L'Inchiesta "I giovani e il lavoro"/ Triggiani: "La criminalità si nutre dell'emergenza"

Spesso, il giovane disoccupato cade nella tentazione dell'illegalità per colpa dell'educazione avuta in famiglia

Stampa l'articolo

La criminalità, più o meno organizzata, è pronta a nutrirsi, come il peggiore dei corvi, di fattori come la povertà o la mancanza di valori etici e morali per crescere in maniera esponenziale, reclutare adepti e sfamare così la propria voglia smisurata di denaro.

Tanti studiosi, in questi anni, hanno sostenuto come uno degli elementi che più favorisce l’espandersi della cancrena criminale sia l’assenza di lavoro.

La disoccupazione, soprattutto giovanile. Che può portare disperati a rovinarsi, a rischiare la vita propria oltre a quella degli altri, pur di garantire a fine giornata un pasto caldo alle proprie famiglie.

Se questi ragionamenti possono avere una valenza a livello nazionale, stessa cosa non può dirsi appieno per Bitonto.

E’ il massimo esperto della lotta alla criminalità in città, il dirigente del Commissariato di P.S. Francesco Triggiani, a tracciare un quadro della situazione che lascia ben pochi spazi ad altre interpretazioni.

La genesi del delinquente bitontino è essenzialmente di carattere ambientale ed educazionale – spiega Triggiani -. Per diversi motivi, purtroppo, in molte famiglie si nasce con un destino già segnato e sono pochi i casi in cui il semplice ragazzo disoccupato, che non trova sbocco sul mondo del lavoro, decide di cedere alle sirene della delinquenza”.

Solitamente la scusa di molti di questi personaggi che gravitano attorno alla malavita, nel momento in cui riusciamo ad acciuffarli, è sempre quella della mancanza di lavoro, ma se questo può essere vero è altrettanto innegabile come nella quasi totalità dei casi si delinque perché si è troppo attratti dai soldi facili che consentono la possibilità di comprare il capo d’abbigliamento di marca piuttosto che l’auto o la moto di lusso - continua Triggiani -. E’ molto facile, perciò, assistere a situazioni imbarazzanti, di famiglie che dichiarano di non avere nulla, di ragazzi e uomini che dichiarano di essere disoccupati ma che in realtà hanno un tenore di vita molto alto”.

Una persona che ha reale bisogno, ad esempio, non va in campagna a rubare quintali di olive o decine di casse di ortaggi, come avviene puntualmente nell’agro bitontino, le cui vendite producono guadagni ben superiori al soddisfacimento delle esigenze personali”, sottolinea il Commissario.

Allo stesso tempo devo però constatare come ultimamente, anche a causa della crisi economica che ha raggiunto livelli intollerabili, sono molto aumentati i furti di beni di prima necessità, come ad esempio può essere un vestito nemmeno di grande valore o, peggio ancora, un pacco di pasta, ma restano comunque episodi circoscritti per quella che è la realtà cittadina”, rimarca il dirigente del Commissariato di P.S. di Bitonto.

 “Ribadisco con assoluta cognizione di causa, quindi, che c’è bisogno davvero di una grossa operazione sociale e culturale in città per mettere un freno al dilagare della delinquenza. E’ la mancanza di valori etici e morali fondamentali la vera causa dell’illegalità diffusa, soprattutto tra i giovani, a Bitonto”, conclude Triggiani.