Mariotto, l’effigie di San Michele Arcangelo festeggia cento anni. Il fascino del culto micaelico

La frazione si prepara a vivere la ricorrenza con preghiere ed eventi

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Osserva i fedeli da una nicchia della chiesa di Mariotto e stringe tra le mani uno scudo, una spada e una bilancia. È l’effigie di San Michele Arcangelo, che quest’anno compie il suo centenario.

Realizzata nel 1914 in cartapesta leccese da un maestro cartapestaio, la statua è stata collocata lì a simboleggiare la difesa contro il male. Nell’osservare quel piede che schiaccia impietoso la testa del demonio, i mariottani confessano di aver sempre provato un sentimento di sicurezza e probabilmente, in questi cento anni, sarà stato lui –San Michele lo psicopompo- ad accompagnare le anime del paese all’eterno godimento del Paradiso.  

Perciò, la parrocchia Maria S.S Addolorata festeggerà la ricorrenza con tre giorni di preghiera ed eventi.

Le celebrazioni si apriranno giovedì 8 maggio, giorno in cui ricorre l’anniversario dell’apparizione dell’Arcangelo, con una messa solenne, la processione della santa effigie e il concerto bandistico “A. Planelli” di Bitonto, diretto dal M. Nicola Cotugno. Il pomeriggio seguente, alle ore 19,00, una conferenza tenuta dal Prof. Nicola Pice -presidente del Centro Ricerche Storia e Arte di Bitonto- condurrà i fedeli alla scoperta dei segreti e delle tradizioni del culto micaelico. 


A seguire, una mostra di oggetti sacri sul santo verrà allestita in Villa Iannuzzi, grazie alla collaborazione di tutti i mariottani che hanno messo a disposizione statuine, campane e medagliette. 
Il tutto si concluderà domenica 11 maggio con un pellegrinaggio parrocchiale a Monte Sant’ Angelo. Ma intanto, in questi giorni le famiglie si sono preparate all’evento andando alla riscoperta delle tradizioni degli anziani e dei loro viaggi al luogo di culto micaelico, in quegli anni in cui una fede sincera si completava con la semplicità dei cuori. 
Raccontano, infatti, che si partiva di notte forniti di un modesto pranzo a sacco, si arrivava lì la mattina seguente e con un corteo guidato dal pennacchio giungevano alla spoglia grotta. Ma era soprattutto al ritorno che la devozione si sublimava, quando ancora inondati di spiritualità, i pellegrini concludevano il viaggio con un corteo per le vie della frazione e con la loro testimonianza, intonando tutti in coro il ritornello “Siam pellegrini, siam figli tuoi, San Michele Arcangelo prega per noi”.

“Quando ero ragazza –spiega una novantenne di Mariotto- San Giovanni Rotondo non era ancora un luogo di devozione perché Padre Pio era in vita. Si andava dritti a Monte Sant’Angelo, dopo aver messo i soldi in un salvadanaio per tutto l’anno. Era un momento di fede ma anche di divertimento, in quegli anni di stenti e privazioni”.