Telecamera oscurata1/Ecco cosa è successo durante la seduta del consiglio comunale "incriminata"

Una brutta pagina per la politica bitontina e i riferimenti normativi

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Nell’ultima seduta del consiglio comunale non si è solo discusso, per ore ma infruttuosamente, di zona 167.

Il consesso ha affrontato anche un ulteriore punto non all’ordine del giorno, ossia la necessità di regolamentare la presenza di telecamere durante il consiglio comunale, su cui entrambi gli schieramenti erano favorevoli.

Una discussione non prevista, scaturita dopo che il presidente del consiglio Vito Palmieri aveva ordinato ai vigili urbani presenti in aula di fermare le riprese dell’operatore di PuntoTv.

 Tutto inizia durante il caos generato dalla querelle 167, durante il quale Francesco Lisi, presidente del consorzio vincitore del primo bando della 167,  inveisce contro i consiglieri di maggioranza e il sindaco e poi si accascia a terra per un malore. Episodio che, comunque, è meglio tener lontano dal campo visivo di una telecamera.

 La presenza della videocamera infastidisce i due consiglieri Francesco Mundo (Psi) e Vito Modugno (Sel) che chiedono a Palmieri se fosse autorizzata o meno. Di fronte all’operatore, che sosteneva di non aver bisogno di autorizzazione, il presidente del consiglio ha ordinato ai due agenti di bloccare le riprese, diffidando il giornalista dal divulgare le immagini.

Alla testata andrà in seguito la solidarietà dell’opposizione, oltre che dell’Ordine dei Giornalisti e dell’Associazione della Stampa di Puglia.

Nella maggioranza, invece, Modugno invocherà, a sua difesa, il diritto alla privacy a non essere ripreso. Diritto, a dire il vero, poco esercitabile durante l’espletamento di una funzione pubblica, in uno spazio aperto al pubblico e alla stampa, come l’aula consiliare di Palazzo Gentile.

 Sul caso, infatti, si è espresso, nel maggio del 2001, il garante della privacy, stabilendo che la pubblicità di atti e sedute consiliari è espressamente garantita dal testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (d.lg. n.267/2000), il quale demanda al regolamento comunale l’introduzione di eventuali limiti.

Proprio questa fonte normativa, a parere del Garante, può costituire la sede idonea a disciplinare modalità e limiti di pubblicità delle sedute, comprese le eventuali riprese televisive.

 La diffusione delle immagini da parte della televisione locale può essere effettuata, ha chiarito l’Autorità, senza il consenso degli interessati (art. 25 l 675/96 e codice deontologico sull’attività dei giornalisti), fermo restando il divieto di divulgare informazioni sullo stato di salute. Né si può impedire al giornalista, secondo il Garante, di esprimere opinioni o commenti durante le riprese.

Ma, tralasciando il linguaggio meramente giuridico, resta l’amarezza per aver visto agenti di polizia municipale mandati a fermare legittime riprese.
Uno spettacolo indecoroso.
Una bruttissima pagina della politica bitontina, sempre scalpitante per un attimo di notorietà, quando fa comodo, ma attenta alla propria privacy quando è in difficoltà.

 Con buona pace della retorica del “palazzo di vetro”, abusata e urlata in ogni campagna elettorale.