Ivg: prima e dopo la legge 194

Una legge per il diritto di scelta

Care lettrici oggi poniamo l’attenzione sul tema sull’aborto. Non voglio discutere sulle cause che spingono le donne in questa direzione. Partiamo dal presupposto che indipendentemente dalle cause,rimane una scelta difficile, e spesso dolorosa per la donna. Dal 1978 la legge italiana permette alla donne di interrompere volontariamente la gravidanza. Prima di questa data l’aborto era clandestino e veniva ottenuto mediante l’uso di sostanze chimiche cioè arsenico,zinco , piombo e fosforo date alla donna in dosi tossiche spesso elevate oppure mediante  tecniche strumentali,sostituite oggi da procedure sterili        e meno invasive.                                                                                                                 

Le conseguenze per la donna erano intossicazioni, perforazioni, infezioni (sepsi) emorragie e embolie.

La legge 194 ha rappresentato una svolta in questo ambito soprattutto perché ha sancito il diritto di scelta della donna.                                                  

L'IVG (interruzione volontaria di gravidanza) è regolamentato dalla Legge 194 (Gazzetta Ufficiale 22 maggio 1978: Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria    della        gravidanza).                                                                                       

Il prologo della legge (art. 1), recita: Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo peril        controllo    delle  nascite.                                                                          

L'art. 2 tratta dei consultori e della loro funzione, indicando il dovere che hanno nei confronti della donna in stato di gravidanza:

 

  • informarla sui diritti a lei garantiti dalla legge e sui servizi di cui può usufruire;
  • informarla sui diritti delle gestanti in materia di lavoro
  • suggerire agli enti locali soluzioni a maternità che creino problemi;
  • contribuire a far superare le cause che possono portare all'interruzione della        gravidanza.                                                    
Esistono diverse tipologie di aborto: aborto spontaneo,accidentale, volontario     e        terapeutico.                                                                                         L’aborto spontaneo avviene in modo naturale senza interventi esterni, generalmente il periodo a maggior rischio è il primo trimestre; aborto accidentale avviene per cause tossiche e traumatiche in seguito a traumi o incidenti; l’aborto volontario consiste nell’interruzione dello sviluppo dell’embrione e della sua rimozione dall’utero. E’ consentito nei primi 90 giorni calcolati dal primo giorno dell’U.M. Infine è definito aborto terapeutico è quello praticato oltre il termine dei 90 giorni solo quando la gravidanza e il parto comportino seri rischi per la salute della madre o nel caso di gravi malformazioni fetali.                                                         Specificatamente la legge riporta che nei primi novanta giorni di gravidanza il ricorso alla IVG è permesso alla donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito (art.   4).                                                                                                                   La IVG è permessa dalla legge dopo i primi novanta giorni di gravidanza (art. 6):
  • quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
  • quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

 

Le minori e le donne interdette devono ricevere l'autorizzazione del tutore o del giudice        tutelare.                                                                                                         

La legge stabilisce che le generalità della donna rimangano anonime.              

Concludo dicendo che in questo percorso è necessario che la donna riceva non solo assistenza medica ma anche sostegno e conforto sia durante che dopo l’aborto.                                        Per qualsiasi dubbio non esitate a contattarmi a rubriche@dabitonto.com.