L’ostetrica tra ieri, oggi e domani: dalla levatrice alla libera professionista

Nonostante i rischi che comportava a quei tempi, il parto era un evento familiare, intimo. Una sacralità che ormai si è persa nel tempo

L’ostetrica tra ieri, oggi e domani: dalla levatrice alla libera professionista
La partoriente e la Carta dei suoi diritti

Se le nostre nonne o bisnonne  potessero ascoltare le donne in gravidanza che parlano di epidurale o di parto cesareo per evitare il dolore, sicuramente scapperebbe loro un sorriso, ripensando a come semplicemente si partoriva una volta. Ebbene si , una volta, durante il parto bastavano asciugamani , acqua calda e la presenza della levatrice.


Chi era la levatrice? Ne avete mai sentito parlare?
In passato il parto era un momento molto delicato, sia per la madre sia per il bambino, perché presentava sempre elevati margini di rischio; frequente era la mortalità infantile e materna sia per la mancanza di strumentazioni adeguate sia per l’assenza di personale competente. La donna, al parto, era semplicemente assistita dalla levatrice.

La levatrice, chiamata in questo modo perché, era in grado di «levare» il neonato dal corpo della donna incinta, spesso era una donna anziana, amica della partoriente, che veniva chiamata dalle donne del paese per aiutarla. La levatrice non aveva un titolo di studio; era una donna che aveva imparato l’arte della maieutica, per dirla come Socrate,”l’arte di tirar fuori” i bimbi dal grembo materno da sua madre,sua nonna..era una tradizione che le figlie delle levatrici, fossero esse stesse levatrici.

Nonostante i rischi che comportava  a quei tempi, il parto era un evento familiare, intimo. Una sacralità che ormai si è persa nel tempo.
La levatrice in qualche modo entrava a far parte della famiglia in quanto non esauriva il suo compito al momento della nascita, ma ricopriva un ruolo importante anche durante la vita del bambino fungendo quasi da “nonna”.

Ma oggi esiste ancora la “mammana” o levatrice?

I tempi sono sicuramente cambiati. Oggi quella della levatrice è stata sostituita da una figura più emancipata, ma che avrebbe molto da imparare dalle vecchie mammane, chiamata ostetrica.

Innanzitutto è cambiato il percorso formativo.

In Italia il precedente diploma che consentiva anche agli infermieri di esercitare la professione dell’ostetrica, è stato sostituito da un percorso universitario triennale seguito da un biennio facoltativo di specializzazione.
In altri paesi dell'Europa, come la Finlandia, sono invece necessari cinque anni, dopodiché se si vuole lavorare privatamente o nel distretto o presso un consultorio, sono necessari altri due anni di specialistica.

Invece negli USA ci sono due figure diverse : le Midwives che si occupano di parti in casa ,e le Birth Nurse  che lavorano in ospedale. 

Le riforme legislative italiane che hanno coinvolto la figura dell’ostetrica sono rappresentate dall’emanazione del D. Lgs 14settembre 1994 n 740, il quale  ha stabilito che l’ostetrica/o, sia essa donna o uomo, è un/ una  professionista che, in possesso della laurea e dell'iscrizione all'albo professionale, assiste e consiglia la donna nel periodo della gravidanza, durante il parto e nel puerperio, conduce e porta a termine parti eutocici con propria responsabilità e autonomia, e presta assistenza al neonato.

In particolare l'ostetrica/o, per quanto di sua competenza, partecipa: ad interventi di educazione sanitaria e sessuale sia nell'ambito della famiglia che nella comunità; alla preparazione psicoprofilattica al parto; alla preparazione e all'assistenza ad interventi ginecologici; alla prevenzione e all'accertamento dei tumori della sfera genitale femminile; ai programmi di assistenza materna e neonatale.

L'ostetrica/o è in grado di individuare situazioni potenzialmente patologiche che richiedono intervento medico e di praticare, ove occorra, le relative misure di particolare emergenza.

L'ostetrica non ha come ambiente di lavoro solo la sala parto (nel caso lavori in clinica) ma anche la casa delle donne che assiste (nel parto in casa o nel controllo del puerperio e dell'allattamento). Svolge la sua attività in strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero-professionale. Opera nei consultori pubblici e privati, dove oltre a essere un costante punto di riferimento per le donne, gravide e non, esegue pap test, tamponi, visite in gravidanza, corsi di accompagnamento alla nascita, sostegno all'allattamento e la riabilitazione del pavimento pelvico.

Il punto forte dell'ostetrica/o è, oltre alle conoscenze teoriche e pratiche, la sua capacità empatica e comunicativa necessaria per seguire la donna in momenti "difficili" quali possono essere l'affrontare un travaglio o semplicemente accettare una menopausa.
Negli ultimi decenni si sta notando una controtendenza: la necessità di noi ostetriche di riscoprire cosa significa “essere accanto alla donna” durante la gravidanza ed accompagnarla nel delicato cammino della maternità.                                                                      

Si parla oggi di eccessiva medicalizzazione dell’evento-nascita, ossia il frequente ricorso alla episiotomia (è un piccolo taglio chirurgico che si effettua durante il parto, alla fine del periodo espulsivo, per agevolare la nascita), parti cesarei, induzioni farmacologiche al parto e epidurale. Il ricorso a tali pratiche non consente più di rispettare il diritto alla riservatezza e di godere, nel momento del parto, del rispetto dei tempi e della naturalità di un parto spontaneo.

Perché si è portati ad aver fretta...anche in quei momenti.
In un periodo in cui si rivendicano tanti diritti ecco che si rivendicano anche i diritti come madre, il diritto al rispetto per la nascita, il diritto di mettere alla luce con rispetto.

A questo proposito l’Organizzazione mondiale della sanità (O.M.S.) nel 1985 ha redatto ”la carta dei diritti della partoriente” che comprende 15 diritti e successivamente, nel luglio 2006, è stata promulgata la legge italiana intitolata “Tutela dei diritti della partoriente, la promozione del parto fisiologico e la salvaguardia della salute del neonato”.

Si parte dal presupposto che la nascita sia un evento del tutto naturale e fisiologico e che la sua medicalizzazione va combattuta, promuovendo informazione, sensibilizzazione, supporto e sostegno alle madri. Riguardo al benessere psicologico della neo-madre, l’OMS suggerisce che debba essere assicurata la presenza del padre o di una persona a sua scelta durante il parto, e che debba essere impedita la separazione dal bambino, se le condizioni lo permettono . Inoltre si incoraggia l ’allattamento al seno indicando il latte materno come “ alimento ideale e specifico per ogni neonato”. La Legge italiana, dunque, ha come obiettivo dichiarato quello di favorire il parto fisiologico, riducendo il ricorso al parto cesareo, di incoraggiare la limitazione dell’uso di farmaci spesso inutili quando non addirittura dannosi, e quindi di superare l’ospedalizzazione generalizzata.

Con l’obiettivo di riscoprire quella naturalità del parto, ormai persa negli anni. si sta negli ultimi anni diffondendo la tendenza  tra le ostetriche alla libera professione e al ricorso del parto domiciliare.

Certamente un ritorno al passato ma con una sicurezza maggiore: il parto a domicilio è una possibilità che richiede precisi criteri. Innanzitutto è necessaria l'assistenza di un'ostetrica.
Non sempre è possibile effettuarlo, in quanto particolari condizioni di salute della madre o del nascituro potrebbero sconsigliarlo. L’ostetrica è in grado di valutare le donne idonee per un parto domiciliare, valutare gli eventuali fattori di rischio, la vicinanza dall’ospedale e altri fattori. Per il parto a domicilio sono necessari i seguenti requisiti: assenza di patologie della madre (diabete e l'emoglobina superiore a 9.5), gravidanza fisiologica ovvero non a rischio di complicanze; ubicazione dell'abitazione a non più di 30 minuti di distanza dall'Ospedale, feto unico, bimbo non podalico (ossia non deve presentarsi con le parti inferiori, piedi o natiche , ma con la testa rivolta verso l’esterno), e con peso compreso tra 2,6 e 4,5 kg, gravidanza tra la 37ª e la 42ª settimana.

Tutto ciò perché da un lato deve essere rispettata la naturalità del parto ma dall’altra la salute della madre e del neonato devono rappresentare una priorità.
Che  non sia questo il giusto cammino per imparare dal passato, aggiungendo però sicurezza e professionalità?
Io aggiungerei: ai posteri, o meglio alle donne di oggi e del domani, l’ardua sentenza.
Mi è sembrato doveroso fare un excursus sul cambiamento del significato del parto e delle modalità con cui viene espletato, e di conseguenza sulla figura dell’ostetrica che si è adeguata ai progressi e ai miglioramenti ottenuti nel tempo.

Dai prossimi articoli entreremo nel merito dell’ostetricia e della ginecologia, addentrandoci pian piano in questo mondo affascinante attorno al quale sorgono spontanei numerosi interrogativi.