Trenta proiettili in due settimane, scoppia la faida tra i gruppi Conte e Cassano

Intanto, serpeggia il terrore per le vie della città per queste sparatorie nelle ore di punta e in zone centrali

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Trenta colpi di pistola in due settimane a suggellare la fine di uno storico sodalizio criminale e l'inizio di una nuova faida tra clan, forse non del tutto inaspettata.

Sono giorni di fuoco quelli che sta vivendo Bitonto, ripiombata all'improvviso agli onori della cronaca nera regionale e nazionale - come quasi ogni estate, purtroppo, da qualche anno a questa parte - per la doppia sparatoria nelle ultime quarantott'ore.

Una quindicina di proiettili sparati invano tra via Piepoli (lunedì) e via Carlo Rosa (martedì) che si sommano alla dozzina esplosi a fine luglio in via Berlinguer.

Un conflitto in piena regola, a suon di durissimi avvertimenti, che gli inquirenti hanno già delineato in ogni forma. Stando ai dati raccolti, infatti, sarebbe la scissione tra i presunti boss Conte e Cassano, fino a poco tempo fa alleati nella lotta ai Cipriano, la causa della battaglia in corso per il predominio dei traffici illeciti sul territorio bitontino.

E, secondo gli uomini del Commissariato che coordinano le indagini, proprio Domenico Conte sarebbe stato il bersaglio della sparatoria di lunedì tra via Piepoli e via Saracino.

La risposta, immediata, nel pomeriggio di ieri, dove due ragazzi incensurati a bordo di uno scooter sarebbero stati scambiati per persone molto vicine a Cassano. Solo il caso ha voluto che non fossero colpiti dalle pallottole vaganti.

La reazione delle forze dell'ordine, comunque, è stata immediata. Già ieri mattina, infatti, qualche ora prima dell'episodio in via Carlo Rosa, gli agenti del Commissariato, coordinati dal nuovo dirigente Maurizio Stefanizzi, hanno effettuato undici perquisizioni nei confronti di altrettanti soggetti vicini ai due gruppi criminali.

Senza contare i cosiddetti "scissionisti", ovvero i piccoli cani sciolti, svincolati da qualsiasi clan, che stanno mettendo radici nella movida, spacciando a prezzi stracciati sostanze stupefacenti col rischio che salti il banco e la "guerra" si inasprisca ancora di più.

Insomma, l'allerta è altissima perché la situazione incandescente lascia presagire nuovi possibili episodi, con la speranza che siano i più lontani possibile dai luoghi affollati da famiglie, giovani e bambini.