CALCIO - Nella gara più importante, il Bitonto non c'è. E l'Altamura, senza far nulla, ringrazia e sogna ancora la D

Davanti a un "Città degli Ulivi" pieno come un uovo, i neroverdi perdono 0-1 la finale playoff e dicono addio ai sogni di gloria. Adesso come si riparte?

Le sconfitte, soprattutto nel mondo del calcio, fanno sempre male.

Ma il ko di ieri del Bitonto, nella finalissima playoff regionale contro il Team Altamura, ha davvero un sapore amaro. Molto più di un 6-1 subito a Cerignola poco più di un mese più.

Perché? Non solo per l’occasione sfumata di poter salire in serie D (certo, ci sarebbe stata ancora da disputare la fase nazionale).

Ma per come è maturato questo insuccesso, il terzo stagionale contro l’Altamura, che continua a essere un muro invalicabile per i neroverdi da due stagioni.

Nella gara che valeva una stagione, infatti, e in cui i numeri fatti in Campionato contano praticamente zero, Zotti e compagni non sono scesi in campo.

Si sono dimostrati lontani parenti di quelli ammirati da settembre ad aprile.

Sono apparsi spenti, abulici, più appagati mentalmente che fisicamente dinanzi a un avversario, la fortissima corazzata murgiana, che ha fatto zero per meritarsi il successo.

Troppi giocatori fuori dal gioco e spaesati, soprattutto a centrocampo e in attacco. Poche, pochissime occasioni create davanti a Petruzzelli e alla granitica difesa di ferro biancorossa, ancora più rocciosa con i centrali Montrone e Di Benedetto. Poca cosa anche la manovra di gioco, troppo spesso lenta, prevedibile, e non sviluppata sulle fasce, che si sono rianimate con l’ingresso di Modesto nel secondo tempo.

Certo, si dirà che il goal vittoria altamurano è stato un errore grossolano di Longo sulla punizione da circa 40 metri di Di Benedetto (in realtà era un cross sbagliato e non un tiro in porta), ma quando si perde, lo si fa tutti insieme senza mettere nessuno sul rogo. Neanche se chi sbaglia la commette davvero grossa.

Ma nulla, neanche questa partita, cancella quanto di buono fatto nella stagione. Esaltanti, divertenti, e che hanno fatto riaccendere la passione in città per il nero e il verde, assopiti dopo le ultime deludenti stagioni.

Si ripartiva dalle macerie, guai a dimenticarlo. Ma ora ci si domanda: si riprenderà dai cumuli di cenere o da quanto di buono si è cercato di seminare in questi mesi?  

La partita. Per la finalissima, Pasquale De Candia deve rinunciare a Campanella per infortunio, recupera De Santis per la panchina e preferisce Terrone ad Albrizio.

L’inizio del Bitonto fa ben sperare, perché la vice capolista è subito offensiva e fa capire i suoi argomenti all’avversario.

Dopo il 15’, però, la gara prende un’altra inerzia: i neroverdi arretrano il baricentro e si limitano ad aspettare le avanzate avversarie. I ragazzi di mister Luigi Panarelli, invece, guadagnano metri, alzano il baricentro, fanno la partita, si fanno valere a centrocampo, e bloccano Turitto, Bonasia e Zotti, le fonti di gioco dei leoncelli nostrani.

Ma anche loro, a parte qualche sussulto di Fernandez, non arrivano mai dalle parti di Longo.

Anzi è il Bitonto a sfiorare il vantaggio con Terrone che, sfuggito alla trappola del fuorigioco, si presenta davanti all’estremo difensore ospite avversario, ma sulla sua conclusione è monumentale la gamba di Di Benedetto. Poi la palla arriva a Manzari, che a porta quasi sguarnita, calcia alto.

In un primo tempo in cui si è giocato più a calci che a calcio (alla fine della contesa saranno ben nove gli ammoniti) e destinato allo 0-0 più assoluto, al 47’ arriva l’episodio che cambia il match. È quello già citato: punizione innocua di Di Benedetto ed ecco che arriva il più classico dei gollonzi.

Nella ripresa, ci si aspetta un Bitonto a testa bassa e all’arrembaggio per trovare quel goal (anche il pareggio avrebbe fatto al caso dei neroverdi) che, invece, non arriverà mai.

In effetti, i padroni di casa ci mettono cuore e impegno, e spingono molto soprattutto sulla fascia di Modesto, la destra, mentre Turitto continua ad avere le pile scariche.

L’Altamura, però, è squadra assai esperta e mette una Linea Maginot davanti a Petruzzelli imperforabile per Manzari, Zotti, Terrone, e anche per il subentrato Albrizio. E si recrimina pure per qualche episodio dubbio in area murgiana (forse c’era un rigorino su Terrone?).

Ma ormai la partita era segnata, e a continuare il sogno serie D sarà l’Altamura, che in tre partite contro i neroverdi hanno segnato sei reti senza subirne nessuna. Solo un caso?

Le pagelle. Longo 4; Camasta 6, Cantatore 6 (Roselli sv), Elia 6; Turitto 5,5; Lorusso 5, Capriati 6,5; Bonasia 5,5 (Modesto 6); Zotti 5, Manzari 5,5, Terrone 5,5 (Albrizio sv).

De Candia via? Il primo che potrebbe cambiare aria forse è proprio chi era seduto in panchina, mister Pasquale De Candia. Raggiunto a fine partita dai microfoni di Telesveva, il tecnico molfettese ha dichiarato praticamente conclusa la sua brillante esperienza in neroverde.