La casa del Balilla mai realizzata a Bitonto negli anni '30. Storia di un edificio mai nato

La vicenda è stata ripresa e raccontata, qualche giorno fa, dall'ex sindaco Nicola Pice

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Una casa del Balilla (mai realizzata) anche a Bitonto, nei primissimi anni ’30, e in pienissimo centro.

Nicola Pice, per dieci anni sindaco (1998-2008) e attuale presidente della fondazione “De Palo-Ungaro”, ha ricordato qualche giorno fa, con minuziosità di dettagli, questo particolare episodio della storia della nostra città. Sia sulla personale pagina Facebook sia sul sito del museo.

Succede, allora, che nel 1927 il primo podestà Lorenzo Achille progettò e fece costruire in piazza XX Settembre il mercato coperto. Quando la costruzione era quasi a metà, qualcuno propose che vi si installasse la casa del Balilla, ma il podestà, compiuto il periodo quinquennale assegnato alla carica, volle andarsene e donò al Comune un suolo per quest’altra costruzione. Si era nei primi degli anni trenta, tanto è vero che la Gazzetta ufficiale del 16 luglio 1932 pubblicava il decreto del ministro Balbino Giuliano con il quale l’Opera nazionale Balilla, poi trasformata in Gioventù italiana del littorio (GIL), veniva autorizzata ad accettare la donazione disposta a suo favore dal podestà. Si trattava di un appezzamento di forma poligonale di circa 5mila mq incluso tra le vie Raffele Comes, Vito Acquafredda, Massimo D’Azeglio e una strada previsionale mai effettivamente realizzata.

Cosa era, però, la casa del Balilla? Luogo istituzionale nei quali si formava moralmente e fisicamente il giovane italiano in nome degli ideali propugnati dal regime. L’organizzazione statale che si occupava di perseguire questi obiettivi era l’Opera nazionale Balilla, peraltro ente proprietario di questi edifici, a cui era demandato il compito di curare l’educazione fisica e morale della gioventù italiana e di “formare la coscienza e il pensiero di coloro che saranno i fascisti di domani”.

Il progetto – racconta sempre Pice - fu predisposto dall’ingegner Mauro De Gennaro, lo stesso che con Ambrosi aveva progettato e andava realizzando l’edificio scolastico “Principe di Piemonte”, poi divenuto scuola elementare “N. Fornelli”. Il progetto di Mauro De Gennaro nell’ottobre del 1932 venne respinto dalla direzione dell’Ufficio tecnico dell’Opera nazionale Balilla perché “non rispondente alle direttive modernissime specie per l’architettura degli estremi, di carattere liberty e per l’impostazione planimetrica che segue schemi ormai sorpassati”.

Significa, quindi, che il progetto doveva necessariamente essere ispirato alle ultime Case del Balilla costruite e progettate. L’anno successivo, allora, sempre De Gennaro, presentò una nuova reimpostazione del progetto, modificato nell’architettura della facciata per essere intonata alle disposizioni moderne, rinunciando ad ogni elemento di stile liberty e caratterizzandosi per la massima semplicità delle linee e delle decorazioni.

Questa volta fu approvato, come riferito in una nota del 7 maggio 1933, ma non si trovarono gli adeguati finanziamenti di 100mila lire da parte del Comune e di 140mila lire da parte dello Stato.

Così è stato accantonato. Ma non definitivamente, perché, qualche anno dopo, tornò in auge.

Questo perché nel 1934, all’età di soli 27 anni, diventava architetto capo dell’Opera nazionale Balilla, con responsabilità di progettazione e di controllo nazionale, Luigi Moretti (1907-1973), uno dei più grandi architetti italiani del ‘900, artefice di opere importanti, complesse e visibili in tutto il mondo, tra cui  la Casa delle Armi, la Palestra del Duce e la Palazzina del Girasole a Roma, e poi le terme di Bonifacio VIII a Fiuggi, il santuario a Tagbha sul Lago di Tiberiade, la splendida chiesa Sancta Mater Ecclesiae nel quartiere romano di Decima, i cui valori iconici e spaziali sono ancor oggi oggetto di grande ammirazione. Realizzò, inoltre, le case della Gioventù a Roma, Piacenza, Trecate e Urbino, la casa della Gioventù femminile a Piacenza, e si dispose a progettare anche la Casa del Balilla di Bitonto.

La documentazione dell’intero progetto, conservata all’Archivio centrale dello Stato, è stata oggetto di un interessante studio del prof. Salvatore Damiano dell’Università di Palermo. Che sottolinea come “la Casa del Balilla di Bitonto, malgrado la dimensione limitata e quella modestia solo apparente, è stata concepita secondo un “progetto dello spazio” tipicamente ‘morettiano’, dimostrando pertanto, almeno sotto questo punto di vista, di avere poco da invidiare alle ben più note case nella Capitale o agli altri edifici ONB dell’architetto romano sparsi per il Belpaese. … In un ‘piccolo’ progetto destinato ad un centro minore del Sud Italia, un grande architetto come Luigi Moretti seppe anticipare, sebbene in forma primigenia, tutta una serie di tematiche che sarebbero diventate veri e propri tratti distintivi della sua azione progettuale, soprattutto del dopoguerra”.

Anche questo progetto – conclude Nicola Pice – rimase nei cassetti e questa volta per sempre, perché poi il suolo che sarebbe stato interessato dalla costruzione è stato venduto.