Giornata mondiale della Lotta contro l’AIDS. Gli ospiti di “Raggio di Sole” si raccontano in un reading letterario

Gli operatori della Casa Alloggio: “Sono venti anni in cui ci si è messi in gioco. Vivere questa realtà è mettere in primo piano la persona. È dare un valore al quotidiano, stare con e per gli altri”

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«Sono venti anni in cui ci si è messi in gioco affrontando difficoltà, timori, ostacoli, dolori e paure, ma anche gioia, passione, professionalità, speranza, amore, solidarietà e cura. Stare in Casa Alloggio Raggio di Sole, non importa se sei un dipendente o un residente, è trovare il proprio senso della vita. È mettere in primo piano l’individuo e il suo essere a prescindere».

 

Toccante il racconto degli operatori della Casa Alloggio Raggio di Sole, presente all’interno della Fondazione Opera Santi Medici Cosma e Damiano Bitonto-Onlus, che è stato condiviso in un momento di comunità, lo scorso sabato, in occasione dell’importante ventesimo anniversario di questa realtà e in previsione della Giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS del 1 dicembre.

 

«È dare un valore al quotidiano, è stare con e per gli altri, è riconoscere i sentimenti delle emozioni. Il grande Giorgio Gaber disse che finché qualcosa resta solo un’idea, è solo un’astrazione. Se si potesse mangiare un’idea si farebbe una rivoluzione. Noi l’abbiamo mangiata».

 

I residenti della Casa Alloggio Raggio di Sole insieme alla loro grande famiglia, al regista Francesco Tammarco e al musicista Pantaleo Annese hanno coinvolto i presenti presso la Sala Polifunzionale della Fondazione Opera Santi Medici Cosma e Damiano Bitonto-Onlus nella loro grande festa.

 

È stato un bellissimo, forte e coraggioso inno corale alla vita.

 

«Voglio condividere –questo l’augurio di Don Vito Piccinonna, presidente della Fondazione Opera Santi Medici- un messaggio che mi ha molto suggestionato di Papa Francesco alla Caritas di Roma. Facendo riferimento alla parabola del samaritano, ha augurato loro la sua stessa pazzia. Il coraggio di accogliere, avere misericordia e compassione cristiana verso il nostro prossimo, chiunque esso sia. Noi come Fondazione siamo samaritani, ma siamo anche locandieri».

 

«Dobbiamo meravigliarci di ciò che Dio è capace di fare, Dio è pazzo ed è innamorato delle sue creature. E beati noi se insieme come famiglia attraverso tutti i servizi riusciremo, con tutte le nostre fragilità, a fare così alla maniera di Dio grandi cose. Ringrazio tutti, anche agli operatori della casa alloggio e ai residenti. La loro presenza è importante anche per la comunità e oltre».

 

Tra i versi di Alda Merini e Nazim Hikmet o le parole di Paulo Coelho o ancora le note di Fabrizio De Andrè è trasparita una speranzosa volontà di continuare la ricerca della felicità da parte dei residenti della Casa Alloggio Raggio di Sole, la stessa a cui hanno fatto riferimento l’infermiera responsabile Maria Catena Trimarchi e la psicologa Miriam Naglieri

 

Secondo i dati dell’Istituto Superiore della Sanità in italia ci sono 130.000 pazienti cronicizzati, nel 2018 sempre sono state registrate 2847 nuove diagnosi di infezioni da HIV (4,7 nuovi casi per 100.000 residenti). La fascia più colpita è tra i 25 e i 29 anni. Nell’ 80,2% dei casi è causato da rapporti sessuali non protetti. Più del 50% delle nuove diagnosi, inoltre, avviene in condizioni avanzate di malattia.

 

Se i dati statistici possano spaventare, il vivere questa realtà permette di comprendere che l’affetto, il sorriso, il ridar dignità ai malati di Aids, l’accompagnarli, il metterci il cuore, dar loro speranza mette in circolo tanta vitalità e coraggio.

 

Ne è una prova Giuseppe Marzario che ha pubblicato con la casa editrice Insieme il libro “Ci metto la faccia e mi racconto. La mia storia di Aids e di riscatto in Casa Alloggio Raggio di Sole”.

 

Ciò che scrivo è quanto capisco, quanto intuisco, dal mio punto di vista. È frutto delle mie riflessioni. È che sono ormai convinto che nessuno va giudicato con superficialità e il mio attuale sforzo di comprensione è in questo senso. Bisognerebbe conoscere il vissuto altrui prima di esprimere un giudizio –questo il messaggio che ha lanciato Giuseppe- ed è per questo che voglio raccontare la mia vita mettendoci la faccia, non perché la mia vita sia esemplare da trarne vanto ma per significare quanta importanza ha il vissuto e quanto pesa nell’esistenza di qualcuno. È come la sieropositività c’è, ma non si vede”.