Michele Muschitiello e Laura Fano ricordano lo scandalo delle elezioni politiche del 1913

A cento anni di distanza, i due bitontini hanno ricordato l’episodio, in un saggio storico presentato sabato scorso nella Sala degli Specchi

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Cento anni fa si tennero a Bitonto, come in tutta Italia, le prime elezioni politiche a suffragio quasi universale maschile. Fu una data importantissima. Milioni di persone, prima escluse perché non raggiungevano i requisiti di censo richiesti, si recarono per la prima volta alle urne, per indicare quali forze politiche mandare in Parlamento. 

Ma a Bitonto, Giovinazzo e Terlizzi quelle elezioni furono ricordate anche per un altro motivo, molto meno glorioso. Brogli e violenze, da parte dei mazzieri del candidato Domenico Cioffrese, impedirono il libero svolgimento dell’appuntamento elettorale. A farne le spese gli altri tre candidati Gaetano Salvemini, Giuseppe Laudisi e Gaetano Vitagliano. Una brutta pagina per la città. 

A cento anni di distanza Michele Muschitiello e Laura Fano hanno ricordato quegli eventi nel saggio storico “1913: Il suffragio quasi universale. Scandalo nel collegio di Bitonto – Terlizzi – Giovinazzo”. Il volume, edito da Edizioni Raffaello, è stato presentato sabato scorso, nel giorno del centenario di quelle elezioni, a Palazzo Gentile.

Ad introdurre la serata è stato Antonio Uricchio, rettore dell’università di Bari, che ha sottolineato come “le consultazioni elettorali del 1913 furono molto importanti. A Bitonto furono in 18 mila i cittadini che poterono recarsi alle urne, contro i 4 mila delle precedenti elezioni”.

Senza dubbio fu una svolta democratica, ma l’episodio narrato dimostrò come non si fosse ancora raggiunta una piena maturazione democratica” ha aggiunto Uricchio, prima di passar la parola all’assessore Vito Masciale, intervenuto in rappresentanza dell'amministrazione.

Per capire le vicende locali bisogna guardare al contesto nazionale – ha continuato Laura Fano – Giolitti si trovò a guidare un Paese arretrato rispetto al resto d’Europa. Mentre al Nord sostenne modernizzazione e sviluppo dell’industria, al Sud ebbe un atteggiamento diverso, più accondiscendente verso i latifondisti e meno favorevole verso i contadini. Atteggiamento che gli valse l’appellativo di “Giano bifronte”, da parte dei giornalisti dell’epoca. Spesso al Sud furono utilizzati metodi brutali per influenzare i risultati elettorali”.

Ci furono tutta una serie di malversazioni e brogli – ha proseguito Muschitiello – Salvemini godeva di largo consenso tra le classi più deboli. Cioffrese, invece, non aveva un partito alle spalle ed era sempre stato sconfitto nelle consultazioni precedenti. E, proprio per crearsi una base elettorale, si accordò con l’ex sindaco Scivittaro per ottenere il suo appoggio, in cambio del ritiro di alcune denunce che pendevano su di lui”.

Diversi furono i metodi con cui furono ostacolati gli avversari, da parte dei mazzieri di Cioffrese. “I capi del Partito Socialista, a cui apparteneva Salvemini, furono minacciati e aggrediti, in modo da impedir loro di presenziare nella commissione elettorale, che fu quindi costituita dai soli sostenitori dell’avvocato bitontino – ha ricordato il co-autore del testo – I certificati elettorali, inoltre, furono consegnati solo a persone vicine a Cioffrese, mentre fu ostacolata la consegna agli altri. Il tutto con l’appoggio delle forze dell’ordine, del clero e della malavita, che a Terlizzi tentò pure di uccidere Salvemini. Fortunatamente la pistola si inceppò. Agli avversari fu, dunque, impedito di fare campagna elettorale. Il risultato finale fu una vittoria schiacciante di Cioffrese. Poche decine di voti andarono a Salvemini, molti dei quali assegnati dagli stessi sostenitori di Cioffrese, per far risultare dei consensi anche al socialista molfettese”.

Ha presenziato anche il deputato del Pdl, di origini bitontine, Francesco Paolo Sisto, che ha colto l’occasione per discutere della situazione politica odierna, tra larghe intese, scollamento tra politica e cittadini e legge elettorale che “non deve essere basata solo sulle preferenze, perché, se da un lato molte persone votano secondo scienza e coscienza, molte altre votano, sulla base di indicazioni prive di alcun carattere ideologico, personaggi che fanno politica sulla pancia degli elettori”.

Oggi la politica ha perso la dignità dell’ironia, a vantaggio dell’insulto verso l’avversario Siamo arrivati a questi livelli perché non c’è più capacità di confronto, requisito fondamentale perché i cori a senso unico sono inutili, dannosi e noiosi. I partiti devono tornare a fare scuola politica”.

Arricchito dalle esibizioni musicali del gruppo folkloristico “Re Pambanelle”, che ha intonato brani popolari storici, l’incontro si è concluso con l'auspicio, da parte della giornalista del Da Bitonto Viviana Minervini, che il volume entri nelle scuole e nelle case, “perché racconta una pagina della nostra storia che merita di essere ricordata”.