La ragazza del treno

Tra giallo classico e dramma psicologico, arriva sullo schermo il caso editoriale del 2015 tratto dal romanzo omonimo di Paula Hawkins

Rachel (Emily Blunt) è una donna in grave crisi: sola, alcolizzata e senza lavoro. Durante i suoi viaggi a vuoto in direzione di Manhattan osserva in modo quasi morboso dal finestrino una coppia di giovani e comincia a immedesimarsi nella ragazza, Megan. Quando scopre che questa ha una relazione con un altro uomo, rivive il proprio trauma una seconda volta e perde il controllo. Quando il giorno dopo si sveglia insanguinata e dolorante e scopre che Megan è scomparsa non riesce a ricordare se è stata testimone oppure protagonista della sua sparizione.

 

Parto dal presupposto che ho letteralmente divorato il libro mesi prima dell’uscita di questa trasposizione. Tutte le trecento e passa pagine scorrono molto bene soprattutto per via della storia raccontata su vari punti di vista femminili e per il fatto che non sai mai se dubitare della veridicità della protagonista, un po’ come in Gone Girl dove siamo portati a dubitare della narratrice che è anche la protagonista.

Questi punti di forza sono stati trasposti nel film, ma il tutto non risulta molto più interessante di come viene trasposto, forse le virtù del libro non si prestano sul grande schermo, e a perderne certe volte è il ritmo dato che con certi intrecci poco sviluppati non si capisce dove volessero andare a parare. Forse è un romanzo così intrinsecamente British per l’ambientazione e la psicologia dei protagonisti che la trasposizione del tutto in chiave USA lo fa diventare un revenge movie a sfondo erotico.

 

Questo non toglie assolutamente i pregi che mi hanno fatto interessare alla visione del film nonostante avessi già letto la storia. Emily Blunt e Haley Bennettsono i catalizzatori della pellicola, i loro personaggi sono in maniera opposta interessanti: Rachel è devastata a tal punto da apparire anche come una donna brutta, il suo disfacimento oltre che psicologico appare anche fisico mano mano che il film va avanti. Megan invece oltre che una fisicità da sex simbol è riuscita ad incarnare una personalità molto complessa e problematica.

Ma è un po’ tutto il film una pellicola al femminile, ognuna delle donne presenti sullo schermo ha una propria storia e propria forza femminile che le accomuna nelle loro storie.

La ragazza del trenofunziona come dramma psicologico e come thriller contornato da una regia soddisfacente e un’ottima colonna sonora, magari non è solidissimo nella narrazione, ma può accontentare sia chi ha già letto il libro sia chi lo va a vedere a scatola chiusa.

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