Un'altra edicola votiva danneggiata nelle campagne di Bitonto

Pasquale Fallacara: "Ho celermente segnalato il problema alla Soprintendenza barese"

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Ennesimo scempio scoperto dallo studioso instancabile Pasquale Fallacara. Un'altra edicola danneggiata, un altro tesoro oltraggiato. Leggiamo. 
"Sono sdegnato... ma non rassegnato!
Purtroppo ancora una volta ulteriore danno è stato  arrecato al nostro patrimonio culturale rurale.
Ho celermente inviato una  nuova segnalazione alla locale Soprintendenza, corredata da foto e coordinate,  per i provvedimenti del caso.
Alla Soprintendenza Archeologia,
belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bari
e-mail: sabap-ba@beniculturali.it
Sezione territoriale 1 responsabile: Arch. Azzurra Sylos Labini
azzurra.syloslabini@beniculturali.it
 
Si fa presente che in data 14.09.2020 a seguito di escursione in agro di Bitonto, il sottoscritto notava il danneggiamento, ad opera di ignoti, di un’antica Edicola Votiva rurale situata sulla vicinale parallela alla SP88 (coordinate Google 41.148643, 16.682422). La stessa purtroppo oggi si presenta privata della lastra litica che caratterizzava l’originaria epigrafe devozionale.
Si è a disposizione per sopralluoghi e individuazione del sito.
Tanto si doveva per i provvedimenti di competenza.
Si allega coordinate posizione Edicola Votiva rurale e  foto inerente i danni subiti.
 
Questa piccola edicola, luogo di fede e di preghiera, posizionata tra gli argentei ulivi penduli della nostra campagna, costellata di numerose chiesette, non poche in disuso o dirute, testimoniava la profonda fede sia del singolo che della collettività che ivi si riuniva o transitava per le svariate attività legate al lavoro agricolo. Il termine edicola (diminutivo dal latino “aedes”, casa, quindi piccola casa), designa quelle caratteristiche costruzioni di forma quadrangolare, alte non più di due metri, terminanti di solito con un tettuccio spiovente, abbellite, talvolta da pregevoli particolari architettonici, dotate di piccola nicchia interna nella quale e racchiusa un’immagine sacra dipinta su tela, legno, stoffa, lastra metallica o carta. Queste immagini sacre non presentano i connotati della perfezione pittorica delle tele che vengono, dai grandi pittori, realizzate per le chiese o i palazzi dei nobili, ma nella loro semplicità esprimono a pieno un forte senso di religiosità. Alla base di tale nicchia, a volte è presente una piccola epigrafe indicante il nome del devoto, la dedica e l’anno di edificazione. Questa forma di devozione, abbastanza diffusa nel tessuto urbano e rurale, costituisce uno degli aspetti più interessanti dell’edilizia popolare sacra, fondata su tradizioni molto antiche. D’altra parte sin dall’inizio dei tempi, l’uomo ha sentito il bisogno di crearsi un rapporto con un entità superiore, capace di proteggere i suoi passi, accompagnarlo nel cammino, preservarlo dall’insidie, aiutarlo nelle difficoltà. Per questo da sempre l’uomo ha cosparso di immagini sacre le sue dimore, i luoghi della sua quotidianità, le strade dei suoi tragitti abituali. Non conosciamo l’autore, ne con esattezza la datazione, in quanto mancante della caratteristica epigrafe, possiamo presumere che tale opera sia stata realizzata agli inizi dell’Novecento. Non sottoposta a vincolo, trattandosi di un’opera a carattere devozionale, la ricerca di notizie relative alla committenza e realizzazione è piuttosto difficoltosa, meno ignota è invece la funzione di questo tipo d’opre utilizzate sin dal XVII secolo sia come espressioni di profonda fede, sia per illuminare le strade ai passanti, in quanto dotate di piccole lucerne. Al suo interno infatti, in passato una piccola lucerna ad olio illuminava il bel dipinto raffigurante una sacra effigie. Sarebbe opportuno censire le edicole votive presenti nelle nostre campagne, come fu fatto tempo addietro per quelle presenti nel nostro centro storico, testimoni della nostra storia locale e profonda fede popolare, al fine di preservarle e tutelarle nei modi più opportuni riportando alla luce le belle immagini sacre che, diversamente, andrebbero perdute per sempre".