Terzo Settore, è battaglia. Don Ciccio Savino: "Mancato il confronto. Ma non eravamo tutti sindaco?"

Il Parroco Rettore del Santuario e i responsabili di tutti gli enti che si occupano del terzo settore a Bitonto rispondono uniti alle polemiche degli ultimi giorni

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L’amministrazione comunale che fa del governo partecipativo il suo grido di battaglia, scivola sul terreno fondamentale del terzo settore e ci esclude da qualsiasi confronto. Ma non eravamo tutti sindaco?”.

È la domanda sarcastica con la quale le realtà del terzo settore bitontino, guidate dal Parroco Rettore del Santuario Santi Medici Don Ciccio Savino, sanciscono in maniera chiara ed inequivocabile, qualora ce ne fosse stato bisogno, la rottura con l’amministrazione Abbaticchio.

La decisione del consiglio comunale della scorsa settimana con cui, su input della maggioranza, è stato deciso di applicare la Iuc (Imposta Unica Comunale) anche ad onlus, cooperative sociali, fondazioni ed enti ecclesiastici, non è stata per nulla digerita da questi ultimi che ieri mattina, in una conferenza stampa convocata nella Fondazione Santi Medici, hanno manifestato tutto il proprio disagio.

Le interpretazioni e “rassicurazioni”, come lo studio e le valutazioni di ogni singolo caso nel momento in cui si dovrà pagare, con le quali la maggioranza ha provato a convincere i soggetti interessati sulla bontà delle scelte fatte, evidentemente, non hanno sortito gli effetti sperati.

In affissione, in questi giorni, un manifesto dal titolo eloquente “A pagare, sempre i più poveri…a Bitonto”, siglato da tutte le realtà no profit riunite in un unico cartello (Caritas Diocesana, Asp “Maria Cristina di Savoia”, Fondazione Santi Medici Onlus, Villa Giovanni XXIII Onlus, Social Lab, Equal Time, Eughenia, Michelangelo, Zip.h, Sfrang, Sinergia, Tasha, Ulixes).

Non vogliamo privilegi, rimandiamo al mittente chiunque lo dica. Non vogliamo sottrarci al criterio dell’equità e dell’uguaglianza, sono valori che da sempre fanno parte della nostra coscienza. Rispettiamo laicità ed autonomia politica, che fa la sua parte e si assume le responsabilità di ogni scelta – ha evidenziato Don Ciccio Savino -. Mi offende il metodo, non c’è stato confronto, all’amministrazione del governo partecipato è mancato il tempo di discutere col terzo settore”.

Qual è il ruolo del terzo settore a Bitonto? Chi sta gestendo la povertà in questa città, da tanti anni, coprendo le enormi carenze della politica? Chi ogni giorno si inventa strade per stare accanto alla gente? Se vi avessi presentato fatture di medicine, se vi avessi fatto vedere che quotidianamente facciamo la spesa per i poveri e paghiamo le bollette della povera gente sarei stato teatrale – ha rimarcato con forza Don Ciccio -. Invece siamo qui per ribadire con fermezza che pagheremo e non ci sottrarremo e che, soprattutto, non faremo ricadere le conseguenze di queste scelte su chi ne ha bisogno. Tutti però devono tenere bene a mente una cosa: se non ci fosse il terzo settore, in questa città, scoppierebbe una bomba sociale dagli esiti inimmaginabili”. 

A ferire ulteriormente il Parroco del Santuario “il silenzio di chi, anche rispetto alle cose dette, ha taciuto”.
La parte più profonda di me è ferita – ha sottolineato Don Ciccio Savino -. Don Pino Puglisi, parroco ucciso dalla mafia a Brancaccio, diceva: io non ho paura delle parole dei violenti, ho paura del silenzio degli onesti. Il silenzio che c'è stato rispetto a certe parole mi ha provocato una ferita nell'anima molto forte”.

Quelli del consiglio comunale di Bitonto sono provvedimenti lesivi della dignità dei più poveri, che restano più importanti delle strutture che rappresentiamo – ha ribadito Don Vito Piccinonna (Caritas Diocesana) -. Se qualcuno pensa di colpire le strutture sappia che vengono colpiti proprio i più deboli e poveri, nel nome di diritti ed idee scaduti in ideologia”.

Da questa storia emergono due aspetti che vanno tenuti separati: uno è di natura fiscale che attiene al provvedimento e uno, invece, riguarda quello che è seguito al dibattito – ha sottolineato Nicola Castro (Villa Giovanni XXIII Onlus) -. Il provvedimento mette in seria difficoltà le istituzioni del terzo settore perché arriva in un momento in cui le risorse sono scarse e gli utenti hanno meno possibilità da soli di sostenere oneri del servizio (malati Alzheimer, non autosufficienza grave). Ci saremmo aspettati un confronto, la volontà di cercare insieme soluzioni e modalità: purtroppo non è avvenuto”.

Troppo forte, quindi, la minaccia della scure di decine di migliaia di euro che potrebbe presto abbattersi sui bilanci degli enti che rappresentano il settore più importante della quotidianità bitontina.
Non sarà una passeggiata – ha ammesso Castro -. Pur non avendo ancora chiaro il quadro, guardando le aliquote degli altri paesi, ritengo che un ente come quello che dirigo dovrà versare decine di migliaia di euro, cifre difficili da sostenere per i nostri bilanci e che si aggiungono all’Imu che regolarmente versiamo nelle casse comunali con l’aliquota massima”.

Il fronte compatto del terzo settore racchiude anche cooperative che quasi sicuramente non avranno ripercussioni. Aspetto importante e da non sottovalutare, a testimonianza della rete che sta nascendo. “Probabilmente alcuni di noi non saranno nemmeno coinvolti da questa decisione, ma vogliamo condividere questo percorso con altri enti che svolgono la nostra stessa opera e che non meritano questo trattamento – ha dichiarato Arcangelo Adriani (Consorzio Social Lab) -. Da questa storia viene fuori comunque un messaggio di non conoscenza su cosa sia il terzo settore a Bitonto, ed è questa forse la cosa più grave”. 

Mercurio (Ulixes) e Moretti (Eughenia) hanno auspicato, in tal senso, “la necessità che anche la politica possa entrare nella rete del terzo settore per evitare spiacevoli equivoci come questo”.

Dunque, è solo il primo atto di una battaglia che si annuncia aspra e lunga.
E il Terzo Settore è compatto più che mai nel far sentire le sue ragioni.