“La mafia sociale”, il richiamo di Seccia alla società civile nella lotta alla malavita

Presentato sabato al Torrione Angioino l’ultimo libro del Procuratore di Lucera

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“Se soffi sulla cenere non c’è nulla in essa che opponga resistenza per non volarsene via. Rendere cenere ogni cosa è la sua forza”. Metafora efficace per definire l’azione della mafia e della sua capacità di cancellare tutto, Stato, sviluppo, energia dei cittadini. è in questi termini che Domenico Seccia, Procuratore della Repubblica di Lucera, parla della criminalità organizzata pugliese nel suo libro “La Mafia Sociale”, presentato sabato sera al Torrione Angioino. L’incontro, organizzato dalla Libreria del Teatro, ha visto l’autore dialogare con il sindaco Michele Abbaticchio, la presidente dell’associazione Agorà Gianna Sammati e il Commissario di Polizia Francesco  Triggiani.

“Ci sono forme mafiose silenti– ha avvertito Seccia – che si mimetizzano tra la gente, contro le quali è necessario rafforzare la cultura dell’antimafia sociale”. Oggi la legge, secondo il Procuratore di Lucera, è sempre più staccata dalla coscienza: “Lo dimostra il caso dei piccoli tribunali – ricorda -: i cittadini vogliono che rimangano attivi, invece si tende ad accorparli a procure che lavorano già oggi in modo macchinoso”. 

Proprio il tribunale di Lucera, come quello di Bitonto, è attualmente in fase di chiusura e di accorpamento a quello di Foggia.“Negli anni è mancata una vera strategia dell’antimafia sociale – ha ammonito l’autore – e anche a livello giudiziario si è pensato quasi esclusivamente a perseguire i fatti eclatanti, come gli omicidi,  piuttosto che a indagare sulle cause di quei fatti. Quando la mafia non ammazza, vuol dire che i suoi clan si stanno spartendo gli affari tranquillamente”. 

Nel suo libro, Seccia fa riferimento in particolare alla malavita che conosce meglio, quella del foggiano, della Capitanata e del Gargano: “mafie silenti– le ha definite -, piccole organizzazioni malavitose di paese, ma comunque riconosciute come mafie dalla Corte di Cassazione. Si tratta di forme criminali alle quali purtroppo sempre più spesso gli stessi imprenditori vanno a chiedere quella protezione che lo Stato non riesce a garantire”. Non manca un cenno anche alla malavita bitontina che, secondo Seccia, si è tanto radicata da non essere stata ancora sconfitta.

Per questo è necessario parlarne, organizzare incontri sulla legalità, affrontare il tema nelle scuole, come ha ricordato Abbaticchio. “Il ruolo di protagonista nella lotta alla mafia – ha affermato il primo cittadino – è della società civile, senza bisogno di eroi e di contrapposizioni, e le istituzioni devono accompagnare e incoraggiare l’attività delle associazioni del territorio impegnate su questo fronte”.

Gli fa eco lo stesso Seccia quando afferma che “la mafia si batte presidiando il territorio, sull’esempio delle parrocchie e degli oratori, prendendo i ragazzi dalla strada prima che lo faccia la criminalità”. è proprio per rafforzare tale lotta ha deciso di scrivere questo libro, dedicato non a caso “a chi crede ancora che sarà diverso”.