L’arte rubata a Bitonto. Quei dipinti trafugati e mai ritrovati

Nel 1972 e nel 1973, furono depredate le chiese del Crocifisso e di San Domenico

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«Tele del ‘600 rubate a Bitonto».

Titolava così il breve trafiletto che la Gazzetta del Mezzogiorno dedicò a quello che fu un grave oltraggio alla storia e all’arte della nostra città: il furto che, il 3 luglio 1972, costò a Bitonto la perdita di due dipinti di Carlo Rosa, raffiguranti San Filippo Neri (ricordato dal Centro Ricerche di Storia e Arte – Bitonto nella tessera 2022) e San Martino, trafugati dalla Chiesa del Crocifisso, insieme a quattro lampadari in legno intagliato nel ‘700 e 18 candelieri in bronzo dell’800. 

Un crimine che, nei mesi successivi, vide impegnate le forze dell’ordine, nel tentativo, purtroppo vano, di recuperare la refurtiva. La Sovrintendenza, considerato il valore delle opere, diramò segnalazioni in Italia e all’estero, interessando anche l’Interpool, sfruttando anche il lavoro del Centro Ricerche di Storia e Arte - Bitonto, che aveva schedato e catalogato gli oggetti. Ma tutto ciò non servì.

E, purtroppo, non fu l’unico caso di arte rubata. Ne seguì un altro, l’anno successivo. Il 20 luglio 1973, ad essere vittima di ignoti criminali fu la chiesa di San Domenico. Diverse furono le tele trafugate, tra cui, la più preziosa, quella raffigurante San Domenico, datata 1648 e firmata dall’artista di scuola napoletana Francesco Caivano. Le altre opere sottratte, tutte risalenti al XVIII secolo, furono due tele che ritraevano San Pietro Martire e una Madonna del Rosario con San Domenico, di pittori pugliesi, e un'altra, sempre di scuola napoletana, dal titolo “Omaggio di cavalieri”. Oltre ad esse, opere più piccole, asportate insieme alle cornici e risalenti alla stessa epoca.

«Questo ulteriore episodio rende ancora una volta attuale il discorso secondo cui sarebbe opportuno trasferire le opere d’arte al museo diocesano, che offre maggiori garanzie di sicurezza» scrisse la Gazzetta.