Il Centro Ricerche ha presentato l'ultimo numero della sua rivista storica "Studi Bitontini"

Nel terzo appuntamento della rassegna "Di Venerdì" sono intervenuti Federico Marinelli e Francesca Sivo, autori di alcuni dei saggi

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Nel terzo appuntamento della rassegna “Di Venerdì”, il Centro Ricerche di Storia e Arte ha presentato al pubblico il numero doppio 109-110 di “Studi Bitontini”, la sua storica rivista, fondata nel 1969 ed edita da EdiPuglia. Una rivista che, per il sodalizio, è tra i principali organi di divulgazione di ricerche, approfondimenti, confronti su temi, documenti, eventi, oltre che mezzo per sensibilizzare su problemi di tutela e gestione relativi alla storia, paesaggio, patrimonio tradizionale e cultura materiale della Puglia, con particolare riferimento al territorio di Bitonto.

Preceduti dai saluti del presidente del Centro Ricerche Marino Pagano, ospiti della serata sono stati due degli estensori dei contributi all’interno del volume: Federico Marinelli, autore del saggio “Epigrafi medievali inedite a Bitonto”, e Francesca Sivo, con un ricordo di Claudio Leonardi, grande studioso del Medioevo.

Il contributo di Federico Marinelli è l’esito del lavoro svolto nell’ambito del corso di Epigrafia Medievale della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università degli Studi di Bari. Uno studio basato sull’analisi di tre testimonianze epigrafiche di epoca medievale, «provenienti da due contesti diversi del centro storico bitontino, distinti sia cronologicamente che topograficamente».

La prima delle tre epigrafi, la stele funeraria di Gemmata, è sita nel succorpo della cattedrale, lì ricollocata come concio all’interno del muro di catena della controfacciata dell’edificio religioso, come spiega Marinelli anche nel testo del suo saggio: «Il nome della defunta, Gemmata, è una variante del nome Gemma, abbastanza diffuso nell’Italia meridionale almeno fino al XIV secolo, quando Giovanni Boccaccio attribuisce questo nome a una protagonista di una delle sue novelle, la quale termina con il riferimento proprio alla famosa fiera annuale bitontina di san Leone».

La seconda, invece, si trova nella chiesa di san Francesco alla Scarpa. Recita: «Questo sepolcro è del giudice Pietro de Valente e dei suoi eredi: pregate per loro». Un’iscrizione che, per l’autore, è probabilmente stata «espunta dal contesto originario durante i numerosi lavori architettonici che hanno interessato il tempio».

Come la seconda, la terza epigrafe presa in esame, anch’essa nell’ex complesso conventuale di san Francesco alla Scarpa, è databile alla seconda metà del XIII secolo. Recita: «Questo sepolcro è del notaio Giovanni de Alessio e dei suoi eredi (realizzato) per lui dagli eredi degni di onore del sire Leone lo speziale».

Un nome, quello di Giovanni de Alessio, che compare anche in altri documenti.

«È evidente – dice Marinelli – che la chiesa di San Francesco Alla Scarpa, i cui lavori iniziano sicuramente dopo il 1284, attirava parecchie attenzioni e desideri di sepoltura in quel preciso luogo, da parte della èlite della civitas, sia per l’interesse regio della costruzione, sia per la novità che incarnava l’ordine francescano all’interno della società bitontina e medievale».

A concludere l’evento, Francesca Sivo, con il suo ricordo personale di Claudio Leonardi, conosciuto a Firenze nel 2001, durante il Quinto Corso Internazionale di Formazione Bibliografica, indirizzato ai collaboratori di Medioevo Latino, «sua geniale e fortunata creatura scientifica, oltre che strumento cartaceo e digitale ormai irrinunciabile per chiunque si accinga ad intraprendere un percorso di studio e ricerca sul campo».

Per Sivo, uno dei più grandi meriti di Leonardi è «aver letto, studiato e insegnato gli autori e i testi mediolatini non solo in relazione al loro tempo e agli elementi di continuità e innovazione rispetto al patrimonio culturale con cui si confrontano, ma anche alla luce della vita cristiana dei nostri giorni. Del resto, come egli stesso afferma, “un tempo non si giudica solo confrontandolo con il suo passato, lo si deve confrontare anche su tempi diversi, anche sul suo futuro: soprattutto lo si deve comprendere nella sua realtà. Sempre più l’Alto Medioevo appare, così, come un grande tempo dell’esperienza storica dell’umanità. Un tempo di cui bisogna scoprire il significato”».

Il volume presentato continua, poi, con altri contributi interessanti e con le schede bibliografiche dei più interessanti libri di ricerca storica e artistica pubblicati nei mesi scorsi. Oltre che con un sunto delle principali attività che hanno visto protagonista il Centro Ricerche.