L'Orchestra sinfonica metropolitana di Bari rende omaggio al musicista Raffaele Gervasio

Continua la riscoperta dei musicisti pugliesi, progetto del Traetta Opera Festival e del direttore Vito Clemente

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Una serata di buona musica, quella di Venerdì 2 Ottobre a Bitonto, presso la chiesa di San Gaetano, dove, nell’ambito della stagione concertistica 2020, l’Orchestra Sinfonica Metropolitana di Bari, diretta dal Mº Vito Clemente, ha eseguito il concerto-omaggio a Raffaele Gervasio, ideale viatico per la stagione delle Notti Sacre 2021. L’evento s’inscrive nel quadro del progetto di recupero e valorizzazione dei musicisti nostri conterranei, posto in essere dal Traetta Opera Festival, che, su questo versante, ha raccolto il testimone dal Centro Studi Traetta.

Si tratta di autori in alcuni casi scoperti (i contemporanei viventi) in altri casi riscoperti, in altri ancora letteralmente tratti da un’ingenerosa penombra in cui tanta storiografia di settore li ha relegati (pregevole, ad esempio, l’odierno “lavoro di scavo” compiuto dal Traetta Opera Festival su Tommaso e Filippo Traetta, su Pasquale La Rotella, sui De Lillo padre e figlio, e su altri musicisti pugliesi). Ieri sera si è celebrata, si diceva, l’opera di Raffaele Gervasio, compositore barese (1910-1994), docente al Conservatorio Piccinni, studioso di musica pura e “applicata” e autore prolifico per il teatro e la radio-televisione italiana (sue le musiche del grande successo teatrale Carosello napoletano del 1950, della Settimana Incom, sua la nota sigla del Carosello e le musiche del Giornale Radiosera). San Gaetano, chiesa ben risistemata in anni recenti, gremita pur nel rispetto dalle norme sul distanziamento sociale, per una sera è stata teatro profondo dell’ascolto e cornice intima di un’opera intensa.

L’Orchestra (organico sinfonico tradizionale, con archi, legni a due, trombe e timpani, e i timpani pure percussionisti, nella selva di percussioni del pezzo di Gervasio), diretta da par suo dal Mº Clemente - la solita verve gestuale e quella naturalezza nel creare empatia col pubblico - ha imperniato il concerto sui detti tre autori pugliesi, F. Traetta, R. Gervasio, M. De Lillo, inframmezzandoli a Mozart, quasi in un’amena alternanza di rime: Traetta-Mozart, De Lillo-Mozart, Gervasio-Mozart. Si è partiti da Filippo “Phil” Traetta, con l’Ouverture di carattere sacro Jerusalem in Affliction (1828) - a suo tempo revisionata proprio dal Centro Studi Traetta - avvicendata coll’aria da concerto Alcandro “Lo confesso”. Si è poi passati ai contemporanei, con Massimo De Lillo, barese anche lui e figlio del noto compositore Ottavio, che ha scritto per quest’occasione un’Ave Maria riguardosa del programma Aspettando Notti Sacre (che quest’anno, come si sa, non s’è più tenuto). Ma un po’ tutta la scaletta s’è snodata attorno ai temi della musica sacra, con, in più, il Mozart da concerto, che potremmo definire di un sacro laicizzato. È stata quindi la volta del Mozart di Et incarnatus est, dalla Messa in C minore, K 427, appena prima del clou della serata, l’omaggio a Raffaele Gervasio, con Florilegio ‘83, degli anni Ottanta, tributo per i 110 anni dalla sua nascita: pezzo complesso per orchestra, che ha saputo esaltare la prova dei solisti. Per finire, ancora Mozart con l’aria da concerto Chi sa, chi sa, qual sia.

Degna di menzione è la performance, molto apprezzata dal pubblico, della soprano Gabriella Costa: voce sensibile, di buona autorità, in espressioni di notevole garbo e stile. L’intonazione sempre ben modulata, dalla sonorità più lieve alla più scura, ha saputo illimpidire di luce mistica i coni di profondo silenzio della chiesa, sì che il suo canto, dono di Dio, è sembrato come volgere in invocazione.

È dunque da queste premesse artistiche che si va dipanando il lavoro di certosina umiltà del recupero storico-filologico dei Nostri, in un alveo entro cui il direttore Clemente e tutto il T.O.F. si stanno muovendo, da anni ormai, e con un respiro vieppiù internazionale. Una ripresa, non in chiave meramente rivendicativa ma di schietta tutela di un patrimonio musicale da non disperdere, quale ideale lascito che chiama ad un compito nuovo la generazione odierna di artisti e di critici.

Lo ribadisce, senza ambagi, il direttore Clemente: « Il progetto comincia con un manipolo di non-musicisti che negli anni Novanta creano l’Associazione Musicale Traetta, che poi diventa il Centro Studi. Da qui nasce tutto. Dopo di che, il Traetta Opera Festival ha semplicemente preso il testimone di questa iniziativa, quando io, all’epoca giovanissimo, mi avvicinai a Traetta e ad altri autori coevi. Il profilo identitario pugliese ha poi preso ancor più corpo, non solo nei confronti degli autori da riscoprire che non ci sono più ma anche degli autori viventi. Gervasio è oggi tra quegli autori che si seguono poco. Quando il maestro era in vita era “il” maestro, chiamato da Rota alla cattedra di Composizione a Bari. Dopo il 1994, anno della sua morte, le occasioni per il suo ascolto sono state poche, nonostante il grande lavoro della figlia Leietta sulle opere del papà, con la ricerca e la digitalizzazione di tutto il materiale, l’elaborazione di un catalogo pubblicato e la realizzazione di un sito web da cui si possono scaricare le musiche stesse. Nel mio piccolo, nel 2004, in occasione dei 10 anni dalla morte, ho realizzato un cd monografico che si chiama Carosello, uscito per la casa editrice Tactus ».

Ecco dunque l’auspicio per il Traetta Opera Festival, e per il maestro Clemente: la scoperta e riscoperta di autori in cerca di una più adeguata “cittadinanza” nella memoria delle generazioni avvenire. La volgarizzazione, pur doverosa, non sia però intento di “popolarità” ma elevazione di una coscienza dell’arte e degli artisti. Ogni superficialità sarebbe una deformazione imperdonabile dell’opera oggi riproposta al pubblico. Il direttore Clemente questo l’ha ben compreso, e da tempo: noi siamo con lui, in questo compito sereno, con la speranza che tale cammino possa seguitare lungo i più consoni binari di ricerca e fruizione. E, a quanto pare, anche il pubblico mostra di gradire, distanziandosi, sì, ma non troppo dalla musica…