Casa alloggio "Raggio di Sole" per malati di Aids, vent'anni di speranza e solidarietà

La ideò Monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all'Ionio: "Sempre grati al Signore Gesù che si è fatto riconoscere come malato e ha guidato i nostri passi"

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Fu proprio a fine luglio del 1999 che fu inaugurata a Bitonto la Casa AlloggioRaggio di Sole”. Una idea brillante della comunità del Santuario dei Santi Medici e dell’allora parroco rettore don Francesco Savino, ora Vescovo di Cassano all’Jonio. L’abbiamo intervistato per passare in rassegna non solo memorie, ma anche le sfide future volte al bene.

Come nacque l’idea della Casa Raggio di Sole? «Ritornare con la memoria ai giorni che videro l’idea e la realizzazione della casa alloggio Raggio di Sole per malati di aids è per me fonte di gioia perché, insieme ai miei collaboratori e a tutta la comunità del Santuario, ho visto un miracolo quotidiano dei Santi Medici il cui esempio ha suggerito l’accoglienza e la cura dei malati nel corpo e dello spirito. Avevamo già completato una parte della struttura ubicata dietro il campanile della basilica per farne una casa di accoglienza, ma questa non era adeguata per i malati di aids che l’uso di eroina e cocaina lasciava ai margini anche delle comunità terapeutiche per tossicodipendenti. Cosa fare di Ciro che vagava respinto dai familiari, dagli ospedali ed anche dalla comunità dove si era da lungo tempo disintossicato e aveva cominciato un percorso di integrazione? Il giovane era di casa presso la comunità, ma aveva bisogno di prossimità e cura specifica e non era il solo. Della malattia di immunodeficienza acquisita si era avviata la divulgazione delle nozioni scientifiche e si registravano moltissimi casi di contagio attraverso trasfusioni di sangue non controllato, oppure contatti sessuali non protetti. Voglio ripetere che saremo sempre grati al Signore Gesù che si è fatto riconoscere come malato e ha guidato i nostri passi verso Raggio di Sole».

Quanto ha inciso sulla comunità bitontina? Ritiene che il contesto fosse maturo per un’opera del genere? Ed oggi lo è? «Di certo posso dire che, grazie alla consapevolezza maturata da parte dei volontari tanto numerosi e dei parrocchiani in genere, la comunità bitontina ha accolto favorevolmente ogni incontro di informazione e formazione messo in atto. Il Prof. Aiuti, recentemente scomparso, insieme ad alcuni medici, concorse in maniera esemplare a far acquisire la conoscenza certa sulla condizione dei malati di immunodeficienza acquisita. Sappiamo bene infatti che occorre prestare attenzione e ricorrere a presidi igienici per evitare il contagio delle malattie infettive, come ad esempio, l’epatite. Oggi, a quanto si legge sulla stampa scientifica, i malati di aids presentano delle condizioni diverse rispetto a vent’anni fa: si è allungata di molto l’aspettativa di vita grazie ai farmaci che sono a disposizione. Sono aumentati i malati di aids   a causa di una mancata opera di informazione adeguata sulle corrette misure di precauzione. Si va diffondendo una generale quanto errata demonizzazione di ogni possibile artefice di attentati all’incolumità personale e sociale per coprire l’ignoranza e la superficialità che sono sempre in agguato quando viene trascurata un’adeguata opera di educazione sanitaria».

Lei ha creato una autentica rete di solidarietà dando vita ad altre dimore destinate alla cura del corpo e dell’anima. Come si può continuare questa opera luminosa? «Quanto abbiamo condiviso lì a Bitonto, come quanto condivido a Cassano all’Jonio in Calabria, è da attribuire unicamente alla fedeltà al Vangelo: è il Signore che non ci lascia soli e che soccorre ogni povero che si fa incontrare. Siamo tutti bisognosi di Lui e possiamo tutti incontrarlo nella Parola delle Scritture, nella preghiera, nella penitenza e nella contemplazione».

Donare un oggi dignitoso a chi sa non avere quasi un domani è una grande sfida? «“La fiumana del progresso” diceva Giovanni Verga, inghiotte i soggetti più deboli: lo scrittore siciliano era convinto che nessuno riesce a salvarsi dalla distruzione insita in ogni tentativo di migliorare la propria condizione di vita. Egli affermava che tutti erano dei “vinti”. Dunque ogni sfida connaturata con il dominio della scienza tecnologica dei nostri tempi è destinata ad essere nullificata. Allora, oggi siamo chiamati, nel Nome di Cristo Risorto, a proseguire la Sua opera di salvezza, che è salute del corpo e dello spirito, dell’uomo integrale, in una forma di attività contemplativa la cui cifra distintiva è la Cultura della Carità. Insistiamo troppo sulle sfide sociali, come se il Vangelo possa ridursi ad un mero programma politico, ed invece abbiamo bisogno di abbandonarci fiduciosi all’opera dello Spirito Santo che saprà disegnare nuovi scenari di Speranza».

Perché il bene fa scandalo e rende scomodi? «Gesù scandalizza sempre, nel senso che è “pietra d’inciampo”, e questo succedeva e continua a succedere perché davanti alla Verità che prorompe si scatenano reazioni violente con il tentativo di sfiancare quanti operano in nome di Dio e si muovono come discepoli di Cristo senza il ricorso alla violenza per controbilanciarne gli attacchi. Vogliamo definire questa condizione dei discepoli di Gesù, i cristiani, come condizione di scomodità? Facciamolo pure, senza dimenticare però che ci sono state reazioni alla diffusione del Vangelo molto cruente e che ci sono paesi dove è ben visibile il martirio dei cristiani».