Trenta lavoratori di "Ferramenta Pugliese" rischiano di perdere il posto di lavoro

Dopo un primo sit-in divanti ai cancelli dell'azienda, i dipendenti incontreranno il sindaco Abbaticchio lunedì mattina grazie all'impegno del consigliere Francesco Brandi

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L’11 maggio scorso, dopo la riapertura post-lockdown, trenta lavoratori di “Ferramenta Pugliese” si sono presentati davanti ai cancelli dell’azienda, a Terlizzi, ma questi erano drammaticamente chiusi. Non un avviso, né una comunicazione. Da quel giorno in poi, l’azienda non ha più aperto e i lavoratori per la maggior parte terlizzesi, ma anche originari di Bitonto, Giovinazzo e Grumo, dopo trent’anni di lavoro vagano sul filo dell’incertezza. Senza risposte. Lo scorso giovedì 4 giugno c’è stato un nuovo pacifico sit-in dinanzi ai cancelli dell’azienda a cui hanno partecipato anche i consiglieri comunali Francesco Brandi (“Pd” di Bitonto) e Giuseppe Volpe (“La Corrente” di Terlizzi), oltre a Vito Piazza, rappresentante della segreteria Fiom Cgil Bari.

I lavoratori hanno lavorato in questa azienda senza soste, con turni massacranti e con comportamenti ai limiti di ogni decenza umana – ha raccontato il consigliere Volpe -. Mentre eravamo in assemblea, con regolari dispositivi di protezione e a distanza, è anche caduta l’inferriata superiore dell’azienda, rischiando di far male ai lavoratori e danneggiare le auto parcheggiate: è l’emblema di questa azienda, abbandonata a se stessa e i cui amministratori sono scomparsi nel nulla dopo decenni di profitto accumulato sulla pelle dei lavoratori”.

I lavoratori, intanto, hanno ricevuto le prime due mensilità (marzo e aprile) di cassa integrazione in deroga dall’Inps (anche se con un po’ di ritardo) grazie agli aiuti dello Stato per l’emergenza sanitaria in atto. Ma dopo una probabile proroga che potrebbe vedere “coperto” anche il mese di giugno, i dipendenti di “Ferramenta Pugliese” non avrebbero né più nessun sostegno economico, né un futuro certo.

La situazione di certo non è scoppiata l’altro ieri e sembra gettare le basi già da settembre – ottobre del 2019, quando a detta dei lavoratori, “si sono create alcune frizioni tra i due fratelli proprietari dell’azienda: dissidi che si sono riversati sull’azienda e, quindi, sugli operai”. “I due soci, tra l’altro – a detta anche delle parti sociali - a non rispondere a nessuna sollecitazione né telefonica, né a mezzo PEC”.

All’emergenza lavorativa, però, a doppia trama si unisce anche un “gravissimo potenziale pericolo ambientale e di salute pubblica associato alla tipologia di rifiuti ammassati da mesi all’interno del sito”, denuncia ancora Volpe. Infatti, i lavoratori compattano materiale ferroso derivante dagli scarti di automobili: parte del materiale finisce tra Taranto (all’Ilva) e Potenza per la conseguente trasformazione tra ghisa e acciaio, gli “scarti” (i fluff) sono, praticamente, restati “depositati” all’interno di autotreni carichi all’interno dell’azienda. A detta dei dipendenti “già negli anni passati, a causa del caldo estivo, sono capitati fenomeni di autocombustione, spenti a fatica dai Vigili del Fuoco, e questo potrebbe rappresentare una vera e propria bomba ecologica”. 

Dell'emergenza lavorativa e ambientale è stato allertato anche il sindaco di Terlizzi Ninni Gemmato, che in seguito ad una proposta del consigliere Volpe in apertura del consiglio comunale di ieri, con i capigruppo consiliari, ha ricevuto e ascoltato due rappresentanti sindacali (Fiom e Uilm) dei lavoratori. A Gemmato, che ha espresso massima solidarietà per i lavoratori, è stato chiesto di agevolare un incontro tra proprietari dell’azienda e parti sociali, oltre che sollecitare la task force regionale per l’occupazione. La questione, grazie all’impegno del consigliere Brandi, verrà portata all’attenzione anche del sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio, lunedì mattina con un incontro a Palazzo di Città con la speranza che se ne faccia promotore anche in Città Metropolitana. Infatti, proprio la città di Bitonto è stata da sempre attenta – grazie al grande impegno dei comitati, di molti attivisti e di alcuni partiti politici – ed ha scongiurato la presenza della discarica “Ferlive” (a Palombaio, a due passi dall’azienda terlizzese), che si sarebbe appunto occupata dello smaltimento dei sopracitati “fluff”.