"Una sera di sole... per non dimenticare". Cento alunni del circolo "Caiati" uniti per tenere alta la memoria

L'evento è stato celebrato nella scuola di via Abbaticchio dalle quattro classi quinte martedì

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Martedì scorso, nella scuola primaria di via Abbaticchio, gli alunni delle classi quinte del Circolo didatticoG. Caiati” hanno presentato "Una sera di sole... per non dimenticare".
Un evento per mantenere viva la memoria di quello che accadde e di quello che, purtroppo, accade ancora oggi. I docenti coinvolti nell’iniziativa, con un comunicato, hanno espresso la loro soddisfazione e i loro ringraziamenti per l’ottima riuscita dell’evento, che ha coinvolto circa cento alunni appartenenti alle quattro classi quinte della scuola Caiati.
 
 
 
«Tutto come previsto: niente applausi, niente bisbigli, niente esibizionismo, niente primi piani, niente protagonismo, niente autorità. Emozione...tanta, quella che si voleva trasmettere. E tutto è andato come da copione (senza copione). Genitori composti, fratellini e sorelline in silenzio, docenti senza nome, collaboratori scolastici preziosi.
Un palco, un videoproiettore, un pannello, un computer, un tavolino, un fotografo amico. Una scuola, quella di via Abbaticchio, da qualcuno definita a rischio o ghetto o (forse più bella questa) “d da'sott”. Ma per noi che ci viviamo e ci lavoriamo, scuola dell'inclusione. E loro, i bambini, (d da' sotto e d da' soup): l'Universo. Luci accese poi spente, poi in penombra e poi ancora spente, per un assolo, per un girotondo, per un coro, per un'altalena, per un manto di mani a sostenere una “sera di sole”.
Noi docenti, senza nome, del Circolo didattico “G. Caiati” e di via Abbaticchio dedichiamo agli alunni una poesia di Janusz Korczak, medico, pedagogista, fondatore della "Casa degli orfani", che nacque a Varsavia nel luglio 1878 e morì a Treblinka nel 1942».
 
 
 
Dite:
È faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
perché bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, inclinarsi, curvarsi,
farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
È piuttosto il fatto di essere 
obbligati ad innalzarsi fino all’altezza
dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi,
alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.
(Janusz Korczak)