Arena Rogadeo. Le corse di Vito Palmieri: fra cinematografia e vita

Just Imagine vi aspetta con l’ultimo incontro lunedì 26 settembre, di cui sarà protagonista il regista bitontino Pippo Mezzapesa

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Una timidezza sufficiente a non ostentare il suo successo. Se non fosse che i suoi successi parlano da soli. Vito Palmieri, altro artista a cui Bitonto vanta di aver dato i natali, è stato ospite del sesto appuntamento di  Arena Rogadeo con alcuni dei suoi lavori più celebri, individuati e selezionati - nonostante la vasta scelta - poiché funzionali a sintetizzare un percorso di crescita professionale avviato a diciotto anni con il trasferimento a Bolognae l’iscrizione al Dams.

Restio a parlare di sé, il regista e produttore lascia che le immagini e la bellezza che ne promana dicano molto sulla sua personalità. La capacità di guardare la realtà sempre da una prospettiva diversa da quella comune si associa, nei lavori di Vito Palmieri, ad una grande delicatezza nell’accostarsi a temi di scottante attualità: il sacrificio di giovani ventenni sempre divisi fra il desiderio di vivere la propria adolescenza di notte e la necessità di occuparsi della fattoria di giorno; la crescita e tutto ciò che essa comporta, compresa la difficoltà nella gestione dei rapporti familiari; la sordità infantile e il bisogno di esprimere ugualmente le proprie esigenze avvalendosi di mezzi alternativi; il senso di alienazione consequenziale al trasferimento dal paese d’origine in un nuova terra e la complessità dell’integrazione. Palmieri arriva al cuore del problema, ne tralascia tutte le componenti superficiali, per analizzare piuttosto il modo in cui i protagonisti – tutti caratterizzati da un’umanità semplice e diretta – reagiscono e si approcciano alla realtà in cui sono calati.

L’idea di proporre una proiezione che seguisse una cronologia “inversa”, messa a punto dalle correlatrici dell’incontro Viviana Minervini – presidente dell’associazione Just Imagine – e la video maker Giovanna Delvino, è risultata del tutto originale e indovinata. Con “See you in Texas” del 2016, primo lungometraggio e film documentario dell’artista, è stato mostrato anzitutto l’approdo di un “tirocinio” cinematografico espletato attraverso la realizzazione dei precedenti cortometraggi, che sono stati presentati al pubblico subito dopo.

Iscritto al concorso Golden Goblet Award del 19° Festival Internazionale del Film di Shanghai, Palmieri ne è risultato vincitore con See you in Texas dopo cinque anni dalla vittoria di un altro regista italiano e vi si è recato “per sole cinque ore” come egli stesso ha sostenuto «giusto in tempo per ritirare il premio e volare di nuovo in Puglia, dove stavo ultimando le riprese di una commedia sentimentale “Il giorno più bello” che ha fra gli attori protagonisti Michele Venitucci, proposta da due produzioni e da Rai Cinema e presentato all’Apulia Film Commission, per cui ho collaborato con un cast vero e proprio di quaranta persone». Insomma, come se non bastassero sorprese e novità nella sua corsa instancabile verso la scoperta di orizzonti sempre nuovi, un pugliese - dopo essere stato conquistato dai panorami d’Occidente -  affascina l’Oriente ed esporta il suo talento ove può.

E se di corsa si parla, non si può far finta di non accorgersi di questa immagine costante nelle sue produzioni. Forse ispirato indirettamente dal regista, sceneggiatore e produttore cinematografico francese Truffaut, Vito Palmieri predilige sempre scene movimentate, personaggi in corsa;  manifestazioni di cambiamento o ricerca continua di ciò che ancora non si possiede? Rimane un mistero, irrisolto forse persino per l’artista stesso.

Eppure Teresa, in “Giorni marziani”, corre dopo aver fatto un dispetto a sua cugina Alice, con cui nel tempo e durante i differenti percorsi di crescita si è smaterializzata la complicità costruita da bambine, quando entrambe sognavano un mondo migliore su Marte. “Matilde” corre fra la scuola, dove i rumori prodotti dalle sedie dei compagni disturbano ulteriormente la sua condizione di audiolesa, il campo da tennis, dove raccoglie le palle perdute durante i match, e casa, dove – sviluppando un intuito sopraffino – escogita una soluzione al fastidio che avverte in classe. Anita, in “Se ci dobbiamo andare, andiamoci”, figlia di genitori di origine pugliese, cammina velocemente per raggiungere un compagno “casualmente” di origine bitontina, con cui condivide il disagio derivante dall’integrazione in un contesto altro da sé. Alessio, in “Anna bello sguardo”, ultima chicca con cui è stato chiuso l’incontro, dopo aver conosciuto Anna, corre romanticamente con lei mano nella mano, per sorprenderla e portarla ad ascoltare “Anna e Marco” di Lucio Dalla in Via d’Azeglio dove risiedeva il cantante e dove – a sei mesi dalla scomparsa – hanno riprodotto tutti i pomeriggi alle 18.00 le sue canzoni.

Un cammino di fascino e riflessione, di capacità e sperimentazione quello di cui ieri è stato testimone Vito Palmieri. Con la sua attenzione ai dettagli, agli sguardi nascosti, alla vergogna intimamente covata, ai sogni quasi del tutto taciuti, agli auspici dei grandi e dei bambini ci ha fatto entrare in una dimensione inconsueta, dalla società sempre e solo sfiorata. E poiché l’artista ha già esplorato mondi esterni e interni a cui molti ancora non sono giunti, l’augurio è che possa arrivare – con le sue corse – a conquistare obiettivi ancora inaspettati.

Just Imagine vi aspetta con l’ultimo incontro lunedì 26 settembre, di cui sarà protagonista il regista bitontino Pippo Mezzapesa