Disabilità e sessualità. La rete Road discute su come superare i tabù

Monsignor Francesco Savino: "Il 30% dei clienti delle prostitute è composto da disabili"

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Il benessere e la qualità della vita di ognuno di noi passano anche dalla sfera della sessualità e dal rapporto con il nostro corpo. Problemi in questo campo del vivere umano possono influire negativamente e generare infelicità. Questo vale per tutti. Anche per le persone con disabilità.

Quale è il rapporto, dunque, tra sessualità e disabilità?

Se ne è parlato ieri in “Oltre i tabù”, un evento per sensibilizzare la comunità sulla tematica del benessere inclusivo a favore delle persone con disabilità e per riflettere e discutere sul tema da differenti prospettive, sulle barriere che ancora ostacolano il rispetto dei bisogni e del diritto al benessere sessuale dei disabili, particolarmente se in condizione di isolamento. Un incontro organizzato dalla Rete delle Organizzazioni Area Disabilità (Road) anche per sottolineare il vuoto normativo sulla materia, come denunciano i referenti Angelo Caldarola e Marilena Ciocia.

«È un tema su cui si fa fatica a parlare. Tendiamo a parlare di sessualità solo in funzione della genitorialità e non in chiave sociosanitaria, non in funzione della dimensione legata all’emotività, all’affettività. Quando intendiamo la sessualità solo come genitorialità non diamo piena contezza dell’importanza di questo aspetto del vivere umano. C’è bisogno di un diritto alla sessualità ma, prima di tutto, di un diritto all’autonomia» argomenta il professor Giuseppe Elia, del Dipartimento di Scienze della formazione, psicologia, comunicazione dell’Università degli Studi di Bari. Secondo il docente, importante sin dall’infanzia dell’individuo è un’educazione sessuale che deve partire dalla famiglia e dalla scuola, un’azione educativa, sociale e culturale: «In questo campo abbiamo fatto passi da gigante. Le famiglie fanno sempre più rete tra loro. Ma soffriamo ancora di un ritardo, soprattutto se si discute di sessualità con riferimento alla disabilità. Ad incrementare questo ritardo è la falsa interpretazione del disabile come asessuale. Ovviamente le persone disabili soffrono per le limitazioni, anche in una sfera importante come quella sessuale, importante per la qualità della vita. Quest’ultima è spesso condizionata dal modo in cui la famiglia accetta o rifiuta la sessualità del figlio. Spesso le famiglie scelgono di non rispondere alle domande dei figli. Ma così facendo i bambini si rivolgono altrove per cercare risposte. Si rivolgono al web. E chi controlla?».

La mancanza di coraggio nell’affrontare il discorso è sottolineata anche da Monsignor Francesco Savino, che sottolinea come il 30% dei clienti delle prostitute è costituito da disabili: «Più ignoriamo il problema, più continuiamo a non parlarne, più li costringiamo a rivolgersi a prostitute. Dobbiamo cambiare il modo di vedere la realtà. Basta con i pietismi. C’è bisogno di superare i tabù e la cultura del silenzio».

Centrale, nel discutere sull’argomento, è il tema dell’accessibilità. Lo evidenzia Vincenzo Gesualdo psicologo e sessuologo, che ribadisce l’importanza dell’educazione sessuale sin dalla tenera età, per garantire in questo campo il fattore umano e non lasciare tutto all’azione delle nuove tecnologie.

Sul tema dell’accessibilità si concentra anche Max Ulivieri, collegato con l’aula in diretta Skype. Ulivieri è il responsabile del comitato "LoveGiver" per l'assistenza sessuale in Italia. Ha proposto l’introduzione della figura dell’assistente sessuale, una figura che, come si legge sul sito, è «un operatore professionale (uomo o donna) con orientamento bisessuale, eterosessuale o omosessuale che deve avere delle caratteristiche psicofisiche e sessuali “sane”. Attraverso la sua professionalità supporta le persone diversamenteabili a sperimentare l’erotismo e la sessualità».

«L’educazione sessuale è importante, ma prima bisogna parlare di accessibilità. Se non si propongono altre strade per affrontare il problema, è normale che poi i genitori siano costretti a provvedere da solo o a portare il figlio da prostitute. Ci si adegua con i mezzi che si hanno a disposizione» continua Ulivieri che pone l’accento anche sulla libertà di scelta relativa alla figura dell’assistente sessuale: «Ad alcuni può non piacere, ma non per questo possono decidere per tutti».