La Rubrica di Simone Santamato/La Persistenza filosofica

Ma, senza la meraviglia, la paura di ciò che non conosciamo, e la curiosità, quindi, di conoscerlo, siamo uomini?

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Ciao a tutti, io sono Simone Santamato, ho 17 anni e frequento il Liceo Classico Sylos. Sono un grande appassionato di Filosofia, Psicologia e Psicoanalisi. Pur avendo una capigliatura abbastanza stereotipata, cercherò di dimostrarvi che gli stereotipi sono solo mere etichette di catalogazione, che rendono il singolo un plurale. Cerchiamo di riportare in auge la filosofia: meravigliamoci! Cosa significa “Filosofare oggi”? È proprio questa la domanda che si pone questa rubrica. In un mondo nel quale la scienza è riuscita a dar un significato concreto e assiomatico a concetti base, magari, della Filosofia, come può questa integrarsi nell’odierno? È possibile ancora filosofare oggi? E come sarebbe possibile farlo in un mondo sempre più orientato all’algoritmica e meno al pensiero euristico? È proprio qui che nasce questa rubrica, la quale cerca di lacerare quel velo di conoscenza relativa delle plurime cose, concentrandosi su quelle più piccole. È proprio il banale che ci insegna come la conoscenza umana sia limitata ad una comprensione più collettiva, approssimativa e grossolana della Realtà e del Reale. Il meravigliarsi, "thaumazo" in greco, è alla base della scoperta filosofica, direbbe Aristotele. Bisogna anche ricordarsi, però, che la resa in italiano di tale verbo non è pregna di significato come lo era per i greci antichi: per loro, questo verbo rappresentava la meraviglia che derivava da una minaccia. Quindi, rappresentava la paura: la paura dello sconosciuto, o, ancor peggio, dell’inconoscibile. Peggio dell’inconoscibile vi era il divenire: il passivo mutare delle cose, la loro corruttibilità. E, come se non bastasse, questo divenire era anche, in quanto tale, inconoscibile, poiché incomprensibile all’uomo. L’uomo quindi, pur di capire l’essenza, l’anima, di questo divenire, e conoscere le cose, ha deciso di orientarsi verso la plurima conoscenza: grazie alla relatività, credeva di poter scendere nel particolare, complice un’ordinazione tassonomica delle cose. L’uomo ha smesso di meravigliarsi, ha smesso di aver paura, poiché pensa di conoscere. Ma, senza la meraviglia, la paura di ciò che non conosciamo, e la curiosità, quindi, di conoscerlo, siamo uomini? Filosofare oggi non è impossibile: basta guardare il mondo con occhi di curiosità e meraviglia, e non con superba conoscenza sofistica.