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Emozioni e razionalità: il connubio del Gioco

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Ci capita spesso di udire, per strada o in famiglia, commenti negativi volti a sminuire l’attività ludica: “Potresti destinare gran parte del tuo tempo in qualcosa di più utile invece di perderlo giocando!”. Oggi vorrei invitarvi ad astrarre l’immagine del Gioco dal comune pregiudizio per guardarlo da una prospettiva diversa: oltre ad essere un’attività di svago, potremmo pensare al gioco come ad un vero e proprio fenomeno culturale. 
Prestando attenzione al comportamento degli animali, notiamo che già all’interno del loro mondo il “giocare” oltrepassa i limiti della pura attività biologica: nonostante costi loro molte energie e il pericolo di essere più vulnerabili all’attacco di un predatore, essi impiegano parte del loro tempo in piacevolezze. Studi hanno dimostrato che l’attività ludica per gli animali è fondamentale affinché possano “affinare” le loro capacità di caccia, di preparazione dello spazio vitale, di cooperazione, oltre ad incidere positivamente sulla loro continua evoluzione. 
Si può benissimo capire come anche per l’uomo, il gioco svolga un ruolo principale, soprattutto se coinvolto all’interno di una società industriale e tecnologica come quella odierna. Un grande pensatore, esperto di scienze politiche e di sociologia, Herbert Marcuse, opponeva il gioco al lavoro, trasformandolo in un fenomeno indispensabile affinché l’equilibrio psico-fisico nell’uomo non venga destabilizzato: l’attività ludica lo rende libero dalle catene dello stress, dagli obblighi e dai compiti che la condizione lavorativa gli pone. 
Con il gioco la nostra mente sviluppa creatività e inventiva, modifica la realtà circostante con eventi competitivi e stimolanti, capaci di unire soggetti di diverse etnie, culture e costumi. Romantici come Friedrich Schiller inneggiano alla libertà e alla pura bellezza intrinseca nell’attività ricreativa, di per se stessa irrinunciabile: il gioco è il perfetto connubio di emozioni e razionalità in grado di rendere l’uomo completo. 
Nel momento in cui degli individui decidono di prendere parte ad un’attività ludica, la circostanza creatasi si carica di un’aura sacrale: ci si trova dislocati dal mondo e dai propri pensieri; il giocatore si immerge in questo universo piacevole, si compenetra con esso. Il coinvolgimento che ne deriva potrebbe rivelarsi davvero trascinante: il singolo è contemporaneamente protagonista dell’evento e oggetto, pedina del gioco, completamente asservito ad esso. 
Egli nega la propria personalità per entrare nel personaggio, dimenticando man mano sé stesso. 
Più il gioco si fa serio più il giocatore pone in essere l’essenza stessa del giocare: tirar fuori il vero carattere del protagonista. 
Poichè stiamo parlando di un fenomeno culturale che smuove la nostra fantasia e le relazioni con gli altri, in armonia con noi stessi, ciò che si produce è pieno movimento: una danza di intuizioni, di emozioni e movenze, conferita da un senso mediale: l’essere libero. 
Ponendosi all’interno di un sistema gradevole e soddisfacente come quello ludico, il giocatore si scrolla di dosso tutte le responsabilità che la vita quotidiana gli affibbia. 
Essere alla completa mercé dell’esistenza spaventa l’uomo che si affida alla leggerezza del gioco, nel quale è cosciente di dover compiere delle scelte, di prendere delle decisioni ma allo stesso tempo di avere infinite possibilità di errare: la ciclicità del gioco amplia così le capacità di ogni essere umano, favorisce la produzione di cultura grazie alle mille esperienze acquisibili, produce sensazioni di benessere e soprattutto avvicina l’uomo alla natura, mostrandolo, in questa circostanza, come il suo figlio prediletto.
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