Cura Italia. Domenico De Santis: "Puglia terza regione per fondi stanziati"

"Ci siamo presi un po' di tempo in più per studiare il decreto e capire come allargare l'accesso ai cittadini"

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L'accordo tra Regione e parti sociali degli ultimi giorni ha permesso lo stanziamento dei primi 106 milioni di euro destinati alla cassa integrazione in deroga. Provvedimenti, questi, del governo regionale in campo economico, per aiutare imprese e lavoratori ad affrontare questa emergenza, resi possibili dal decreto varato qualche giorno fa dal governo Conte, il decreto legge 18, chiamato dalla stampa “Cura Italia”.

Ne ha parlato, ai microfoni di Radio00 Domenico De Santis, Consigliere del Presidente della Regione Puglia (per Rapporti con il Parlamento, gli enti locali e OO.SS.): «Nell’articolo 22 del decreto viene prevista la possibilità di ricorrere allo strumento della cassa integrazione in deroga, da parte delle regioni italiane. Parliamo di quello strumento che riguarda quelle aziende sotto i 15 dipendenti, le piccole e piccolissime imprese italiane, e le aziende che non possono accedere alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Anche queste sono finanziate dal decreto-legge. Per quanto riguarda la Puglia, siamo riusciti ad avere la cifra più alta dopo Lombardia ed Emilia-Romagna. Sono stati stanziati 3 miliardi e 300mila euro in totale, di cui, a noi arriveranno 106 milioni, per le aziende pugliesi».

«Ci abbiamo messo qualche giorno in più rispetto ad altre regioni Abbiamo aspettato qualche giorno per studiare il Cura Italia, per provare ad allargare quanto più possibile l’accesso alla cassa in deroga per i cittadini e lavoratori pugliesi – spiega De Santis –. Possono accedere tutti i datori e le aziende pugliesi che hanno contratti a tempo indeterminato e determinato. Possono accedere tutti i lavoratori subordinati, operai e quadri. Abbiamo allargato ai soci delle cooperative con l’apporto di lavoro subordinato, che non erano previsti nel decreto, e ai lavoratori somministrati che non possono accedere al fondo di solidarietà bilaterale dei lavoratori interinale. Per esempio, se in un’azienda della zona industriale di Bari, se ci sono lavoratori a tempo determinato e interinali che accedono alla cassa integrazione in deroga, devono poter accedere anche gli operai a tempo indeterminato».

Sono misure necessarie, per l’intervistato, data l’emergenza che sta sconvolgendo la vita delle persone: «Possono accedere anche i lavoratori apprendisti delle aziende con meno di 15 operai. Abbiamo allargato ai lavoratori con contratto intermittente, i lavoratori dello spettacolo, della televisione, che hanno contratti di pochi giorni. Misure che le altre regioni ci stanno copiando. Abbiamo esteso agli operai agricoli, ai pescatori, altra categoria, questa, in difficoltà. Sono esclusi i dirigenti delle aziende, perché hanno un fondo loro, i lavoratori domestici, le partite Iva, i lavoratori coordinati e continuativi. Non per nostra scelta, ma perché è il governo nazionale che non ha previsto la possibilità per queste categorie di accedere alla cassa integrazione in deroga. Ci sono altri strumenti. Per le partite Iva, c’è l’assegno da 600 €, un segnale, ma non è certo sufficiente da permettere a chi ha partita Iva di affrontare questo periodo. Come Regione abbiamo fatto incontri con gli ordini degli agronomi, dei commercialisti, degli avvocati. Abbiamo chiesto al governo interventi maggiori».

 

«Anche per i lavoratori intermittenti, una categoria un po’ strana, ci siamo inventati un meccanismo, che consente loro di avere più giornate e, quindi, un reddito maggiore, una cassa maggiore, prendendo spunto dalla decisione dell’Emilia-Romagna e migliorandola» conclude.