Il Pd cambia rotta: Francesco Brandi ad un passo dalla segreteria

Decisamente staccata, ma non del tutto impossibile, la riconferma dello stesso Michele Naglieri, che in queste ore troverebbe alcune sponde inaspettate nel capoluogo

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Il Pd locale si appresta a cambiare volto.

Sono ore di fibrillazioni e trattative serrate quelle che si stanno vivendo per scegliere il successore di Michele Naglieri, che fu chiamato a tirare fuori dalle secche un partito allo sbando dopo la batosta elettorale del 2017.

Segreteria travagliata quella del commercialista che già un anno fa presentò le sue dimissioni, il 29 gennaio 2018, salvo poi ritirarle dopo due settimane, il 13 febbraio, a seguito dell’insistenza di Marco Lacarra.

Il nome più accreditato in queste ore, dato quasi per certo da molti, su cui sembrano convergere gli iscritti, è quello di Francesco Brandi, tesserato Pd che attualmente siede in consiglio tra le fila di Città Democratica, di cui è presidente.

La lista con 1685 voti, a sostegno di Michele Abbaticchio, aveva avuto diritto ad un consigliere con i 728 voti di Rosa Calò che, ricevuto l’incarico di vicesindaco, liberò il posto proprio a Brandi, secondo con 328 voti.

L’innamoramento tra Abbaticchio e il Pd era ormai in atto da tempo e, tra flirt e presunti matrimoni, pare stia per scattare il momento fatidico del “Sì”.  A celebrare le nozze potrebbe essere proprio il probabilissimo nuovo segretario, Francesco Brandi, che coronerebbe i tentativi di avvicinamento di questi mesi con l’ingresso nei Dem di parenti di alcuni consiglieri, a partire da Pasquale Brandi, fratello proprio di Francesco, che del Pd è diventato anche il Presidente. La data più probabile per celebrare il nuovo sodalizio politico è quella di domenica 17 febbraio. Decisamente staccata, ma non del tutto impossibile, la riconferma dello stesso Michele Naglieri, che in queste ore troverebbe alcune sponde inaspettate nel capoluogo. L’attuale segretario decide di non commentare, contattato telefonicamente, questa indiscrezione.

Insomma, se da una parte Abbaticchio invoca che Michele Emiliano e Nichi Vendola smettano di litigare per arrivare alle Regionali con un centro sinistra più coeso e unito (leggi qui: https://bit.ly/2MMBiRG), in città pare ci stia provando davvero con delle mosse da maestro.

Al momento si potrebbe configurare una enorme maggioranza con l’ingresso, quindi, anche di Antonella Vaccaro e Gaetano Bonasia.

Sed, sic stantibus rebus, le liste civiche a sostegno del sindaco sarebbero praticamente del tutto scomparse. “Tra la gente” si è del tutto smembrata: Maria Grazia Gesualdo è finita nelle braccia del nuovo progetto politico “Italia in Comune” che ha guadagnato anche Pino Maiorano da “Progetto Comune / Viviamo la città” e Veronica Visotti da “Direzione Bitonto” (entrata dopo le dimissioni di Christian Farella) e ha perso, invece, il più suffragato della civica Arcangelo Putignano (con 294 voti), finito tra le braccia di Anita Maurodinoia con “Sud al Centro” come coordinatore regionale del progetto giovanile “Terroni 2.0”.

Il partito della consigliera regionale ha guadagnato anche Marida Milo Milo e Vito Labianca (ex “Iniziativa Democratica”), Giuseppe Santoruvo e Giuseppe Fioriello da “70032”, e ora sta cercando di fare “gli occhi dolci” anche Lisa Nuzzo e Lillino Avellis da “Bitonto Solidale” e “Riformisti, Cattolici e Popolari”. Restano fuori dai giochi, al momento, Pasquale Castellano - anche se il suo referente è Antonio Nunziante che ha aderito a “Italia in Comune” -, Fabio Fiore, Massimo Lacetera rimasto con "La Puglia in Più" ed Emanuele Abbatantuono che ha, però, la sua consorte tesserata al Pd, assieme all’amico Giovanni Vacca.

Insomma, se dovesse venire fuori “Italia in Comune”, Angela Saracino rimarrebbe senza un partito d’appoggio, caso analogo anche per Rosa Calò che, con la mossa di Brandi, non ha altra scelta che entrare eventualmente nel Pd, oppure restare come assessore “tecnico” in giunta.

Da questo quadro che comunque resta incerto, anche se in fase di definizione, emergerebbe una certezza: la fine di uno dei progetti civici più longevi, quello di Città Democratica, che non avrebbe più ragione di esistere avendo perso i suoi maggiori interpreti.