Festa patronale a Mariotto, don Emanuele Spano: "Momento fondamentale per veicolare valori cristiani identitari"

Il parroco della chiesa di Maria SS. Addolorata analizza un appuntamento tradizionale e sempre nuovo

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Si svolgeranno a Mariotto, nei giorni dal 13 al 16 Settembre, i festeggiamenti in onore di Maria SS. Addolorata. A margine degli eventi religiosi e civili in programma, don Emanuele Spano, parroco a Mariotto, ha riflettuto sul significato odierno della festa patronale.

Qual è il senso moderno della festa patronale, nel suo rapporto con la gente?

“La festa è un modo per trasmettere i valori, tramandati dai nostri padri, alle nuove generazioni. Papa Francesco parla di scarsa memoria del mondo d’oggi. In effetti, c’è una separazione tra vecchie generazioni e i nuovi genitori di oggi, che su certi, tradizionali valori sembra non scommettano più. La festa patronale non è solo festa religiosa in senso stretto ma festa sociale identitaria: i giovani paiono senza radici, continuamente bombardati da tanti messaggi anonimi, che non creano identità. La festa patronale è, in fondo, una festa di famiglia, in cui capita che il nonno invita in casa tutta la famiglia, in un bell’incontro di generazioni. Dunque, la festa patronale è il luogo ideale in cui poter riconoscere i valori fondativi e condivisi, che sono la carta d’identità di una società”.

Il messaggio di Cristo, come può oggi cementare l’identità popolare?

“Ancora oggi il Vangelo può essere annunciato, e ci si può servire anche della c.d. festa patronale per riscoprirlo nelle proprie case; quando una famiglia si riunisce nel nome di Maria, quello è già vivere il Vangelo, perché il Vangelo va vissuto, oltre che predicato, e diventa credibile se noi adulti sappiamo diffonderlo alle nuove generazioni”.

Ai più scettici, cosa può offrire la Chiesa?

“Oggi non sappiamo più chi siamo, per questo riscoprire la radice cristiana, aiuta a scoprire anche quella laica. L’identità culturale credo non possa prescindere dalla matrice giudaico-cristiana. Dunque, occorre saper riscoprire questi momenti sociali aggregativi, per vincere il clima di separatezza degli anziani rispetto ai più giovani. Insomma, è proprio la funzione delle istituzioni sociali che occorre recuperare”.

Tra le istituzioni della socializzazione primaria, oltre alla famiglia, anche la scuola e la chiesa paiono oggi in crisi.

“Non per crearsi alibi, ma la Chiesa oggi appare in minoranza, a cominciare dal dato dei praticanti. La chiesa non è altro che famiglia, lavoratori, associazioni, che, insieme, possono essere lievito nel paese, cioè potenziale strumento di conservazione e diffusione valoriale, ciascuno svolgendo il suo compito. Infine, non dimenticherei le istituzioni politiche, che sono chiamate a monitorare i vari fenomeni sociali; per far questo, occorre però che siano fortemente presenti nella comunità, in modo da fungere da collante delle diverse agenzie educative”.