Bitontini assaliti dai banditi sulla via per Turi. Salvi, si gridò al miracolo di Sant'Oronzo

Lo studioso Stefano De Carolis: "Per devozione, nel XVI secolo, i cittadini di Bitonto fecero erigere sull'apertura della grotta una piccola cappella"

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Sant’Oronzo Vescovo e protomartire di Lecce è stato il primo evangelizzatore della Puglia, martirizzato, proprio nella città salentina, nel 68 D.C.

A Turi da molti secoli esiste una grotta naturale – che vi mostriamo in foto – dove, la leggenda popolare dice che al suo interno, per sfuggire alle persecuzioni, sia vissuto il Santo martire e Vescovo leccese.

Ma cosa c’entrerà mai, vi chiederete con la nostra città? Beh, a fare la preziosa scoperta che stiamo per raccontarvi è stato Stefano De Carolis, sottufficiale nell’Arma dei Carabinieri, ricercatore storico, cultore di storia patria e giornalista.

«Nel passato, tra i più fervidi credenti e devoti a Sant’Oronzo c’erano i bitontini – ha raccontato De Carolis in un’intervista rilasciata al nostro giornale -. In un’antica leggenda si racconta che in uno dei loro frequenti pellegrinaggi verso la grotta di Turi, vennero assaliti da alcuni banditi armati di archibugi e nascosti nella boscaglia lungo la strada».

«Ma nell’imboscata, d’improvviso, le loro armi si incepparono e si resero inutilizzabili – continua -. I devoti bitontini gridarono al miracolo di Sant’Oronzo. Questo fece accrescere la loro fede nel Santo: si narra, infatti, che nel XVI secolo, i cittadini di Bitonto - a devozione -, fecero erigere sull’apertura della grotta una piccola cappella».  

E aggiunge: «Fino a qualche decennio fa, all’interno della chiesa di Sant’Oronzo di Turi erano esposti numerosi ex voto tra cui archibugi, fucili, dipinti, berretti militari e vari oggetti d’argento e metallo»,

«All’interno della grotta, tra l’altro, c’è uno straordinario tappeto di maioliche laertine: un patrimonio tutto da salvaguardare e magari, chissà, un bel gemellaggio con la città di Bitonto da poter proporre», conclude lo studioso.