La Borsa o la vita/ Falchi e Colombe

Le Banche Centrali tra forte inflazione e solida crescita economica

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(di Donato Rossiello, Nico Fano)

 

A livello finanziario l’avvio di questo 2022 è stato caratterizzato da un considerevole aumento di volatilità e dalla più significativa correzione in ambito azionario da marzo 2020 (l’indice globale è arrivato a perdere l’8% da inizio anno e l’8,5% dai massimi dello scorso 16 novembre, salvo poi recuperare parzialmente). In un contesto del genere la crescita economica è apparsa più moderata ma ancora solida.

 

Nel 4° trimestre la crescita globale ha dimostrato la sua resilienza, registrando una ri-accelerazione rispetto al 3°. Negli Stati Uniti il PIL è salito oltre le aspettative, dell’1,7%. Nonostante la nuova ondata pandemica anche l’Eurozona resta in territorio positivo, seppure con un modesto +0,3%; l’Italia fa meglio a +0,6%. Il bilancio complessivo mostra il 2021 in sonoro recupero, a fronte del 2020: in USA del +5,7%, Europa +5,2% e Italia +6,5%. Dopo la debolezza nei mesi estivi la Cina ha visto un parziale recupero (+1,6% nel 4° trimestre), trainato quasi interamente dal comparto industriale e dall’export.

 

A proposito di nuove varianti, molti Paesi sembrano aver superato il picco dei contagi da Omicron. Se paragonato alle precedenti ondate l’impatto sarà contenuto e di durata inferiore, come mostrato dagli indici PMI – ad esempio. È ragionevole ritenere il periodo attuale come lo stadio conclusivo della pandemia o quantomeno il passaggio ad una fase endemica, nella quale si potrà convivere con il virus senza azioni drastiche e straordinarie da parte dei governi.

 

Tormentone degli ultimi mesi è poi il tema dell’inflazione. Le pressioni sui prezzi si sono infatti dimostrate persistenti rispetto a quanto previsto inizialmente, raggiungendo livelli elevati rispetto alla media degli ultimi anni; parliamo del +7% negli Stati Uniti (record dal 1982) e +5% nell’area euro a dicembre.

 

E le Banche Centrali? La Federal Reserve ha innescato il processo di normalizzazione monetaria. A inizio dicembre gli analisti ipotizzavano solo due rialzi dei tassi statunitensi nel corso del 2022, accompagnati da una lenta riduzione degli acquisti di titoli (tapering); ad oggi, invece, le attese di mercato incorporano quasi cinque rialzi nel corso del 2022, a partire da marzo.

La presidente Christine Lagarde ha ribadito più volte l’approccio morbido della Banca Centrale Europea, con una graduale riduzione degli acquisti di titoli (il PEPP è in scadenza a marzo) ma anche il proseguo a tempo indeterminato nell’ambito dell’APP. I tassi d’interesse resteranno invariati ancora a lungo.

 

È evidente che Fed e BCE agiscano su scenari dissimili tra loro, eppure entrambe adegueranno le rispettive tendenze da “falco/colomba” in base al concreto evolversi di economia e inflazione, cercando di stimolare la prima e stabilizzare la seconda. Il sopraggiungere della primavera svelerà nuovi tasselli di questo complesso mosaico…