L'Eretico Bitontino: "Non mi candiderò mai come sindaco e non credo che uscirò allo scoperto. Il mio è un esperimento sociologico"

"La nostra città ha bisogno di un politico serio e navigato alla guida"

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Intervista esclusiva a "L'Eretico Bitontino".

Ecco le domande che gli abbiamo rivolto.

 

Perché ha deciso di chiamarsi "l'Eretico Bitontino"?

A Bitonto, nei nove anni di amministrazione del Viceré, abbiamo assistito ad eleganti epurazioni di esponenti, soprattutto di maggioranza, per il solo fatto che esprimevano opinioni fuori dal coro. Al contempo abbiamo assistito ad acquisizioni di larghissimi segmenti delle opposizioni con operazioni raccapriccianti, politicamente parlando. Il Viceré ha creato un’ortodossia che non ho mai digerito e che andava contrastata, appunto, con l’Eresia.

Con i suoi scritti cosa spera di smuovere nelle coscienze di chi legge? Molti hanno fantasticato su chi poteva essere, si è parlato e chiacchierato: quale nome l'ha fatta più sorridere e, poi, è stato un esperimento sociale?

Non voleva esserlo, ma con il tempo l’#EreticoBitontino è divenuto un esperimento sociale. Sociologico per meglio dire. Una devianza provvidenziale, la definirebbe il prof. Sidoti che proprio sulle devianze ha speso fiumi di inchiostro, producendo pagine che dovrebbero essere lette dai nostri amministratori che non sanno contrastare le devianze – questa volta intese come piaghe sociali - che attanagliano il tessuto socioeconomico cittadino al pari di un cancro maligno della peggior specie. È stato divertente apprendere che #EreticoBitontino fosse un gruppo di persone. Forse, non si aspettano che quanto prodotto possa essere frutto del pensiero - giusto o meno che sia – di una sola persona. Sono onorato de fatto che in più hanno pensato che dietro l’#EreticoBitontino vi fossero nomi del calibro e dello spessore culturale e politico del Prof. Nicola Pice o del Prof. Nicola Fiorino Tucci. Nomi a parte, di certo, posso dire che l’#EreticoBitontino non è mai stato uno strumento di marketing nelle mani di un movimento politico o di un gruppo di politici, per buona pace di chi l’ha pensato e rimarcato più volte, sbagliando.

Uscirà mai allo scoperto?

Non credo. Avevo promesso l’epifania, ma difficilmente ci sarà, proprio per la considerazione di cui sopra, l’#EreticoBitontino si è trasformato in un esperimento sociologico: amato da tanti che nella mia vita reale mi disprezzano evodiato, denigrato, deriso da quanti mi sorridono e mi ‘paccano’ la spalla.

Dica una cosa in cui Abbaticchio ha sicuramente toppato, una in cui ha sicuramente fatto bene.

Ha toppato – almeno sinora – nel trovare un percorso lastricato di successi che lo portasse in auge nel mondo politico. Ha saputo giocare bene sullo scacchiere della politica locale creando maggioranze bulgare. Per una volta tanto non è valso il “nemo est propheta in patria”. Ma riconosco in lui un’abilità politica rara. Si è circondato, purtroppo, di fidatissimi di bassissimo profilo politico. Avesse avuto le capacità del dott. Damascelli, il Viceré sarebbe già arrivato molto lontano. L’aspetto negativo prevale su quello positivo e la conseguenza è quella di non aver gestito bene la ‘Res Publica’ cittadina.

Secondo lei adesso Bitonto di cosa avrebbe bisogno?

Di un politico serio e navigato che possa investire sulla candidatura a sindaco il coronamento di veder realizzati le proprie ambizioni politiche per le quali c’è sempre tempo e potrebbe realizzare dopo aver reso un servizio a Bitonto come Primo Cittadino.

Lei ha in mente qualcuno che potrebbe fare il sindaco, che sicuramente sarebbe adatto al ruolo?

Lo si può desumere dalla mia risposta alla domanda precedente, no? Ma, il tempo attuale, considerando anche la Politica nazionale, suggerisce una figura, più opportuna, che riunisca trasversalmente le forze politiche sane. L’Amministrazione di una Città passa attraverso decisioni e provvedimenti che variano in relazione a parametri ristretti in recinti normativi regionali e nazionali. Non vedo provvedimenti che possano avere un sapore di destra o di sinistra, ma solo provvedimenti adeguati alle esigenze del quotidiano vissuto dei cittadini, dei loro problemi e delle loro legittime e sacrosante attese.

Lei farebbe o desidererebbe mai fare il sindaco di Bitonto?

Mai. Quando ho dichiarato di scendere in campo, tutti hanno inteso la mia volontà di fare il candidato sindaco. Quella affermazione ha consacrato il fatto che l’#EreticoBitontino fosse diventato un esperimento sociologico, nonché sociale.

La qualità del consiglio comunale non è stata molto alta, le liste dovrebbero "selezionare" meglio i propri candidati?

Le liste si fanno considerando che i propri componenti abbiano consenso, voti. Punto. È sempre stato così e lo sarà sempre. Non prendiamoci in giro.

Dei consiglieri e assessori attuali c'è qualcuno che le è particolarmente piaciuto? E se sì, perché?

Non si può buttar l’acqua sporca con tutto il bambino. In giunta vi sono figure di spessore, è fuor di dubbio. Vi sono #EreticiBitontini dormienti, spero si destìno. Serviranno alla Bitonto del futuro.

Bitonto è una città che "soffre" della vicinanza con Bari: cosa servirebbe per emergere e spiccare rispetto alle altre della provincia?

L’Area Metropolitica doveva nascere basandosi sul policentrismo che avrebbe dovuto radere al suolo il campanilismo. Occorre il ‘mutuo soccorso’, non sufficientemente normato da leggi sovracomunali. Se a Bitonto mancano i vigili, devono poter operare agenti di altri Comuni. Esemplifico, banalizzando concretamente lo spirito del mio concetto esposto in poche parole.

Sicuramente soffriamo un po' della carenza di imprenditori che investono seriamente, secondo lei perché? Non è abbastanza appetibile il nostro territorio?

Abbiamo paura degli imprenditori. Paura che ammazzino i piccoli esercenti. Questa paura fa scappare i nostri imprenditori nelle città viciniori. È così, per riflesso, che i bitontini vanno a spendere oltre le mura cittadine, mortificando la circolazione di danaro: la conseguenza è la serrata dei piccoli esercenti. Siamo abili nel non avere la stessa lungimiranza del caro amico Antonio Azzollini che ha saputo far benissimo a Molfetta.

Lei pur essendo bitontino, è figlio del mondo: c'è qualcosa che ha visto in altre città o all'estero e si potrebbe replicare senza fatica qui?

Non dobbiamo importare un modello, ma esportare il modello Bitonto, città unica e irripetibile. - molti "paraculano" il fatto che Bitonto si sia candidata a capitale della cultura. Per vincere, però, occorreva (come dicevo) avere anche grandi aziende alle spalle. Secondo lei almeno il tessuto culturale c'era? Occorre valorizzare quanti fanno cultura a Bitonto. Non sempre accade. Abbiamo migliorato rispetto a qualche tempo fa, visto che prima non accadeva mai. Molte espressioni della Cultura cittadina non emergono … ma emergerebbero se indossassero una maschera, rinuncerebbero al proprio nome e cognome e si appellerebbero – per esempio - #EreticoBitontino. Intelligenti pauca.

Perché secondo lei c'è così poca affezione da parte dei bitontini alla città: non ci credono abbastanza... - c'è un grande proliferare di pagine, gruppi, fake, in vista delle amministrative sarà dura. Ma è davvero questo il modo giusto per fare satira e denuncia?

Anche #EreticoBitontino è un fake. A differenza di altri ‘fake, però, non ha mai deriso la Città, non ho fatto satira ‘aggratis’ – d’altronde chi fa satira sana, a Bitonto, ha un nome e cognome e tanta stima anche da parte mia.

Nella nostra città si sono persi molti giornalisti. Molti hanno cambiato lavoro, altri hanno intrapreso strade sovracomunali, c'è ancora speranza di trovare qualcuno disposto a raccontare la città? Cosa fa desistere?

Questa è una domanda che rivolgerei a Lei che nel panorama del giornalismo, non solo locale, svetta. Scrivere è difficile, non è solo necessario conoscere la grammatica della lingua in cui si compone il proprio pensiero. Non bisogna mai mettersi nessuno contro: se si segue questa regola ortodossa alla fine si scrive di nulla. Alla fine quando non si scrive di nulla Si è nulla e si ripone la penna ‘bic’ nel taschino. Chi ha una Tibaldi Fulgor Nocturnus non la riporrà mai nel taschino, no?

Come vede Bitonto tra cinque anni? Faccia un augurio di natale e felice anno nuovo alla città.

Spero che a Natale su tutte le tavole vi sia un piatto un po’ più ricco di quello che si consuma negli altri giorni. Altresì, spero che non vi siano sprechi inutili di cibo. Sempre più poveri che, per dignità, mascherano bene il loro stato di miseria. Mi auguro, pertanto, che tra cinque anni, sarà tre volte Natale e Pasqua tutto l’anno, per dirla alla Dalla. Bitonto necessita di pacificazione anche tra i differenti ceti che ne compongono il tessuto sociale. Oltre che politico.