'Nulla di certo", il nuovo, appassionante romanzo dello scrittore bitontino Vito Parisi

L’attesa è l’unica certezza e chiaro è l’algoritmo che scioglie i nodi del destino

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DI ANGELA ANIELLO Intenso, avvolgente e intrigante il nuovo romanzo “Nulla di certo” del bitontino Vito Parisi edito da Les Flaneurs di Alessio Rega. Già il titolo allude a qualcosa di misterioso qual è la vita in cui tutto fluttua, tutto muta, tutto si trasforma, anche ciò che è apparentemente impenetrabile. Lo stesso protagonista Settimio è al contempo il Cane dal fiuto infallibile nelle sue indagini in cui, per giungere al risultato segue metodi non sempre ortodossi, e l’uomo Speciale, il vedovo, colui che venderebbe l’anima pur di ricongiungersi per un attimo con l’amata Lucia morta di cancro. La profonda conoscenza del teatro da parte dell’autore rende la narrazione efficace e accattivante: lo spazio in cui la vicenda si inserisce è ben definito attraverso vicoli e vicoletti di un centro storico che prende spunto da quello della nostra amata Bitonto e poi si irradia ad altre realtà vicine. «Oltre la piazza nobile retrostante l’arco imponente, sormontato da una statua della Vergine protettrice della città, iniziavano le strade strette e poco illuminate del centro antico, abbastanza ordinate all’inizio, ma risucchiate dopo poco da un brulicame di viuzze che solo i residenti sapevano percorrere con sicurezza senza perdersi.» I personaggi, invece, sono immessi sulla scena con poche pennellate e con descrizioni appena accennate, perché ognuno contiene tratti d’umanità particolari ed è funzionale ad innescare alcuni passaggi obbligati perché tutto accada al momento giusto, se un momento giusto può esserci. Restano impressi nella mente del lettore il Fumatore e il Luminoso, chiave di volta e di svolta per Speciale. «La negazione stessa del Fumatore era seduta al tavolo. L’intuizione precisa di un volto non definito si stampava sopra un busto eretto e trionfante; uno sguardo diafano e dolorosamente misericordioso sembrava uscire fisicamente dagli occhi indefinibili e avvolgere ogni più microscopica particella di spazio…» Qui con particolare sottigliezza Vito Parisi cattura l’anima, non ha bisogno di molte parole ma quelle inserite sono frutto di un grande lavoro di cesello e ricerca quasi a completare un mosaico somigliante alla tela di Penelope fatta e disfatta continuamente. Speciale ha bisogno di consolazione, anche se non lo ammetterebbe mai e la richiesta di un patto da stringere è inevitabile. Basta una luce frammentata e tremula ad aprire uno spiraglio in un linguaggio oscuro che lo riconduce sempre al suo desiderio di morte. La vicenda si complica, bisogna trovare delle bambine e altri personaggi si innestano per reggere le fila della narrazione. Colpisce vivamente la denunciante della sparizione delle bambine, Marta, al limite della sua follia, ma abile nel cogliere segni che ad altri sfuggono in uno sciabordio di colpi di parole e silenzi. Spesso bisogna procedere per intuizione, non è dato di comprendere subito tutto. A piccoli passi tra fantasmi e piccole certezze ci si avvicina alla verità superando i profili dell’incertezza e le smanie di grandezza. Sull’altare della quotidianità c’è chi scende continuamente a compromessi come Don Pasquale pur di celare sotto i paramenti il pensiero blasfemo di Angela e chi come Fildiferro, pur di salvare il figlio, accetta di sputare il rospo svelando sotterfugi e colpe di dottoroni e avvocati, persone perbene solo all’apparenza. Nessuno viene risparmiato e basta un refolo di vento a investire il viso e a far capitolare miseramente. Il tempo a volte è una lama di coltello, altre è una ruga che rimbalza sulla fronte, altre ancora è accoglienza di fibre di una passione mai spenta, neppure dopo la morte. C’è sempre una possibilità ma bisogna essere disposti ad afferrarla al momento giusto, anche quando un rigurgito di saliva ferrigna sale dallo stomaco. Speciale, grazie a Luminoso, conosce la strada e il punto preciso dove perdersi. L’attesa è l’unica certezza e chiaro è l’algoritmo che scioglie i nodi del destino. Un sorriso appena abbozzato sparpaglia una manciata di ricordi camuffando il dolore.