L'importante eredità normanna nel sud Italia. Ne parla il professor Edoardo Spagnuolo

"I normanni hanno unificato l'Italia meridionale con il Regno di Sicilia"

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Quale è l’eredità che i Normanni hanno lasciato nel Mezzogiorno d’Italia, durante il periodo in cui lo hanno governato? E cosa sarebbe successo se, nella battaglia di Civitate del 1053, a vincere fossero state le truppe di papa Leone IX?

A rispondere a questi quesiti è stato il professor Edoardo Spagnuolo, ricercatore campano che, martedì, è intervenuto a Bitonto durante la presentazione del primo numero della rivista “Lo scudo e la spada”. Evento che rientra nel progetto del Parco delle Arti "Progetto comunale Bitonto Città dei Festival: Viaggi Letterari Nel Borgo - VII Edizione" e in quello del "Maggio dei libri".

La battaglia di Civitate vide scontrarsi i Normanni, guidati da Umfredo d'Altavilla e un esercito di Suebi, Italiani e Longobardi coalizzati da papa Leone IX. La vittoria normanna diede inizio ad un lungo conflitto, che finì nel 1059 con il riconoscimento delle loro conquiste nell’Italia meridionale.

«Se avessero vinto le truppe del papa la frammentazione politica del Sud Italia sarebbe stata irreversibile. La battaglia di Civitate e il suo esito furono alla base dell'unificazione dell’Italia meridionale con il Regno di Sicilia, con capitale a Palermo» sostiene il ricercatore, evidenziando come il nostro territorio debba moltissimo ai normanni e agli svevi: «I normanni diedero vita ad un regno rispettato e riuscirono ad imporre il rispetto della legge su tutto il territorio. lasciarono tantissime tracce dal punto di vista artistico e monumentale. A Palermo di epoca normanna è la Cappella Palatina, che è tra i monumenti più belli al mondo. Si respira ovunque l’identità normanna e sveva. Le altre dominazioni non hanno lasciato così tanta eredità».

Sull’argomento, tuttavia, c’è una grande carenza dal punto di vista divulgativo, come aggiunge il giornalista Marino Pagano e come conferma lo stesso Spagnuolo, ricordando che l’Università di Bari ha fatto un grande lavoro divulgativo in merito, ma nelle scuole ben poco è arrivato.

Nel corso dell’evento si è anche ricordato il professor Licinio, scomparso a febbraio, che tanto si è speso nello studio di quel periodo storico ed in particolare sulla figura di Federico II di Svevia.