Mimmo Mancini presenta alla città lo spettacolo "Non chiamateli briganti!" al Traetta domani e domenica

Quella bitontina sarà la prima di tante tappe in tutta Italia, annuncia l'attore bitontino

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Domani e domenica Mimmo Mancini e Paolo De Vita saranno i due fratelli briganti Carlo e Cosimo Capitoni nello spettacolo “Non chiamateli briganti”, che andrà in scena sul palco del Teatro Traetta. Due fratelli di opposte visioni sugli eventi che, negli anni dell’unificazione italiana, interessano la penisola italica, ma che poi, per necessità e per un’ingiustizia subita, si troveranno ad essere briganti. Un tema, quello del brigantaggio che per Mimmo Mancini, è da affrontare, in quanto spessa tra noi, tra i ragazzi «c’è un buco nero su quel periodo. Non si conosce e anche in musei del risorgimento come quello di Roma non c’è nulla sul tema. Come se ci fossero ancora i Savoia».

Una non conoscenza di questo periodo storico evidenziata, nella conferenza stampa di ieri, anche dal sindaco Michele Abbaticchio, che ricorda come lo spettacolo cerchi non tanto di rivalutare la figura del brigante, ma di spiegare le ragioni storiche che portarono alla nascita e alla diffusione del fenomeno: «Comprendere le ragioni significa anche capire molto dei tempi attuali. Mi piacerebbe che ci fosse una grande presenza dei ragazzi».

Hanno collaborato come consulenti storici Valentino Romano, autore di diverse pubblicazioni sul tema del brigantaggio, e tra i più autorevoli storici sull’argomento, e il giornalista Marino Pagano.

La regia è di Marcello Cotugno, che sottolinea il ruolo, nell’opera, della contaminazione non solo tra il comico e il drammatico, «un corto circuito tra il comico e il serio», ma anche nei costumi e nelle musiche, che alternano canti popolari a musica elettronica. Una contaminazione che vuol significare che «quel che si vede non è solo storia, non è solo il nostro passato, ma che le conseguenze le viviamo nel nostro presente».

«I Capitoni sono due personaggi che abbiamo ideato nel 1991 e che abbiamo utilizzato in diversi contesti – ricorda Paolo De Vita, coprotagonista insieme a Mancini – Questa volta li abbiamo portati nel 1859, per raccontare una storia di cambiamento di casacca, per raccontare quel che succede all’essere umani in simili contesti, ma senza giudicare, mettendo a fuoco elementi come l’amore fraterno, nonostante le divisioni, in un percorso che porterà in loro dei cambiamenti, come fu per l’Italia intera in quegli anni. Nel farlo abbiamo appositamente scelto come protagonisti due personaggi ignoranti».