La Politica, ieri e oggi/Crolla la Prima Repubblica. La fine della Dc e la diaspora democristiana

Prime elezioni senza la Democrazia Cristiana furono le politiche del '94, con Giovanni Procacci candidato alla Camera per il nuovo Partito Popolare

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1994. L’anno in cui cade la cosiddetta “Prima Repubblica”. Cadono i suoi protagonisti, i partiti politici che si erano contesi l’arena politica per mezzo secolo, sfiancati d a colpi provenienti da più fronti: dai mutamenti geopolitici, dai referendum elettorali, dalla corruzione e dalle inchieste giudiziarie, dalla crescente antipolitica e da una nuova egemonia neoliberale che non vedeva l’ora di sbarazzarsi di essi.

A dire il vero, il primo dei grandi partiti storici a scomparire era stato già nel 1991 il Partito Comunista Italiano, che si era trasformato in Partito dei Democratici di Sinistra prima e nei Democratici di sinistra dopo. Nel caso dei comunisti, toccati molto marginalmente dalle inchieste, si era trattato di una scelta che, anticipando i tempi, era venuta fuori da un congresso. Una scelta volta a mettere da parte falce e martello per presentarsi agli occhi degli italiani con una nuova veste.

Ma ci fu bisogno di aspettare altri tre anni di violenti colpi contro il sistema partitico affinchè anche gli altri partiti cadessero, in maniera molto più violenta. Affinchè si completasse quella “grande slavina” di cui parlò il più volte citato Luciano Cafagna nella sua opera omonima.

In realtà, dal punto di vista strettamente costituzionale, non cade un bel niente e, ancora oggi, siamo nella cosiddetta “Prima Repubblica”. Si tratta, infatti, di un’espressione giornalistica, volta a paragonare gli eventi italiano con la storia francese, caratterizzata da numerose crisi con conseguenti cambiamenti dell’impianto costituzionale. Ma, mentre nel caso francese, cambiando la costituzione, ha senso parlare di prima, seconda, terza, quarta e quinta repubblica, in Italia, la costituzione è sempre la stessa. Si parla di Prima e Seconda Repubblica solamente perchè nel passaggio tra le due fasi della storia italiana, mutano i protagonisti. Se pur impropria, tuttavia, l’espressione è entrata anche nella pubblicistica ufficiale.

Ma torniamo a noi. La Democrazia Cristiana fu il primo partito a capitolare in quell’anno, seguito, poi, dal Partito Socialista Italiano, di cui parleremo nel prossimo appuntamento.

L’atto conclusivo della vita della “balena bianca” fu il congresso che si tenne a gennaio 1994, dopo che una prima scissione aveva portato via la parte più a sinistra del partito e dopo che le politiche del ’92 e le elezioni amministrative del 1993 avevano fatto registrare un notevole calo di voti. Le inchieste di “Mani Pulite” avevano, inoltre, decapitato la Dc. Una situazione tragica che, già nel luglio ’92, il nuovo segretario Martinazzoli aveva lanciato l’idea di un nuovo soggetto politico, chiamato “Partito Popolare”.

Falliti gli ultimi tentativi di riunificare le diverse correnti e di tenere in vita la Democrazia Cristiana, il 18 gennaio 1994 nasce, quindi il Partito Popolare Italiano, che, già dal nome si ispirava all’omonima formazione fondata 75 anni prima da don Luigi Sturzo. Un partito che, tuttavia, nasceva già frammentato, tanto che, nella stessa data, alcuni membri della destra forlaniana-dorotea, favorevoli all'entrata nella coalizione di centro-destra con Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord, fondarono il Centro Cristiano Democratico, guidato da Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella. Una spaccatura in tre parti (contando anche la frangia cristiano-sociale che aderì ai Ds) a cui si aggiunse, nel ’95, una quarta, quando il segretario Rocco Buttiglione lasciò il nuovo partito, per fondare i Cristiani Democratici Uniti. A quest’ultimo soggetto politico andò la titolarità dell’utilizzo del logo storico, lo scudo crociato.

Seguì una lunga fase di diaspora, che portò alla fuga degli ex democristiani verso altre formazioni politiche e alla nascita di tante formazioni minori: Democrazia Cristiana (1997), fondata da Flaminio Piccoli e da un gruppo che era stato contrario alla dissoluzione del partito, i Cristiani Democratici per la Repubblica (1998), ispirato dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, i Cristiani Democratici per la Libertà (1998), fondati dal presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni e da Raffaele Fitto, futuro presidente pugliese, che, come testimonia anche il nome, erano intenzionati ad allearsi con la Casa delle Libertà, l’alleanza di centrodestra che sarà guidata da Silvio Berlusconi.

La lista continua, poi, con l’Udeur di Clemente Mastella (1999), la Rinascita della Democrazia Cristiana (2000), il Partito Democratico Cristiano (2000), l’Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro, abbreviato con Udc (2002), un’altra Democrazia Cristiana, fondata nel 2002 da Giuseppe Pizza, un’ulteriore forza omonima nata nel 2004, la Democrazia Cristiana per le Autonomie di Giancarlo Rotondi (2005), Rifondazione Dc (2006), la Rosa Bianca (2008), Federazione dei Cristiano Popolari (2008), Popolari Liberali (2008), Alleanza di Centro (2008), Confederazione dei Democratici e di Centro (2008), Democrazia Cristiana (2012), Nuovo Cdu (2014) Democrazia Cristiana (2014), Rivoluzione Cristiana (2015), Democrazia Cristiana (2018).

Ovviamente, la fine di quello che, per gran parte della storia repubblicana italiana, era stato il principale partito di governo non poteva non avere ripercussioni anche sulla politica locale.

«Ormai la Dc chiude la sua parabola storica. Il bilancio di quanto ha fatto va consegnato agli studiosi, che vorranno, quando potranno, guardare con un occhio più distaccato le vicende degli ultimi 50 anni di storia» scrisse, sul “da Bitonto” di gennaio 1994, il professor Michele Giorgio, storico esponente della Dc bitontina: «Certo, non è da considerare il suo operato soltanto secondo l’ottica distorta di Tangentopoli. Occorre saper guardare oltre e saper riconoscere il contributo positivo che essa ha saputo dare alla ricostruzione del paese ed alla sua ricostruzione democratica».

E sulla nascita del Partito Popolare, continua: «Vedo l’identità del Partito Popolare attestata sui seguenti punti: un partito laico, popolare, riformista, aperto, […] ispirato ai valori del cristianesimo, […] che rinunci allo statalismo, difenda la vita, la famiglia, la cittadinanza sociale, la dignità del lavoro, la piccola e media impresa rurale, artigianale, industriale, rifiuti il collettivismo e il liberismo economico, in nome della sussidiarietà della democrazia economica, promuova equità fiscale e sia aperto alle autonomie locali e al regionalismo».

Prime elezioni a cui si presentò la nuova formazione erede della Dc furono le politiche del 1994, che, a Bitonto, videro la candidatura alla Camera dei Deputati di Giovanni Procacci, in una coalizione che comprendeva anche il Patto per l’Italia di Mariotto Segni. Candidatura che, però, non portò all’ingresso del futuro senatore, a Montecitorio.