Joyce Carol Oates - La donna del fango

“Questo fardello a tratti diventa insopportabile e rende allucinati i pensieri dei lucidi e degli imperturbabili”

Il racconto della vicenda di una bambina abbandonata da una madre pazza nel letto fangoso di un fiume - denutrita, con i capelli rasati e la testa sanguinante - fa orrore e allo stesso tempo coinvolge. All'inizio si va avanti a fatica.

Lunghe descrizioni, digressioni che mostrano una visione sfocata tra realtà, sogni, fantasie e psicosi, conducono il lettore nella vita di MR: questo è il nome - neutro e asessuato - che Meredith Neukirchen usa per firmare i suoi articoli e i documenti che fanno parte della sua sfera lavorativa. Prima donna ad essere diventata Rettore di una famosa università statunitense, affermata e ricercata in pubblico, Meredith ha in realtà una vita incompleta, come se stesse attraversando un percorso che non è stato tracciato da lei, ma che altri hanno scelto. Del resto lei è la bambina abbandonata, la donna del fango, e del fango che le riempiva la bocca sulla riva del Blake Snake River sente ancora il sapore. Quando il passato e il presente si scontrano, si viene risucchiati insieme a MR in un vortice di follia e disperazione. Per fortuna, poi seguirà una lenta risalita verso la vita.

 La protagonista, guardando dentro di sé, imparerà che cosa significa diventare adulta e padrona della propria vita. "È meglio non ricordare, mia cara Meredith! Questo significa crescere" - le dirà suo padre adottivo. Un monito ad andare avanti rivolto a un'intera generazione di americani, quella dell'11 settembre, che ritorna in questo libro tra i molti argomenti di interesse generale che Joyce Carol Oates dissemina tra le pagine. E chi legge "cresce" con Meredith, attraverso parole che si attaccano alla mente come colla e danno la sensazione che qualche detrito di questa storia ci rimarrà addosso.