La Cattedrale (sec. V, X-XI)

Assolutamente da non perdere è la visita guidata.

 

La Cattedrale di Bitonto rappresenta la più completa ed evoluta espressione del romanico pugliese. I ritrovamenti nel 1991 di strutture paleocristiane e proto romaniche nella zona sotto- pavimentale, testimoniano un’eccezionale continuità di culto a partire dal V secolo.

 

Alla prima età risalgono i resti di una pavimentazione a mosaico con una grande vasca votiva con decorazione foliata, alla quale si accostano pavoni del tutto simili a quelli della basilica di S. Leucio, fuori le mura della città vecchia.

 

Del periodo protoromanico, databile tra il X e l’XI sec., rimane un alzato murario che si dis- tribuisce lungo l’intero spazio della chiesa attuale. Significativa testimonianza del bizantino è il grande pavimento a mosaico raffigurante il Grifone, animale a metà strada tra l’aquila (il cielo) e il leone (la terra), che nella simbologia medioevale rappresenta Cristo creatore del mondo. Le zampe foliate dell’animale e il decoro di tralci simboleggiano una sorta di connubio tra mondo animale e vegetale.

 

La sovra edificazione romanica della chiesa fu voluta dal dominatore nor- manno Roberto degli Altavilla e fu probabilmente dedicata a S. Valentino. Il rifacimento della struttura urbana e l’espansione della città, soprattutto dopo la caduta di Bari nel 1156, portò, infatti, alla costru- zione di una nuova chiesa soprelevata di tre metri rispetto alla precedente pavimenta- zione.

La facciata richiama la struttura interna a tre navate e termina a cuspide con spioventi arricchiti da archetti pensili. In alto al centro, si apre uno splendido roso- ne - il più antico in Puglia - dominato da una sfinge e sostenuto da due leoni poggianti su colonnine. Al di sotto e sempre al centro, illu- minano la navata centrale due finestre bifore, congiunte nel sovra arco da altrettante splen- dide decorazioni di influenza arabo siciliana del XII sec. Nella parte mediana, infine, il portale centrale unisce nel suo stile cultura orientale, occidentale e locale. Due leoni, come cariatidi, sostengono ciascuno una colonna con capitelli finemente decorati, sui quali due grifi con le loro prede, si uniscono mediante un arco foliato. Sulla trave dell’arco più interno sono raffigurate l’Annunciazione, la Vestizione di S. Elisabetta da Maria Vergine, l’Epifania e la Presentazione al Tempio. Nella lunetta centrale Cristo risor- to conduce i patriarchi dal Limbo in Paradiso. Il portale è sormontato, invece, da un imponen- te Pellicano con ali spiegate. In corrispondenza delle navate laterali, la facciata presenta due por- tali minori, sovrastati da due piccole finestre bifore, che richiamano nelle proporzioni quelle centrali.

La fiancata meridionale è divisa in tre ordini. Il primo, in basso sulla sinistra, è costituito da un porticato, sulle cui imposte è possibile notare in rilievo i simboli degli Evangelisti; in corri- spondenza di cinque dei sei archi si affacciano strette finestre ad ogiva, mentre sull’ultimo si apre la cosiddetta Porta della Scomunica, del periodo Federiciano.

Salendo con lo sguardo, è possibile ammirare un raffinato loggiato, suddiviso in gruppi di sei piccoli archi colonnari di gusto Arabo-Normanno, in cui i capitelli alternano figure animali e vegetali.

Il terzo ordine, corrispondente al muro della navata centrale, è costituito da quattro finestrel- le e una corona a scacchi e dentelli, poggiante su una sequenza di archetti pensili.

L’ultima parte della fiancata presenta, in basso, tre coppie di arcate cieche con punti luce, posti a livello stradale per illuminare la cripta; in alto, quattro finestre a doppio arco con sovra cornice annunciano nella simmetria uno splendido rosone, simile a quello della facciata principale.

Nella fiancata orientale, che costituisce un corpo architettonico a sé, si ripete la struttura delle arcate cieche nelle quali si inscrivono le due minori. Tutta la facciata superiore è scandita dal finestrone, che ripete i motivi del portale. Unico in Puglia, in alto si può apprezzare il grande arco Moresco con motivi arabo-siculi.

L’interno, a croce latina, si distribuisce in tre navate, divise da colonne alternate a pilastri e semicolonne addossate al muro perimetrale. Alzando lo sguardo all’ambiente centrale e al transetto, è possibile ammirare l’effetto policro- matico creato dalle trabeazioni a capriata; le navate laterali sono inve- ce, coperte da vele settecentesche. Ai lati del portale sono riposti i sepolcri di alcuni vescovi di Bitonto tra cui Musso, Carafa e Cedronio. Sul fondale della navata maggiore e sulla testata del trans- etto sono collocati due altari sopraelevati, con intarsi attribui- bili alla scuola napoletana.

Nel secondo arco a destra domina la scena il fonte battesi- male, sicuramente opera di Nicolaus. All’altezza della quarta colonna a destra si può invece ammirare il pulpito, straordinaria opera settecentesca dell’arch. Anaclerio, che nella rifinitura ricor- da i pregiati tessuti e tappeti orienta- li e riutilizza le colonnine del vecchio ambone.

Quest’ultimo, sul secondo pilastro a destra, dopo essere stato spostato dalla primitiva posizione nel 1651, pog- gia invece su colonnine settecentesche. Di notevole pregio sono gli intarsi; al cen- tro un aquila possente sostiene il leggio, poggiando i suoi artigli sulla figura umana che la sostiene. Sui paraspiligoli, a completare la rappresentazione dei quattro Evangelisti, sono invece posizionati il leone e il bove.

La scala è composta da pannelli raffiguranti l’albero del Bene e del Male e da una lastra, in cui sono scolpite le sagome della famiglia Sveva. In rilievo, in basso sulla destra, una Fenice, simboleggia l’immortalità. L’attribuzione dell’opera va con ogni probabilità riconosciuta a Nicolaus (1229), autore anche del campanile della Cattedrale di Trani, del Pulpito di Bisceglie e del Portale del Castello Svevo di Bari.

Da due scalinate si accede al bosco sacro della Cripta: trenta colonne, disposte in nove navate con volte a crociera, provenienti con buona probabilità da quello che un tempo era il tempio di Minerva. Quasi tutte diverse tra loro, alcune non dispongono, perché più alte, nemmeno del basamento. I capitelli sono, invece a base rovesciata e alternano varie deco- razioni animali e vegetali. La parete ovest conser- va resti di affreschi bizantini, che raccontano il Ciclo dell’Infanzia e le raffigurazioni, tra gli altri, dei Santi Clemente Papa, Giovanni Battista e Caterina d’Alessandria. Sulle pareti nord - sud occidentale, sono posizionate le lastre tombali, rispettivamente dei vescovi Massarenghi e Pallanterio. Nella chiesa sono pure conservati i resti di altri vescovi e del musicista bitontino Tommaso Traetta.

Dalla porta settentrionale della Cattedrale si accede in un cortile quadrangolare, ove è possi- bile ammirare un pozzo seicentesco e un lapidario romanico. Di qui un portale, attribuito a Nuzio Barba, apre l’accesso al Vescovado, in cui sono conservate, tra le altre, opere di Marco Pino da Siena, Andrea Bordone Giovanni Calducci e Carlo Rosa.

Nelle antiche viuzze è possibile, inoltre, ammirare: le chiese di S. Silvesrto, S. Domenico, S. Pierto in Vinculis, il Monastero delle Vergini, S. Andrea, Santa Caterina d’Alessandria, San Leucio Vecchio, loggia Carafa, palazzo Franco-Spinelli, palazzo Bove, palazzo Vulpano-Sylos.