"Ninni è stata una persona dalla grande dignità umana". Bitonto, ieri, ha dato l'ultimo saluto a Gaetano De Felice

In tantissimi, nonostante il gran caldo, hanno riempito la basilica Santi Medici

«Non è possibile morire così».

Ieri pomeriggio, dalle 16, nella basilica Santi Medici era questa la frase che riecheggiava ripensando a quello che è successo venerdì sera. A quello che è accaduto a Gaetano De Felice, il nostro Gaetano, che ha perso la vita a Santo Spirito, sulle strisce pedonali, mentre attraversava la strada insieme al suo piccolo bambino, appena cinque anni, e alla moglie Grazia. Figlio, ancora ricoverato al “Giovanni XXIII”, che si è salvato proprio perché il papà gli ha fatto da scudo, in un altro, ennesimo, gesto d’amore. A distruggere una famiglia è stata una Honda Sh300 guidata da un 21enne residente a Catino, Antonio Cassano, indagato a piede libero con l'accusa di omicidio stradale ma che è stato trovato negativo ad alcool e droga. E mentre Bitonto (in lutto cittadino proclamato dall’amministrazione comunale) si poneva l’amarissima constatazione e rifletteva su quanto sia assurda la vita, ha dato l’ultimo saluto a “Ninni” e lo ha fatto riempiendo la centralissima chiesa, dando uno schiaffo al periodo festivo e al gran caldo.

«Ninni - ha ricordato nell’omelia don Vincenzo Cozzella, zio della moglie di Gaetano - è stata una persona con una grande dignità umana, responsabilità sociale e civile. Era un punto di riferimento solido della famiglia. Ma adesso non possiamo piangerci addosso, ma credere in quello che lui, nel suo piccolo, ha insegnato e fatto». In primissima fila, ad ascoltare, c’era proprio Grazia, che tra le mani, stretta al petto, aveva la cornice con la foto del suo Ninni. Negli occhi, quasi più nessuna lacrima dopo averne versato tantissime in questi giorni, ma soltanto enorme tristezza e rassegnazione e un pensiero rivolto al figlioletto. Il parroco ha ricordato che ora abbiamo il compito di prendere le distanze dai luoghi comuni e quindi evitare di accusare i politici, chiederci chi e perché ha inventato auto e moto, di chi sia la colpa di tutto e dove finiscano le responsabilità dell’uomo, tenendo presente che - ricorda - la responsabilità non è collettiva, ma di ciascuno di noi che manca agli appelli della vita e del mondo. Il modo di vivere - sottolinea don Vincenzo - di Ninni è la risposta che tutti cerchiamo. Ora non possiamo piangerci addosso, ma credere in quello che lui, nel suo piccolo, ha insegnato e Grazia e il suo piccolino, devono ricostruire la loro vita, cogliendo gli aspetti positivi che hanno visto in Ninni». Ad aiutarli, ci sarà anche l’amministrazione comunale, presente ieri in primis nella persona del sindaco Francesco Paolo Ricci, che ha già annunciato che farà tutto quello che è necessario per aiutare Grazia e suo figlio.