Un presidio per controllare i bitontini che entrano a Ruvo? Abbaticchio replica indignato

La provocazione sarebbe stata esternata durante l'incontro con ilprefetto Nunziante

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La violenza della criminalità fa sempre più paura, non solo a Bitonto. Anche nei paesi limitrofi, infatti,  l’incubo della malavita è sempre più concreto. Solo qualche giorno fa, due malviventi di Terlizzi entravano in una pizzeria di Ruvo di Puglia e minacciavano il titolare puntandogli una pistola alla testa. Alla reazione i due pregiudicati non esitavano a sparare, consapevoli di poter uccidere. A salvare l’esercente il malfunzionamento dell’arma, che si è inceppata e non ha esploso il colpo fatale.
L’episodio, ripreso dalle telecamere, ha scosso profondamente la cittadinanza, già stanca per la recrudescenza degli episodi criminali, tanto che, per affrontare la questione, il prefetto Nunziante è stato ospitato in Municipio, al fine di avviare una più stretta collaborazione tra polizia e istituzioni.
Ed in questa occasione che un consigliere comunale di opposizione, Matteo Paparella, già sindaco del paese, ha lanciato la sua provocazione: presidiare tutti gli accessi per identificare chi entra ed esce, con una particolare attenzione ai cittadini bitontini, andriesi e canosini che dovrebbero sapere come sia difficile entrare ed uscire dalla città.
Una provocazione che ha successivamente spiegato in un comunicato stampa, nel quale sostiene di essere stato frainteso e che il riferimento ai cittadini di Bitonto, Canosa  ed Andria “è improprio e fuorviante perchè il sottoscritto si è rifatto alla puntuale analisi fatta dal Sig Prefetto di Bari durante la seduta del Consiglio Comunale di Ruvo di Puglia del 16 settembre, il quale ha illustrato puntualmente ed in termini generali le risultanze del monitoraggio che il comitato provinciale della sicurezza elabora costantemente con riferimento ai 41 Comuni della Provincia di Bari”.
Ma quelle parole non sono andate giù al sindaco di Bitonto Michele Abbaticchio che, in una nota su Facebook, accusa l’esponente politico ruvese di qualunquismo e superficialità: "Comprendo l'amarezza, per la Città e la Comunità di Ruvo di Puglia, di aver subito una rapina a mano armata, ad opera peraltro di signori (sembrerebbe dalla cronaca) non residenti nel nostro territorio, presso una pizzeria locale. Questa amarezza, però, non può giustificare un attacco inverosimile verso i cittadini bitontini, andriesi e di Canosa di Puglia citati in una sede ufficiale. Conoscendo il Sindaco di Ruvo e diversi consiglieri comunali di ogni appartenenza politica, ritengo senza ombra di dubbio che queste dichiarazioni non appartengano alla loro cultura. Chiaramente, molti ragazzi bitontini in queste ore stanno manifestando il proprio dissenso, invitando tutti a disertare le attività commerciali di Ruvo, interessate dagli intenti del Sig. Paparella. Credo che le sue parole non abbiano reso un bel servizio al mondo imprenditoriale (eccellente) ruvese, oltre ad aver offerto un'immagine distorta della Comunità. Anticipatamente, solidarizzo con tutti i cittadini di Ruvo, Andria e Canosa, onesti di azione e di pensiero”.
Contrariati dalle esternazioni di Paparella anche i sindaci di Andria e Canosa, e i consiglieri bitontini di maggioranza e opposizione, da Christian Farella, che sottolinea che la questione sicurezza "non può essere gestita in maniera demagogica e populista", a Giuseppe Fioriello, che invita il consiglio comunale di Bitonto a denunciare Paparella per il danno all’immagine di Bitonto.
Al di là di provocazioni e polemiche, tuttavia, una riflessione è d’obbligo. Da parte della politica dovremmo aspettarci qualcosa in più che sterili commenti da bar, esternati per avere qualche applauso, ma infarciti di luoghi comuni che nulla hanno a che fare con la realtà e, comunque, impossibili da realizzare. Una realtà, come quella dei tre paesi citati dal consigliere, fatta di tante persone per bene che non possono che sentirsi danneggiate dall’essere guardati con diffidenza o dal sentirsi minacciare, sia pure come mera provocazione,  la propria libertà di movimento in virtù della propria cittadinanza.