Federalismo fiscale, Ruggiero (M5S): "Dal 2020 nessun comune con fabbisogno zero per gli asili nido"

La deputata è intervenuta ieri ad una conferenza stampa sul federalismo fiscale assieme a Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, e alla viceministro dell'Economia Laura Castelli

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«Nell'ambito dell'attuazione del federalismo fiscale è necessario correggere gli effetti distorsivi del calcolo dei fabbisogni standard incentrato sulla spesa storica per garantire una più giusta distribuzione delle risorse fra i comuni». Lo dichiara Francesca Anna Ruggiero, capogruppo del M5S nella commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale, a margine della presentazione del dossier "Il Calcolo Disuguale" oggi alla Camera dei Deputati, dove è intervenuta assieme al conduttore e autore di Report, Sigfrido Ranucci, al giornalista Marco Esposito, al responsabile contenuti Openpolis Vincenzo Smaldore, al senatore del M5S Vincenzo Presutto, vicepresidente della commissione bicamerale sul federalismo fiscale, e alla viceministro Laura Castelli.

«Troppi comuni soffrono ancora oggi un’iniqua assegnazione dei fondi per l’erogazione di servizi importanti come il trasporto locale, i servizi sociali e gli asili nido. In una situazione simile versa Bitonto, a cui è stato assegnato un fabbisogno standard inadeguato ai bisogni reali della città. In poche parole, lo Stato destina risorse insufficienti per coprire l’erogazione dei servizi. Grazie al MoVimento 5 Stelle fortunatamente si sta invertendo la rotta e ad esempio dal prossimo anno non ci sarà più nemmeno un comune con fabbisogno zero per gli asili nido. Finora infatti, se un Comune non era riuscito a garantire il servizio negli anni precedenti, aveva un fabbisogno per gli asili nido pari a zero. Questa è una situazione che si ripete in molti comuni del Sud Italia e non solo.  Così abbiamo deciso di intervenire e, per quanto riguarda gli asili nido, insieme alla Commissione Tecnica Fabbisogni Standard e al suo nuovo Presidente Giampaolo Arachi, a luglio abbiamo deciso che andava garantito a chiunque un livello minimo di fabbisogno, in una forbice che va dal 7% dei bambini tra 0 e 2 anni residenti nel comune e il 28%, anche a seconda della dimensione dell'ente».

«Un piccolo ma fondamentale passo in avanti verso una più equa distribuzione delle risorse, che dovrà passare necessariamente dalla definizione dei LEP per garantire un calcolo corretto dei fabbisogni standard per ciascun comune e di conseguenza un efficientamento nel riparto dei fondi» conclude la deputata.