Riconoscimento nazionale "Città di Adelfia" per il romanzo storico di Michele Giorgio

Il premio è andato al docente bitontino in coabitazione con l'economista Gianfranco Viesti

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Premio alla ricerca storica e all'impegno letterario. Premio ad un romanzo che narra la storia, che tracima di storia e che ai suoi messaggi-insegnamenti fa inevitabilmente riferimento.  Premio, dunque, a Michele Giorgio, storico uomo di cultura bitontino, docente di filosofia e per tanti anni preside del locale liceo scientifico "Galileo Galilei", nonché valido e prolifico ricercatore di storia locale e meridionale.  E' andato infatti a lui, in coabitazione con l'economista Gianfranco Viesti (autore del pamphlet "Il Sud vive sulle spalle dell'Italia che produce. Falso", edito Laterza), il riconoscimento "Città di Adelfia", premio letterario nazionale.  Il tributo è andato al suo “Venti di Resistenza”, romanzo storico e interessante prova letteraria, con trama incentrata sui difficili, terribili anni italiani di lotte partigiane e guerre civili, deportazioni e drammi collettivi.  Il lavoro, edito per gli eleganti tipi della casa editrice barese Stilo, già presentato tempo fa a Bitonto, è stato premiato durante la cerimonia del 3 novembre, presso la sala consiliare del comune a sud di Bari.  Nel romanzo di Giorgio ci sono le vite spezzate dalla guerra, le esperienze traumatiche dei protagonisti, i nomi che aiutarono il Paese a risollevarsi. Un romanzo tra storia maiuscola e minuscola: dati e date di là, sentimenti e biografie del dolore di qua. Il romanzo storico propriamente detto, insomma.  Merita una menzione l'impegno meridionalista dello scritto, nel solco degli interessi storiografici di Giorgio.  Il Sud e la Puglia la fanno da protagonisti, con approfondimenti sui grandi uomini che da qui spinsero le loro idee verso la ricostruzione dalle macerie. Nonostante le naturali citazioni antifasciste e le costanti presenze di politici impegnati nell'azionismo democratico o nel liberal-socialismo (ma c'è, ovviamente, anche spazio per Benedetto Croce), la storia ha poco di ideologico: racconta, umanamente, quel che accadde. Persino l'impegno politico dei protagonisti dell'epoca vive questo taglio.  Un romanzo umano, allora, più che storico.  Nè risulta che da altri (che non siano gli uomini) la storia sia fatta.