Quattro cineforum per parlare del Novecento e delle sue evoluzioni

L'interessante iniziativa è stata organizzata dall'Istituto Tecnico Industriale "Alessandro Volta"

Stampa l'articolo

Novecento. Un secolo di grandi cambiamenti che hanno investito ogni campo della società: dal punto di vista tecnologico a quello dei diritti umani e civili, passando per l’evoluzione subita dai sistemi politici. Una moltitudine di mutazioni che mai si era verificata nei secoli precedenti. Lo storico britannico Eric J. Hosbawn ebbe a definirlo, in un suo celebre saggio, il “secolo breve”, guardando ai cambiamenti verificatisi specialmente tra il ’14 e il ’91.

Ne ha discusso l'istituto tecnico industriale "A.Volta" in una serie di quattro cineforum in cui sono state analizzate alcune delle evoluzioni che hanno caratterizzato la società occidentale. Un'iniziativa organizzata con la collaborazione della Federazione dei Giovani Socialisti, della Fondazione "Giuseppe Di Vagno" e dell'associazione "Liberi Tutti", e con il patrocinio del Comune di Bitonto.

Nel primo appuntamento si è discusso di libertà di parola e di espressione, con la visione del film di Florestano Vancini “Il delitto Matteotti”. La visione di “Vincere” di Marco Bellocchio ha fornito invece l’occasione per dialogare, insieme al giornalista Marino Pagano e alla professoressa Gianna Sammati, dell’evoluzione nella concezione della donna e del suoi ruolo.

Terzo appuntamento con un altro capolavoro di Bellocchio, “Buongiorno notte”, sul sequestro di Aldo Moro e sugli anni di piombo. L’ultimo appuntamento ha toccato invece il tema dellacrisi della politica e dell’avvento dell’antipolitica, con la visione di “Qualunquemente”, interpretato da Antonio Albanese. Per l’occasione il giornalista Maurizio Loragno ha intervistato Gianvito Mastroleo, presidente della Fondazione “Giuseppe Di Vagno”, sul ruolo della politica come frutto di mediazione tra tradizioni culturali diverse.

«Sbagliano coloro che vedono nella politica solamente inciucio e che attribuiscono a questa parola un significato spregiativo» ha spiegato Mastroleo, sfatando alcuni dogmi del paradigma antipolitico: «Quel che comunemente è definito inciucio, altro non è che la mediazione, su cui non può non basarsi la politica. Soprattutto in paesi come l’Italia dove convivono e si confrontano culture assai diverse come quella cattolica, quella socialista e quella liberale».