Chi ha l’obbligo di fornire al minore i mezzi necessari, quando i propri genitori non vi provvedono?

Come viene disciplinato il caso di mantenimento di un minore quando tra i genitori viene meno il rapporto

Rispondiamo al quesito che é stato posto alla nostra attenzione dalla sig.ra Vincenza, il cui nucleo familiare è costituito da quest'ultima, il di lei marito ed il figlio maggiorenne, N. Pochi giorni fa alla sig.ra Vincenza é stato notificato un atto (precisamente un ricorso ex art. 148 codice civile) da parte della ex ragazza di suo figlio, con la quale quest'ultimo ha avuto una relazione sentimentale. Si precisa che da questa relazione è nato anche un figlio. Stante il mancato adempimento dell'obbligo di mantenimento del minore da parte del padre, N. (attualmente disoccupato), con il ridetto ricorso veniva richiesto di porre a carico dei genitori di quest’ultimo, nella qualità di genitori dell’obbligato padre naturale, l’obbligo di fornire al minore i mezzi necessari ovvero di eseguire il pagamento di un contributo mensile a titolo di mantenimento.

Il problema principale sarebbe quello di analizzare la possibilità di porre a carico dei genitori del padre naturale l'obbligo di provvedere a mantenere il figlio di quest'ultimo ovvero il loro diretto nipote.

Partiamo dall'esame del dato normativo.

Art. 147 c.c. : Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.

Art. 148 c.c. : I coniugi devono adempiere l'obbligazione prevista nell'articolo precedente in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti [Cost. 30], gli altri ascendenti legittimi o naturali, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli.

L'art. 148 c.c., pertanto, prevede che il parametro di riferimento sia costituito "dalle rispettive sostanze" e dalla rispettiva capacità di lavoro, professionale o casalingo, di ciascun genitore, con espressa valorizzazione non soltanto delle risorse economiche individuali, ma anche delle accertate potenzialità reddituali, che nel caso di specie, vista la peculiare condizione economica, non sussistono in alcun modo.

La capacità economica genericamente intesa deve intendersi data dalla capacità di lavoro professionale o domestico e dalle sostanze individuali di ciascuno individuo.

Nel caso che ci é stato prospettato abbiamo riscontrato, ad un esame dettagliato della situazione soggettiva dei genitori di N., una condizione economica a dir poco critica, dovuta proprio alla precaria e saltuaria attività lavorativa del padre di N. che non certo potrebbe consentire di adempiere appieno tale obbligo.

A tal proposito la Cassazione, Prima sezione civile, con la sentenza n. 20509 del 30 settembre 2010, ha respinto le istanze avanzate da una madre laureata e proprietaria di ville, che pretendeva dagli ex suoceri un assegno per mantenere il bambino nato dal matrimonio con il loro figlio, da sempre inadempiente all'obbligo di mantenere il piccolo.

Secondo la Corte di legittimità, le richieste  della donna andavano disattese, in quanto «l'art. 147 c.c., impone ai genitori l'obbligo di mantenere i propri figli. Tale obbligo grava su di essi in senso primario ed integrale, il che comporta che se l'uno dei due non voglia o non possa adempiere, l'altro deve farvi fronte con tutte le sue risorse patrimoniali e reddituali e deve sfruttare la sua capacità di lavoro, salva comunque la possibilità di agire contro l'inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle sue condizioni economiche».

Dunque, continuano i giudici: «solo in via sussidiaria, dunque succedanea, si concretizza l'obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari per adempiere al loro dovere nei confronti dei figli previsto dall'art. 148 c.c., che comunque trova ingresso non già perchè uno dei due genitori sia rimasto inadempiente al proprio obbligo, ma se ed in quanto l'altro genitore non abbia mezzi per provvedervi».

A questo punto alcune notazioni conseguenti proprio a particolari quesiti posti dalla sig.ra Vincenza:

- non ci si può rivolgere agli ascendenti per il solo fatto che uno dei due genitori non contribuisca al mantenimento dei figli, se l'altro è in grado, comunque, di soddisfare le loro esigenze, ciò perché l'obbligo di mantenimento dei figli minori spetta primariamente e integralmente ai loro genitori (Cass. 3402/1995; Trib Roma 7 aprile 2004; Trib. Milano 30.6.2000);

- in caso di insufficienza dei mezzi dei genitori, l'art. 148 chiama ad intervenire, nel mantenimento della prole, gli ascendenti legittimi o naturali dei genitori stessi, in ordine di prossimità, ove questi ultimi abbiano una certa capacità reddituale;

- l’obbligazione a carico degli ascendenti è di carattere sussidiario e ha come presupposto l'inidoneità dei genitori a provvedere al mantenimento della prole, e non già il semplice loro inadempimento;

- si tratta di credito attribuito direttamente in favore dei genitori (al fine di impedire l'intromissione degli ascendenti nell'esercizio della potestà loro spettante); mentre i nipoti non dispongono di nessuna azione verso i nonni (salvo che non agiscano facendo valere il diverso diritto agli alimenti ex art. 433, n. 3);

- quando alla misura del contributo, l'obbligazione si ripartisce tra gli ascendenti di pari grado, anche di linee diverse, secondo il criterio proporzionale di cui al 1° co. della norma, tenendo conto, dunque, delle capacità economiche di ciascuno.

L’obbligazione degli ascendenti può ben quindi concorrere con quella dei genitori ed essere con loro ripartita in base alle rispettive sostanze: non è necessario, in altri termini, che i genitori non provvedano affatto al mantenimento della prole per far scaturire il loro obbligo ex art. 148 c.c., ma è sufficiente che consti un apporto contributivo insufficiente del nucleo genitoriale, perché gli ascendenti debbano essere chiamati al loro intervento economico in via quindi sussidiaria e complementare.

Inoltre il bene oggetto di tutela immediata è il minore, sicchè l’obbligazione ex art. 148 c.c. scatta in presenza di oggettiva inadeguatezza dell’apporto da parte dei genitori indipendentemente in questa fase dall'accertamento di eventuali responsabilità degli stessi lasciato a diverso ambito di indagine, essendo in questa sede primario assicurare al minore il suo diritto al mantenimento, in modo celere, concreto e fattivo (per spunti in merito, anche Tribunale Taranto, 04/02/2005 in Foro It. 2005, I, 1599).

Il tutto, va valutato, pertanto, alla luce della situazione economica singolarmente e complessivamente considerata al fine di assicurare ad ogni componente obbligato uno sforzo contributivo che assicuri, in situazioni di particolare disagio, il diritto di ciascuno di sopportare le primarie esigenze di vita.