A Palazzo Gentile cambia ufficialmente la geografia politica. Il Partito democratico va ad arricchire la coalizione di maggioranza

Ed entrando, acquista subito pedine: Francesco Brandi, che dice addio a Città democratica

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Il Consiglio comunale di ieri, oltre allo scontato via libera al Distretto urbano del commercio, il Duc, ha visto la parte più interessante e attesa consumarsi al principio. Perché, dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi – però, ripetiamo: era un segreto di Pulcinella -, il dato è stato ufficialmente tratto. Il Partito democratico, dopo due campagne elettorali e sei anni passati all’opposizione dell’amministrazione di Michele Abbaticchio e averne criticato, spesso anche ferocemente, alcune scelte amministrative, adesso ne entra a far parte.

Il capogruppo Antonella Vaccaro ne ha spiegato i motivi: “Ogni giorno la cronaca nazionale ci dà la possibilità di constatare quello che il Governo Lega – Cinque Stelle sta facendo, con l’attuazione di politiche definite “del cambiamento” che in realtà non stanno fornendo risposte concrete ai problemi del Paese e anzi, accrescono il disagio socio economico dei cittadini e del Paese intero. Chi ci governa sta cavalcando posizioni politiche che risultano fortemente divisive del Paese, che minano le basi della convivenza civile e della solidarietà umana, ricorrendo spesso anche a forme di manipolazione dell’informazione pur di rappresentare una realtà distorta e amplificata di insicurezza e paura. Tutto questo chiaramente si ripercuote nelle vite di tutti noi e anche nella politica amministrativa di ogni città italiana. Compresa la nostra città Bitonto, penalizzata e dimenticata da questo nuovo governo.

Tra i fatti eclatanti, ricordo a tutti quanto accaduto in merito alla questione "sicurezza", e non meno importante l'argomento di queste settimane, lo stato di calamità naturale delle nostre campagne che ci vedrà impegnati nelle piazze nei prossimi giorni.

Per contrastare tutto ciò si rende necessario un grande sforzo collettivo di unità a tutti i livelli. Il Partito democratico di Bitonto e la maggioranza amministrativa della nostra città, rappresentata in questa assise, percepiscono il pericolo di una deriva populista e per questo e a conclusione di un percorso di dialogo e di fattiva condivisione e collaborazione di alcuni temi di carattere amministrativo, dichiaro qui oggi l'ingresso in maggioranza del gruppo consiliare del Partito democratico guidato da me Vaccaro Antonella e dal mio collega Bonasia Gaetano. L'auspicio che il Pd fa alla città e in particolare a questa assise, è quello di riportare alto il valore e la centralità che ha sempre contraddistinto la nostra città all'interno dell'area metropolitana di Bari.

 

 

 

Ergo, allora, le forze numeriche degli schieramenti nell’assemblea consiliare cambiano. La maggioranza, adesso, conta ben 18 membri (primo cittadino incluso), l’opposizione soltanto sette. Ma siamo sicuri che il vicesindaco metropolitano sia più forte, adesso? Visto il mutamento repentino della geografia politica, inevitabile pensare a un rimpasto di giunta, anche se, secondo voci che arrivano dalle stanze di Palazzo, qualcuno sarebbe pronto a chiederne, addirittura, l’azzeramento.

 

 

 

Non è tutto, perché il Partito democratico, entrando in maggioranza, acquista subito pedine. Francesco Brandi, infatti, sempre in avvio di seduta, afferma il suo ingresso nel principale partito di centrosinistra, con tanti saluti a “Città democratica”.  “Città Democratica, nata nel 2007 col chiarissimo intento di stimolare una revisione del modo di fare politica a Bitonto, ha vissuto diverse fasi. Ometto in questa sede le prime, per evidenziare come dal 2012 il nostro movimento abbia fatto, attraverso l’attività del consigliere Filippo D’Acciò prima, del sottoscritto dopo e del vicesindaco Rosa Calò un’intensa esperienza amministrativa da cui abbiamo appreso tantissimo. Non da meno è stata l’attività politica, alla ricerca sempre di intese che potessero dare concretezza alle nostre idee. 

Negli ultimi cinque anni soprattutto, dopo aver assistito alla sofisticazione del nome del civismo, sempre più spesso abusato per adombrare semplici gruppuscoli di interessi autoreferenziali, ci siamo adoperati in maniera sempre più decisa nel porre le basi per un progetto politico di ampio respiro e con metodologia costituente, capace di rilanciare la forma Partito con metodi e contenuti nuovi. Deframmentare e ricompattare era il nostro intento, e spero proprio che di questo si sia accorto più di qualcuno.
Perché lo facevamo? 
Perché le realtà civiche, nate per soddisfare una crisi identitaria e di partecipazione, avrebbero il dovere d’essere contigue all’azione del partito, tentando di contaminarlo, di rinnovarlo, di aiutarlo ad uscire dal pantano. Se non tentano questa profezia, alla lunga le civiche fanno peggio dei partiti.
Noi non siamo mai stati questo e non intendiamo diventarlo proprio adesso. 
La parola “civica”, d’altronde, non soddisfa pienamente l’art. 49 della Costituzione (“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”): in proposito noi riteniamo infatti che una civica sia tale solo se concentra la propria azione a livello locale.
E infine, per venire ai nostri giorni, maturatisi fino alla degenerazione i germi dell’antipolitica, costituitisi pericolosissimi fronti nazionalisti e sovranisti, nei tempi che stiamo attraversando determinare la politica nazionale è diventato un dovere a cui chi ama la Repubblica non può sottrarsi. 
In seguito a una collaborazione con il Partito democratico e ad una ricerca di intese cominciate dall’estate del 2017 che hanno dato buoni frutti, Città democratica ritiene sia giunto il momento di dare un segnale ancora più concreto e netto, in vista del congresso del Partito democratico in programma per il 17 febbraio prossimo, unendosi al gruppo consigliare del Pd nella massima assise cittadina.
Perché ora? Perché ora ci sentiamo pronti a cimentarci su tematiche più ampie di quella amministrativa. Perché riconosciamo l’inizio di un nuovo ciclo, per il Pd come per noi. Perché è necessario che la responsabilità e la capacità di proposta dimostrate nella solida azione di governo di questi anni vengano declinate anche ad un livello schiettamente politico: anche là occorre portare la propria azione rinnovatrice e non limitarsi a protestare semplicemente la propria innocenza”.

Città democratica intende mettere la propria esperienza al servizio di un progetto che voglia e sappia traguardare gli equilibri presenti e sfrondare la scena dai personalismi. La strada da fare è ancora lunga ma è iniziata e noi intendiamo andare avanti”.

 

 

No, ieri non è stato un giorno qualunque per la politica cittadina.