"I Racconti di Ulivo" di Enzo Morelli rivivono nella voce dell'attore Francesco Martinelli

Meravigliosa serata-evento nella splendida location di Castel del Monte a cura della Secop Edizioni di Peppino Piacente, fra tele, recitazione e un concerto del maestro Vincenzo Mastropirro

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DI ROSANNA PROCACCI

Venerdì 1 luglio, un evento di arte e cultura, che ha avuto una vasta eco poiché mostra itinerante e presentazione di un volume, ha emozionato e interessato i presenti e i partecipanti stessi. La presentazione de “I Racconti di Ulivo” di Enzo Morelli ha unito arte e cultura riguardante sua maestà l’Ulivo, simbolo della nostra terra, simbolo di fecondità, di forza e resilienza. Ben 19 autori hanno donato le loro parole, in prosa e poesia, unendole alle opere pittoriche del Morelli. A dar voce all’Ulivo protagonista è stato Francesco Martinelli, noto operatore culturale e soprattutto artista del panorama coratino.

Riporto lo sviluppo di un’intervista che, in fondo, è stato un meraviglioso scambio e confronto di opinioni, di pensieri, di riflessioni. Arte e cultura: due concetti che a volte, erroneamente, vengono confusi: la cultura è la comunicazione, il punto di approdo, mentre l’arte costituisce una ricerca di espressione, è il punto di partenza, ha una estensione verticale. Oggi, purtroppo, siamo a punto zero nell’arte. Ciononostante Francesco Martinelli si definisce un artista, perché vive di arte, è alla ricerca continua dell’arte. Certo, è noto per il suo impegno nell’ambito teatrale con il Teatro delle Molliche, ma Francesco è molto di più, poiché egli fa arte, poiché si riconosce in Dio, in un periodo storico in cui l’arte è confinata, è campata in aria, avendo subito un processo disumano. Arte significa anche vivere in contemporanea, a differenza della cultura che invece è un processo che porta a guardare l’accaduto, l’oggi con una visione condivisa.

L’arte va a cercare anche la sofferenza: dove c’è il dolore o la gioia lì c’è l’artista, poiché l’arte ti rende attento. Chi ha fede riesce a dare un perché alla sofferenza, ci da’ un senso, anche se non si dà che un’unica risposta: l’unica certezza in Dio, che ci dona anche la speranza. La sofferenza, che inevitabilmente si incontra nella vita, è quella che porta al cambiamento, fa fare delle scelte; essa va sublimata (patire viene da pathos, cioè passione, quindi amore). Come Papa Francesco sottolinea, la sofferenza altrui e anche dell’ambiente in cui viviamo dobbiamo renderla personale, viverla sulla propria pelle, per poterla comprendere.

L’evento lo ha visto protagonista poiché Francesco ha realizzato già nel 2015 un cortometraggio che parlava della xilella in Puglia, quando il problema, che ha devastato molti ulivi secolari salentini, era ancora agli albori. Qual è la cosa che fa più male a Francesco? Sicuramente il fatto che l’uomo si sia assuefatto al brutto, del quale esistono tante gradazioni e il fatto che si spacci il brutto in bello, il che è notevolmente nocivo, è orrendo. La bellezza, invece, è legata alla positività, è illimitata: nell’arte c’è solo bellezza. Per ogni autore, Francesco ha letto ciò che ognuno di loro ha dedicato agli ulivi, come il maestro di pittura Enzo Morelli, di cui si è ammirato la mostra itinerante. Ad emozionarlo, il fatto che tanti hanno dedicato opere agli ulivi e soprattutto il tentativo riuscito di unire le creature al creato, attraverso l’antropomorfismo per cui a parlare era l’Ulivo: quando c’è un momento di unione tra creatura e creato c’è anche il Creatore! Inoltre il luogo in cui si è svolto, il Castel del Monte, è il tentativo di sintesi della bellezza : il panorama da quella collina genera quel WoW che rende l’arte libera di esprimersi, esattamente come si sono espressi coloro che hanno progettato il Castello, che è in perfetta sintonia con la collina e che ha ricordato all’artista di essere uomo, in quanto nell’arte si può essere tutto: cielo, albero, collina; nell’arte viene riconosciuta l’umanità, poiché essa ha il valore alto che ricerca l’etica che l’arte stessa deve avere. Quando si fa arte, si dà disponibilità alla luce, poiché” il bello non mi appartiene, me lo ha dato Dio”, si ha la consapevolezza che noi apparteniamo al bello, facciamo parte del bello, poiché la bellezza è la luce e noi siamo parte della luce senza limiti!

E siamo anche testimoni della Verità, che non è un ideale, ma è la certezza di una persona reale: Gesù Cristo. Come suoi testimoni e testimoni della sua luce non possiamo non dare ascolto al “grido dei poveri e al grido della terra” (Papa Francesco), dell’ambiente che mostra i segni della sofferenza. Ringrazio Francesco per aver messo nelle mie mani i suoi pensieri di luce. Bellezza, Amore, Luce sono i concetti cari all’artista, espressioni dell’adesione ad una Fede che illumina i suoi occhi, il suo sguardo, la sua voce, i suoi gesti, nell’ espressione della sua arte ma anche nelle sue semplici azioni quotidiane.