethè vive ogni volta che guarda un dipinto, allora non dovete fare altro che seguirmi, vi mostrerò, stanza dopo stanza, i quadri della mia anima, tutti esposti qui nel Museo di Sophia, conoscerete il dolce incanto del verde acqua di Monet, la velata attesa del nero di Manet, la crudele luce del giallo di Van Gogh, il chiassoso silenzio del bianco di Hopper, e, attraverso i loro colori e le opere, saranno aperte le porte ad alcuni accessi privati e ben custoditi, la mia anima e tutti i suoi colori svelandomi poco per volta.
Sarò una guida sui generis in questo viaggio che ci accingiamo a fare, non sono una esperta d'arte, sia ben chiaro, provate ad immaginarmi come una piccola "filosofa" amante dell'arte, che crede che guardando i quadri con uno sguardo "curioso" si possa conoscere se stessi.

Ecco, dunque, spiegato il nome di questo Museo - vi trovate nel Museo di Sophia – anch’esso unico nel suo genere, lo si può visitare solo con uno sguardo curioso, lo sguardo curioso della Philosophia, da cui Sophia - nome del museo - uno sguardo che va oltre quello che, vede chiedendone il senso.
Vorrei guidarvi in questa avventura perché credo possa aiutarvi a risvegliare proprio quello sguardo curioso che troppo spesso la vita appanna.
Tenete sveglia la vostra curiosità su tutto in questo percorso, vi servirà a "guardare oltre" le opere che vi presenterò, delle quali vi racconterò umilmente le emozioni che mi hanno trasmesso, a "guardare oltre" voi stessi e quello che credete di essere, ed infine a "guardare oltre" il mio nome, Alethè, che gioca col termine greco “Verità” (Aletheia) che si dice già essere beffarda, poiché la verità si mostra all'uomo nascondendosi, proprio come Alethè si mostrerà attraverso i quadri esposti in questo museo velando la propria identità.
Un vero esercizio ad "andare oltre".
Allora, siete pronti a seguirmi?

Passiamo alla prima stanza?

Quella ovale e bianca dove vedremo il primo quadro?

Non dovete fare altro che seguire la vostra guida Alethè e le sue scarpette rosse…