"We shout No War", i bambini di Bitonto dicono con forza "No" alla guerra

Guidati dalle insegnanti Mariangela Memoli e Francesca Ungaro presso la Cittadella del Bambino

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Succede, anche se non dovrebbe. Sì, succede che, ad un certo punto, l'uomo si abbrutisca, senta la fronte corrugarsi di rancore, il volto screziarsi di odio. E il prossimo diventa un nemico da prevaricare, offendere, distruggere. La guerra, in fondo, purtroppo, è solo questo: l'uomo che odia l'altro uomo per arricchirsi sempre più. E allora, boati, terrore, esplosioni, colonne di fumo, palazzi sventrati, macerie ovunque. Militari e civili senza vita sul selciato, donne disperate e piccoli smarriti in fuga. Tutto diventa buio. Il futuro è più nero di una lavagna di ardesia, è inutile sognare. Ecco, l'uomo che uccide ha dimenticato la luce e i colori. L'essenza della nostra esistenza. E, allora, due eroi dei nostri tempi, due insegnanti - sì, proprio loro, quelli che ci mettono il cuore in tutto quello che fanno, a costo di rinunce e sacrifici, che spesso nessuno vede -, Mariangela Memoli e Francesca Ungaro, han preso per mano i bimbi della città accorsi festanti, li hanno guidati in un'oasi di verde e tempo nomata La Cittadella del Bambino, animata con energica saggezza dalla Cooperativa Oops, e su prati di smeraldo hanno indicato loro come fare per donare al mondo un messaggio variopinto di bellezza e speranza, un arcobaleno di stupore e cuori lucenti a disegnare un solo urlo: "No alla violenza, stop alla guerra". tutti i bambini di Bitonto di età fra i 7 e i 10 anni. Lettura e ascolto di racconti sulla pace, attività artistica e musicale: insomma, il linguaggio universale dello spirito puro, per dire "Basta" a questo assurdo, cieco, cinico abominio. Che sia l'amore a regnare davvero in questo malconcio globo. E tornerà a brillare negli occhi di Svetlana e suo figlio Sviatik uno scintillio di gioia, ché la carezza di fratelli fino a ieri sconosciuti - per esempio, i ragazzi longanimi del Team Oroverde - è balsamo salvifico sull'anima lacerata...