Il dietro le quinte dell'Aida/Parte1. L'incontro con tre mondi e tre generazioni diverse

Antonio de Lucia (regista), Luca Testa (direttore d'orchestra) e Michele Lisi (scenografo) raccontano la loro avventura a Bitonto

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Ieri sera, nel trambusto delle prove di preparazione, abbiamo incontrato alcuni dei protagonisti dell’Aida, dell’Associazione “La Macina”, che questa sera tingeranno d’africani colori l’atrio dell’Istituto Sacro Cuore.

Il dietro le quinte, la macchina, il cuore di questa meravigliosa opera verdiana.

«Mi lega alla vostra città – dichiara il regista leccese Antonio de Luciaun antico legame di amicizia con i ragazzi del “La Macina” che, seguiti sin dalle origini, oggi ritrovo tutti artisti. Per me questa esperienza non è una novità, è il ricorrere di un appuntamento consueto che diventa motivo di vera gioia».

«Abbiamo la fortuna di avere artisti esperti e bravi, tanti ragazzi, giovani artisti volenterosi di lavorare e crescere: sono loro la vera forza di questa produzione – continua sorridendo de Lucia -. L’impegno artistico e sociale dell’associazione è qualcosa di importante soprattutto per le anime che stanno formando».

Traspare, così, tutta l’esperienza e l’emozione di questa Aida in veste bitontina.

«È sempre una novità e una gioia dirigere l’Aida. Non è mai routine dare voce e spazio all’arte suprema, la musica e la poesia ed è importante che questo arrivi agli spettatori. Bitonto è sempre più bella e in ordine– prosegue –. Questo mi fa felice. Spero che il recupero del centro storico proceda sempre più velocemente».

Stupisce sempre come nonostante si abbiano attori di nazionalità, culture e caratteristiche diverse, la musica riesca a superare tutto ciò.
Anzi, sappia amalgamare le differenze in maniera sublime.
E riesca a far cantare tutti allo stesso modo, nella stessa lingua.

Arriva così perfetta e sonora la risposta del regista. «L’opera parla di emozione e l’emozione è transnazionale. In Italia come in Francia, a Bitonto come a Tokyo moriamo, amiamo, teniamo ai nostri figli tutti allo stesso modo. La parola diventa solo un mezzo meccanico di comunicazione…».

Dettagli più particolareggiati arrivano dal direttore dell’orchestra, il maestro Luca Testa.

«Cercherò di dare una lettura dell'Aida quanto più sentita. Verdi, in questa sua opera, mette in risalto il lato psicologico dei personaggi e con Aida raggiunge l’apice perché riesce a connotare tutti mettendosi dalla parte del pubblico. L'importanza dei sacerdoti è al di sopra del potere politico. Verdi è profondamente anticlericale e mette in evidenza come il potere dei sacerdoti vada al di là di quello che è il loro compito, condannando anche dal punto di vista sociale. Amneris, infatti, maledice i sacerdoti e come un fulmine supremo la maledizione torna su di sé con la profonda delusione amorosa».

«L'amore eterno – continua il direttore - viene lasciato ai due amanti che stanno morendo. Essi trovano nella morte la perfezione della nuova vita eterna, in una sorta di congiunzione tra eros e thanatos».

Un curriculum chilometrico, internazionale e d’eccellenza quello del maestro Luca Testa che questa sera nella nostra città condurrà l’orchestra dell’Accademica Sinfonica della Chernivtsi Philharmonic Society.

«È una bellissima esperienza essere tra amici – conclude -  sono stato felice di essere invitato a Bitonto da Pino Maiorano. Sono venuto subito senza se, senza chiedere perché. Qui c'è un clima di amicizia difficile da trovare nelle situazioni più professionali che fa stare davvero bene».

In ultimo, dietro le quinte, nascosto tra fili e drappeggi, abbiamo incontrato lo scenografo e concittadino Michele Lisi.

«Lavoro al Petruzzelli dal 2008 – ci racconta -. Qui ho appreso molte tecniche e questo allestimento è stato il punto di contatto con l’Associazione “La Macina”. La scenografia di certo non sarà ricchissima ma fa parte di un contorno fondamentale. Serve per creare l'atmosfera giusta, per stupire l’occhio dello spettatore. Rappresentiamo voli, suoni, macchine nascoste, l'effimero con la realtà e senza la passione di tutti non si avrebbe tutto questo. Ho firmato l'Aida a Noicattaro grazie al mio maestro Damiano Pastoressa è solo grazie a lui se ho la possibilità di mettermi in discussione».

«Spero – con velata emozione conclude - che la nostra città diventi davvero terreno fertile per uno sviluppo culturale di qualità e che tutti possano dare il loro contributo, possano dare il loro, il nostro, meglio».

Attendiamo così, con gioia, di vedere stasera questa sempreverde (è il caso di dirlo) Aida che ha unito territori, età ed esperienze diverse con l’amore per la musica e l’arte.