L'Opinione/Siamo sicuri che i giovani di oggi siano peggio di quelli di ieri?

Io mi ricordo che trent'anni avevamo paura di uscire la sera, di finire malmenati senza un perché o ritrovarci nel mezzo di una rapina cruenta

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DI DAMIANO MAGGIO, SOCIOLOGO Partiamo dal considerare come sono cambiati i tempi, non per avere nostalgia del passato (non ce n’è motivo) ma per inquadrare meglio il presente. La domanda che mi pongo è: ma siamo proprio sicuri che quella che stiamo vivendo in questo periodo storico nella nostra Città sia “la peggio gioventù”? Non che stiamo avendo a che fare con degli angioletti, sia chiaro, ma a mio parere, questo è un tema che merita un'attenta riflessione da affrontare con estrema lucidità, onestà di giudizio e soprattutto, cosa non da poco, essere a conoscenza della memoria storica. Il chiacchiericcio o la solita critica del tanto per dire o criticare la lascio ad altri, non è il mio mestiere. Perché io non ho affatto dimenticato il clima che si respirava ai tempi della mia adolescenza (ormai più di 30 anni fa) e non li ho dimenticati perché erano davvero pesanti. Non ho dimenticato la paura di uscire per strada per via dei ripetuti scippi, costanti e quotidiani, alcuni dei quali con esiti gravi per i poveri malcapitati. Motorini che sfrecciavano all’impazzata, borse e catenine strappate, gente che urlava e piangeva riversata sull’asfalto. Non ho affatto dimenticato la paura di incrociare membri facenti capo a gruppi criminali di alto livello (nulla a che fare con quei quattro ladri di polli che ci sono ora), a causa dei quali eri costretto a cambiare strada e se malauguratamente ti capitava di incrociare i loro sguardi, volavano schiaffi senza neanche sapere perché. Era così, e basta. Zitto e a casa, ringraziando di non aver subito di peggio. Perché capitava anche di peggio. Non ho dimenticato le rapine cruente ai vari esercenti commerciali ad una delle quali mi è capitato di assistere alla pazza fuga dei criminali e assassini, perché in quel caso c’era scappato pure il morto. E chi se lo dimentica. Non ho dimenticato le varie “mode” del momento in una delle quali, ad esempio, si facevano saltar via i cappelli (allora si usava) dai vecchietti. Qualcuno di voi ha mai visto un vecchio in lacrime perché insultato per strada? Io sì, ed è una cosa che non si dimentica, ve lo assicuro. Altro potrei andare a recuperare dal fondo dei miei ricordi ma vorrei fermarmi qui e riproporre la fatidica domanda con la quale ho esordito: ma siamo proprio sicuri che tutte le vicissitudini a cui stiamo assistendo ci portino a considerare che davvero OGGI sia peggio di IERI? Perché realmente io non lo so. Le certezze le lascio ad altri, sicuramente più fortunati di me. Ogni periodo storico è composto da positività (ci sono anche quelle, non ce lo dimentichiamo) e negatività e per ogni periodo le si vive (le prime) ed affronta (le seconde) con gli strumenti e le conoscenze di quel preciso momento. Focalizzarsi sul qui ed ora per le possibili soluzioni. Il resto è solo una cortina di fumo.